Economia italiana: le vere cause del declino

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Gli italiani sono famosi per avere la memoria corta. Questo non vale solo per i fenomeni politici, ma anche per quelli economici. Sicché, si pensa alla crisi attuale come a una catastrofe piovuta dal cielo, causata magari esclusivamente da qualche perfido magnate della finanza. E invece no. Per quanto riguarda l’Italia, le cause del declino non risalgono all’ultimo decennio ma affondano le radici in distorsioni decennali. Anzi, se si considera tutto il dopoguerra e si esclude il boom economico degli anni Cinquanta-Sessanta, tutta la storia d’Italia e una storia di declino economico. Certo, si sono registrate fase alterne e alcune più rilevanti di altre, ma la verità è proprio questa.

Già a partire dal 1964, infatti, l’Italia iniziò a rallentare la propria espansione produttiva, con ritmi di crescita di anno in anno più bassi. Qualche anno dopo iniziarono le spinte salariali con conseguente inasprimento del clima sociale. A metà degli anni Settanta scoppiarono gli shock petroliferi e l’Italia precipitò in una spirale di decrescita economica e inflazione. Infine, dopo un breve periodo di crescita economica negli anni Ottanta, giunsero due decenni in cui si sono alternati stagnazione, crescita bassissima e recessione. Attualmente, siamo proprio in questa fase.

Nella fase attuale si registrano una serie di sintomi piuttosto specifici:

  • Crescita del Pil scarsa o negativa
  • Distorsione nelle partite correnti, con prevalenza di deficit prolungati e spesso consecutivi. Questo sintomo è peggiorato negli ultimi anni a causa dell’euro. La moneta unica, a prescindere dagli effetti positivi, non è svalutabile e, anzi, tende a rafforzarsi (è valuta rifugio)
  • Bassa competitività delle imprese italiane rispetto a quelle straniere, con conseguente morìa delle realtà imprenditoriali e riduzione degli investimenti
  • Investimenti inadeguati in Ricerca e Sviluppo, causati da mancanza di liquidità e predominanza della visione a breve termine rispetto a quella del lungo termine
  • Precarizzazione del lavoro, con conseguente calo della domanda
  • Rallentamento della crescita dei salari (e a volta una loro riduzione) con conseguente calo della domanda.
  • Deindustrializzazione costante, causata da tutti i fattori fin qui enunciati

Ma quali sono le cause per le quali l’Italia è in declino? Ecco quelle più importanti:

  • Grande rilevanza di fenomeni illegali come la corruzione, l’evasione fiscale e la criminalità organizzata, che soffocano la meritocrazia e sottraggono risorse alle casse dello Stato
  • Elevata pressione fiscale sulle imprese, che riduce i margini delle stesse e può causarne persino la morte.
  • Pessima redistribuzione del reddito e precarizzazione
  • Struttura produttiva basata sulle piccole e medie imprese che, pur garantendo un livello di qualità alto, compromette la forza contrattuale delle stesse in sede di competizione nel mercato globale
  • Mondo dell’università mal collegato con il mondo del lavoro, sia per quanto riguardo i contatti che le competenze
  • Scarso investimento dello Stato in Ricerca e Sviluppo, che a lungo andare compromette la competitività dell’Italia rispetto al resto del mondo
  • Poca attenzione alle politiche industriali – e scarsi investimenti – che a lungo andare pongono l’Italia in sofferenza rispetto ad altre economie rampanti, come quelle emergenti.
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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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