Draghi, misure contro la deflazione: Nomura anticipa i provvedimenti

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Intorno alla conferenza del 5 giugno si è generato un’hype senza precedenti. Draghi, e con lui l’intero board della Bce, scioglierà la riserva sulle misure da prendere, e in questi giorni si è favoleggiato circa la natura dei provvedimenti non convenzionali previsti, che si preannunciano molto simili a quelli adottati dalla Bank of Japan o dalla Fed. Altri, invece, hanno semplicemente cercato di leggere tra le righe dei discorsi del banchiere italiano e dei suoi sottoposti. L’opinione generale è che si agirà sui tassi ma che la rinuncia al Quantitative Easing non sia affatto scontata.

Mentre la maggior parte degli analisti brancola nel buio e parla di opinioni, c’è chi sembra aver capito tutto. Il riferimento è alla multinazionale Nomura, che ha addirittura stilato delle percentuali di probabilità, intervento per intervento. In maniera più specifica, secondo Nomura esiste il 95% di probabilità che si verifichi un ulteriore taglio dei tassi di riferimento. Si passerebbe dunque dall’attuale 0,25% allo 0,10%, o addirittura, allo 0%. Certo, agire su questa leva non può essere l’unica soluzione: in passato ha certamente sorbito qualche effetto ma ha dimostrato di non poter essere decisiva. Non si tratta di un problema insormontabile: è realistico pensare che Draghi stia mettendo in programma la realizzazione di più misure, dunque il taglio dei tassi di riferimento potrebbe essere semplicemente una di queste.

Sempre secondo l’impresa finanziaria nipponica, è altissima anche la probabilità che si verifichi un taglio del tasso sui depositi. Questa voce merita una riflessione a parte. Attualmente, infatti, il tasso è a zero, dunque si giungerebbe a una cifra negativa. E’ un modo per evitare che gli attori economici parcheggino liquidità nei forzieri della Bce. Lo scopo è, ovviamente, quello di aumentare la massa monetaria in circolo e sconfiggere il credit crunch.

Per quanto riguarda la realizzazione di un nuovo LTRO, la percentuale di probabilità avanzata da Nomura si abbassa al 60%. Il problema principale è l’inefficacia dimostrata da questo strumento. Un nuovo programma di rifinanziamento, però, potrebbe essere vincolato all’aumento del credito per imprese e privati.

E il Quantitative Easing? Nomura lo giudica poco probabile, almeno se limitato al breve termine. Per ora, infatti, il pericolo è la disinflazione. Il rischio deflazione non è immediato, ma nel caso dovesse palesarsi il discorso verrebbe riaperto. Possiamo affermare che la “stampa di moneta” rappresenti una sorta di ultima spiaggia. Secondo Nomura, però si tratterebbe di un Quantitative Easing “edulcorato”, leggermente diverso da quello americano e giapponese. Il riferimento è all’ERF, il programma suicida proposto dall’Unione Europea: l’acquisto dei titoli di debito da parte della Bce sarebbe vincolato a una condizione: la messa in ipoteca dei gioielli di famiglia, delle grandi imprese nazionali, di parte delle entrate fiscali e delle riserve auree.

La finalità di questa versione abbastanza strana del Quantitative Easing non sarebbe la svalutazione immediata, ma semplicemente la riduzione dei costi di rifinanziamento delle varie economie nazionali. Un modo per abbattere definitivamente lo spread e permettere ai paesi in sofferenza di avere più denaro a disposizione degli investimenti.

Nomura ha ragione? Il 5 giugno è vicino. Lo scopriremo presto.