Mario Draghi verso nuove misure per l’Eurozona

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Questa fine primavera si annuncia stagione di cambiamenti per l’Unione Europea: la Bce sta pensando a un deciso cambio di marcia sul fronte delle politiche economiche. Il massimo istituto finanziario del Continente si prepara a vestire i panni di una vera e propria banca, come lo sono, d’altronde, tanto la Fed quanto la Bank of Japan. Non che da Draghi ci si aspetti follie. Semplicemente, quella dose di interventismo – tra le altre cose obbligata vista l’infelice congiuntura economica – che ha contraddistinto gli americani e i giapponesi.

L’intenzione da parte del banchiere italiano di procedere in questo senso è acclarata, ma permangono i dubbi circa le reali modalità di intervento. L’economia sarà stimolata attraverso il Quantitative Easing oppure non si andrà oltre l’istituzione dei tassi negativi? Lo scopriremo solo vivendo. Anzi, aspettando giugno. E’ infatti previsto per l’8 del prossimo mese l’annuncio circa le nuove misure monetarie della Bce. Questo non vuol dire che Draghi rimarrà silente fino a quella data. Tutt’altro. Già nella giornata del 27 è intervenuto al Forum delle Banche Centrali con un discorso più concreto del solito. Molto lucida e per nulla vaga è stata l’esposizione dei problemi che rischiano di compromettere ulteriormente la crescita nell’euro zona. Draghi, questa volta, ha utilizzato proprio il termine deflazione.

Molto chiara è stata anche l’esposizione degli obiettivi: portare l’inflazione al 2% (o a un livello di poco inferiore) nel medio termine e innalzarla in maniera indeterminata nel breve termine. Cosa vuol dire in maniera indeterminata? Semplicemente, non ci si porrà un limite bensì l’indice dei prezzi verrà modulato (con le opportune tecniche espansive) in base alle esigenze. Draghi, per far comprendere a tutti che questa volta si fa sul serio e per donare credibilità alle sue affermazioni – la Bce interventista non è un qualcosa che si vede tutti i giorni – ha citato un precedente: durante le crisi petrolifere, e i conseguenti aumenti dei prezzi delle commodity, l’obiettivo dell’inflazione è salito di livello. L’unico paletto che Draghi ha introdotto è quello del 5% (“la Germania non l’accetterebbe mai”).

L’annuncio più importante di Draghi riguarda però il calendario delle prossime dichiarazioni. Il prossimo venerdì, per esempio, verranno presentate le misure di sostegno alle Pmi. Non erano in molti ad aspettarsi un timing così ristretto: si tratta di un segnale forte, che evidenzia l’urgenza che la Bce avverte in questo preciso momento storico. Molto probabilmente, su questa improvvisa (ma non del tutto) accelerazione ha influito il risultato delle lezioni europee che si sono tenute il 25 maggio. In Italia il movimento antagonista, il M5s, ha deluso ma altrove gli anti-euro hanno quasi colmato le distanze con le forze politiche tradizionali. Il riferimento è alla Le Pen e al suo Front National.

Draghi è pienamente consapevole del motivo di questa ascesa: gli europei hanno bisogno di risposte. Se la classe dirigente non le darà, i cittadini cambieranno interlocutore (in tantissimi lo hanno già fatto). E’ necessario dunque agire, perché è giusto così ma soprattutto per privare gli antagonisti del terreno sul quale producono le performance migliori: la crisi. Non è da escludere che le tappe forzate derivino proprio da questo retropensiero.