Perchè l’economia degli Stati Uniti cresce?

Mentre l’Europa annaspa nella stagnazione o addirittura nella recessione, altrove si festeggia un tasso di crescita ottimo. Il riferimento non è ai Paesi emergenti, come la Cina, abituati ad incrementi di Pil in doppia cifra, ma agli Stati Uniti. I numeri degli Usa sono sorprendenti. Nel 2013 l’economia è cresciuta del 4,1% e crescerà anche nel 2014. Gli ultimi dati rivelano che, sempre su base annuale, il Pil “di primavera” (secondo trimestre) è aumentato del 3,6%.

Quali sono le ragioni di questa crescita così intensa, per giunta in un paese molto più simile all’Europa di quanto non lo sia rispetto ad altre economiche abituate a ritmi alti? Le motivazioni più significative, in verità, sono solo sei. Ecco quali.

  • Quantitative Easing. Il programma di allentamento monetario ha giovato all’economia Usa. La crisi è presto degenerata in una crisi di liquidità. Mentre l’Europa si castrava con politiche fiscali restrittive, una pioggia di dollari inondava l’economia reale a stelle e strisce. I dubbi sulla sostenibilità di questo strumento è stato fugato dalla crescita impetuosa registrata in questo periodo.
  • Politiche di immigrazione. Ovviamente, non si parla di immigrati “vecchio stampo” ma di lavoratori iper-qualificati. L’aumento della disoccupazione nel Vecchio Continente ha inasprito il fenomeno della fuga dei cervelli. Le migliori menti provenienti da Italia, Spagna e Francia hanno contribuito a dare valore aggiunto alle imprese americane, sostanziando un discreto vantaggio competitivo anche nei confronti delle imprese provenienti dai paesi emergenti.
  • Flessibilità. Sembra strano, alla luce delle discussioni che animano l’agenda politica nostrana, ma la maggiore flessibilità che da sempre caratterizza il mercato del lavoro statunitense ha favorito la ripresa. La fluidità del rapporto lavoratore-datore di lavoro ha contribuito a un proficuo incontro tra la domanda e l’offerta. Come facilmente intuibile, il primo effetto è stato l’abbassamento dei salari. Gli americani, però, tra la disoccupazione e una retribuzione più bassa hanno scelto la seconda alternativa. Le cose, anche in questo senso, stanno comunque migliorando a vista d’occhio.
  • Mentalità. Può sembrare retorica, ma non lo è. Ad aver salvato gli Stati Uniti è stato anche lo spirito imprenditoriale tipico degli americani. Molte persone si sono lanciate in progetti a rischio, ma che hanno pagato anche nel breve termine. La voglia di rimettersi in gioco ha poi contribuito a rimettere in modo l’economia. Tutto ciò mentre in Italia si registra una percentuale di “scoraggiati” (ossia chi non cerca lavoro) veramente alta.
  • Dollaro. E’ pur sempre un bene rifugio. Questo vuol dire che poco soggetto alle fluttuazioni che una crisi potrebbe porre in essere. Il suo valore è abbastanza stabile, sicché non si rafforza mai grandemente come è accaduto per l’euro (con conseguenze negative per l’export) e né tende a svalutarsi oltre le soglie di allarme, come invece è accaduto in gennaio alle valute sudamericane. La stabilità della moneta è la base per una crescita “decente”.
  • Indipendenza energetica. Gli Stati Uniti non l’hanno raggiunta completamente. D’altronde questo privilegio è riservato solo a quei paesi in possesso di quantità esagerate di materie prime (come la Russia). Eppure gli americani godono di una maggiore autonomia in questo senso. Merito della promozione delle energie rinnovabili ad opera del presidente Obama.

Economia negli USA, le notizie 2015 e previsioni 2016

Il quarto trimestre 2015 ha registrato una brusca frenata della crescita economica degli U.S.A. (dati Reuters), dovuto sostanzialmente a due fattori:

  • il dollaro, moneta forte, unitamente ad una domanda di esportazione più debole rispetto al recente passato;
  • il calo dei prezzi del greggio, che ha negativamente influenzato gli investimenti delle aziende operanti nel settore energetico.

Dunque, le stime sono orientare al ribasso, anche per il 2016, anche se i dati sono orientati da fattori estremamente volatili e possono essere modificati con estrema facilità. D’altronde, la Federal Reserve ha ammesso che, nonostante il calo del trimestre 2015, le condizioni per poter operare sul mercato sono comunque in miglioramento. Tale affermazione è condivisa anche dai grandi economisti.