Economia italiana, dopo l’Ocse anche Confindustria vede nero

Non bastava il peggioramento delle stime Ocse a gettare fango sulle già deboli speranze di ripresa dell’Italia. Ora si è aggiunta anche la Confindustria a svolgere il ruolo previsionale più negativo, affermando che nel 2014 il Pil italiano crollerà dello 0,4%, per poi riprendersi, parzialmente, nel 2015 (quando l’economia crescerà dello 0,5%). Il centro studi di Viale dell’Astronomia segue pertanto le indicazioni già formulate dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo, secondo cui le prospettive dell’Italia sono ancora molto, troppo negative.

Secondo quanto spiega il Centro studi di Confindustria, a pesare sulle prospettive italiane sarebbero soprattutto le pressioni deflazionistiche, in grado di piegare in ribasso la dinamica dei prezzi. Pertanto, quelli al consumo cresceranno solo dello 0,3% nel 2014 e dello 0,5% nel 2015, con consumi delle famiglie visti in aumento dello 0,1% nel 2014 e dello 0,5% nel 2015. Notizie ancora più negative sul fronte degli investimenti, con un calo del 2,3% nel corso del 2014 e un incremento dello 0,8% nel 2014.

Per quanto attiene l’occupazione, nel 2014 è prevista nuovamente in discesa (- 0,4%) mentre l’anno prossimo dovrebbe verificarsi l’attesa inversione di tendenza, sebbene la crescita sarà ben più tiepida delle previsioni (+ 0,2%). Il tasso di disoccupazione rimarrà quindi stabile ai livelli già toccati all’inizio del 2014 (12,5%).

Per quanto riguarda infine l’analisi di natura qualitativa della situazione economica per il mese di settembre, secondo Confindustria il contesto “rimane un rebus, che il tempo presto risolverà, capire se le misure espansive adottate dal governo prima dell’estate siano efficaci”. La legge di Stabilità dovrebbe pertanto cercare di “rafforzarle operando su cuneo fiscale e investimenti pubblici e privati”. Per gli economisti del centro studi, occorrerebbe pertanto un’azione maggiormente decisa su tutte le leve di politica economica (moneta, credito, bilancio pubblico, cambio, riforme).

Ancora, quanto agli impieghi già presi, Confindustria stima che la legge di Stabilità dovrà recuperare risorse per poter finanziarie gli impegni già annunciati per l’anno prossimo e gli esercizi successivi. Per il 2015 rimangono da reperire circa 16 miliardi, che diventeranno 21 nel 2016 e, quindi, 25,6 nel successivo 2017. Somme che la nota di Confindustria definisce come “consistenti, che i tagli di spesa indicati nell’ambito della spending review (17 miliardi nel 2015 e 30 nel 2016), al netto di quelli già deliberati, non sono, per l’anno prossimo, sufficienti a coprire”.

Per il Csc, si dichiara in chiusura, “è perciò elevato il rischio di coperture più tradizionali”. Che poi, in fin dei conti, sono traducibili come aumenti delle tasse e, in parte, con tagli lineari alla spesa.