Economia UE, cosa attendersi dal governo Juncker?

Chiamarlo “governo” è improprio dal momento che l’Unione Europea è amministrata da un sistema di poteri a incastro che esula dalla classica divisione tra legislativo, esecutivo e giudiziario. Ad ogni modo, la Commissione Europea è l’organismo che più assomiglia a un governo ed è sicuramente il più importante.

Il 10 settembre, il presidente designato Jean Claude Juncker ha nominato la sua squadra, composta da sette commissari. Cosa ci dobbiamo aspettare? Sarà ancora austerity o vedremo finalmente qualche segnale di discontinuità? Scorrendo i nomi, si ha la sensazione che poco o nulla sia cambiato. Le figure scelte appartengono in gran parte al Partito Popolare, per definizione favorevole all’austerità. Ai posti cardine, poi, troviamo alcuni fedelissimi della Merkel.

Il riferimento va a Jyrki Katainen, enfant prodige della politica finlandese, ora Commissario per il Lavoro e gli Investimenti. L’ex ministro dell’economia della Finlandia è uno dei “rigoristi” più integralisti che l’Europa abbia conosciuto in questi anni, sempre contrario a qualsiasi apertura alla flessibilità. E’ stato nominato in virtù dei risultati conseguiti con il suo ministero. Nel 2008 è stato dichiarato dal Times migliori ministro d’Europa. In effetti, durante il suo mandato la Finlandia ha consolidato i conti, si è imposta come potenza sul fronte dell’innovazione e della tecnologia, ha abbassato il debito pubblico fino a quota 36% (praticamente un record mondiale). Peccato poi che le sue politiche abbiano prodotto, in fase recessiva, un aumento dello stesso debito fino al 60% e un rallentamento nella fase di uscita dalla crisi. Ennesima dimostrazione che le politiche di austerity forse possono funzionare quando si è in crescita, ma non quando l’economia stenta a girare.

Con Jyrki Katainen al “governo”, e il potere di veto tra le sue disponibilità, sarà veramente difficile per l’Italia e gli altri PIIGS (tra cui figura a sorpresa anche la Francia) strappare all’Europa anche la più piccola delle concessioni. Figuriamoci le deroghe al Patto di Stabilità e al Fiscal Compact vagamente accennate da Renzi. Certo, l’operato del finlandese potrebbe essere controbilanciato da quello di un’altra importante figura: Pierre Moscovici. Questi è stato nominato Commissario agli Affari Economici, dunque in una ipotetica scala gerarchica sovrasterebbe Katainen. E’ un bene: Moscovici, ex ministro dell’Economia francese, è contrario all’austerity e si avvicina di più alla fazione neo-keynesiana. Il giovane finlanese, però, ha dalla sua l’appoggio della Merkel. Il cancelliere tedesco, si può affermare senza tema di smentita, con l’inserimento di Katainen ha fatto un vero e proprio colpaccio, a tal punto che il Corriere della Sera, un po’ polemicamente, ha soprannominato la nuova Commissione “Die Kommissionen”, a sottolineare il carattere filo-teutonico della stessa.

Per il resto, non ci sono grosse sorprese. Eccetto il fatto che, per essere un partito che le elezioni non le ha vinte, il Ppe ha riempito un po’ troppe “caselle”. Una nota di merito è comunque la suddivisione equa tra i sessi, quattro commissari sono donne e quattro sono uomini. Notevole anche la presenza di molti paesi “piccoli e nuovi” come Bulgaria e Slovenia (a cui va rispettivamente Bilancio ed Energia).

L’unica notizia positiva per l’Italia è la nomina di Federica Mogherini agli Esteri. Un ottimo risultato per il nostro paese, anche alla luce dell’importanza che questa posizione sta ricoprendo (disordini in Medio Oriente, Magreb, Est Europa).