L’economia secondo il Governo di Enrico Letta

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Il 28 dicembre è nato ufficialmente il Governo Letta. Sullo sfondo, tensioni economiche e disordini sociali (e violenze, a giudicare dai fatti di Palazzo Chigi). Una delle domande che i media non si stanno per ora facendo ma dalla cui risposta dipende il futuro dell’Italia intera è: che politica economica metterà in campo il nuovo governo? Dalle forze politiche che lo sostengono non è possibile capire molto: dentro ci sono destra e sinistra, keynesiani e liberisti, fautori dell’austerity e euro-scettici. L’unico modo per capire che direzione economica imboccherà l’esecutivo Letta è leggere il programma di Governo, ancora di là da venire. Nel frattempo è utile sondare il passato dei tre ministri ai posti chiavi per l’economia: il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato.

Fabrizio Saccomanni, tecnico, classe 1942, governatore della Banca d’Italia è il ministro dell’Economia. Molti lamentano una sua prossimità alle politiche dell’austerity. Saccomanni, infatti, non ha mai fatto mistero della sua intenzione di rispettare i vincoli di bilancio europei. Non è lecito aspettarsi dunque da lui inversioni di rotta drastiche in senso keynesiano. Ultimamente ha però sottolineato con forza la necessità di approntare politiche per la crescita. Le soluzioni? Taglio della spesa e riduzione della pressione fiscale. Un atto positivo è che possiede una buona forza di contrattazione, utile da spendere in sede europea (l’obiettivo è la dissoluzione del Patto di stabilità). La questione vera: Saccomanni vorrà farlo?

Enrico Giovannini, tecnico, classe 1957, presidente dell’Istat è il ministro del Lavoro. Raccoglie la facile sfida di far dimenticare la Fornero (forse il peggior ministro del Lavoro della storia della Repubblica) è la mission impossibile di risolvere i problemi occupazionale dell’Italia. L’esperienza all’Istat sicuramente gli tornerà utile: ha speso gli ultimi quattro anni nella ricerca e nello studio della situazione economica e sociale degli italiani. Conosce bene i problemi, dunque può risolverli. Parlando di preferenze sul piano delle politiche economiche, si segnala la sua attenzione per le condizioni del lavoro giovanile. Saggio nominato dei Napolitano, nella relazione ha scritto: “Si segnala l’opportunità di fruire, a partire dal 2014, del nuovo fondo istituito dall’Unione europea proprio per agevolare l’occupazione dei giovani, specie nelle aree geografiche economicamente più in difficoltà.Una misura possibile consiste nell’introdurre un credito di imposta per i lavoratori a bassa retribuzione. Esso non solo risponderebbe a esigenze equitative, ma potrebbe risolversi anche in un incentivo alla partecipazione del lavoro”:

Flavio Zanonato, democratico, classe 1950 è il ministro dello Sviluppo economico. Di lui poco si conosce dal punto di vista economico. Si è limitato a eseguire, sotto questo punto di vista, il grigio lavoro dell’amministratore anche quando ha ricoperto il ruolo di sindaco di Padova. Zanonato è salito alla ribalta in passato per iniziative non economiche ma piuttosto sociali e decisive in fatto di integrazione. Decisive non sempre in positivo: nel 2006 si è attirato le simpatie leghiste per aver innalzato un recinto a dividere un quartiere di immigrati criminali dal resto della città.

Foto originale by veDro – l’Italia al futuro

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