Dollaro: l’incertezza nei prossimi mesi tra Fed, giravolte di Trump ed elezioni francesi

Un Presidente degli Stati Uniti, per forza di cose, ha una forte influenza sull’andamento del dollaro. Ma ciò è ancora più evidente se alla Casa Bianca c’è un personaggio “sui generis” come Donald Trump. Outsider che ha scalato le primarie repubblicane prima e ha sconfitto la candidata democratica Clinton poi.

E lo ha fatto con toni duri, da America rampante anni ’80. Su tutti, si ricordano slogan come “Make America great again” e “America first”. E questo ottimismo, non a caso, ha reso il dollaro molto forte. Forse anche troppo, per la stessa ammissione di Trump. Gli operatori, dal canto loro, fanno fatica ad incorporare nell’andamento del dollaro l’enorme flusso di notizie che arriva costantemente. Del resto, si verifica quanto detto ironicamente dall’ex governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, secondo il quale: «la politica monetaria è fatta al 98% dalle parole». Ma non solo le parole di Trump hanno pesato sul dollaro in questa prima metà del mese di aprile. Vediamo cosa sta succedendo intorno al “biglietto verde”.

Dollaro, il peso dei verbali Fed

Quanto a parole, i verbali della Fed pubblicati il 5 aprile, non potevano passare inosservati. Da esse è emersa, a sorpresa, l’intenzione anticipata dell’amministrazione Trump di voler alleggerire il bilancio (che attualmente ammonta a 4.500 miliardi di dollari) entro la fine di quest’anno. A sorpresa in quanto gli operatori si aspettavano invece una mossa nella seconda parte dell’anno prossimo.

In quanto nel 2018 andrà in scadenza un controvalore di titoli Usa pari a 425 miliardi. Per poi seguirne 350 miliardi l’anno successivo. Questa notizia, tuttavia, anziché rafforzare il dollaro, essendo praticamente una stretta monetaria, nella giornata del 6 aprile ha solo portato a un leggero rialzo della valuta americana (cambio con euro sceso da 1,066 a 1,064 dollari). Motivo? Il dollaro stava già rimbalzando da qualche seduta (la settimana precedente il 2% nei confronti dell’euro e l’1,5% su scala globale) recuperando così in parte il terreno perso da inizio anno (forse anche ciò ascrivile alla vittoria di Trump)

Cambio dollaro/euro, tra elezioni francesi e parole Draghi

Ma la valuta americana ha risentito nei giorni scorsi anche delle elezioni francesi riguardo il cambio con l’euro. Quest’ultimo nella prima metà di aprile ha rialzato la testa, soprattutto dopo che i sondaggi sulle elezioni francesi – che ricordiamo si svolgeranno il 23 aprile primo turno e 7 maggio eventuale ballottaggio – hanno dato meno credito alla candidata Marine Le Pen. Vedremo quindi a cavallo di aprile e maggio quanto le elezioni francesi peseranno sul cambio dollaro/euro. Notoriamente anti-euro. Un rialzo comunque compresso dal Governatore della Bce Mario Draghi. E qui ritorna il ruolo delle parole sui mercati finanziari. Il quale ha indossato le vesti della “colomba” (sarà anche la prossimità della Pasqua), nei confronti delle pressioni della Bundesbank che vorrebbe accelerare i tempi per un rialzo dei tassi.

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A detta di Draghi sarebbe presto, giacché se è vero che l’economia europea sì in ripresa, l’inflazione se non ci fosse stato il “quantitative easing” sarebbe ancora più lontana dall’obiettivo del 2%. Tutto ciò, pertanto, rende incerta una valutazione definitiva euro/dollaro.

Previsioni Dollaro, il peso delle parole di Trump

Ma torniamo al peso del Presidente americano Donald Trump. Come ha spiegato Massimo Terrizzano – responsabile investimenti di Bnp Paribas investment partners – più che le decisioni del Fed, il peso maggiore riguarderà le notizie che proverranno dalla Casa Bianca. C’è infatti molta attesa riguardo le politiche fiscali che Trump vorrà adottare, dato che per ora di esse non c’è traccia. Il presidente americano ha infatti sconfessato lo slogan “American first”, occupandosi, oltre all’immigrazione e all’Obama care, di fatti di politica estera (Siria prima, Corea del Nord poi). Peraltro, il Tycoon, in un’intervista al Wall Street Journal, ha sconfessato anche il suo credo in un Dollaro forte. Ha sì ammesso che il Dollaro sia tornato forte perché la gente crede in lui, ma al contempo afferma che: «È molto molto difficile competere quando si ha un dollaro forte e altri paesi svalutano». Escludendo tra questi però, e anche qui a sorpresa, la Cina.

Tra lui e il Governatore della Federal Reserve Janet Yellen, è in corso un braccio di ferro. Ma non esclude una sua riconferma il prossimo anno quando il mandato scadrà. Tuttavia, ritiene che preferirebbe tassi di interesse bassi, sconfessando così anche in questo caso quanto detto in campagna elettorale. Quando aveva duramente attaccato Yellen proprio per aver mantenuto i tassi troppo bassi. Comunque, secondo gli analisti sarà difficile conoscere la sua riforma fiscale prima dell’estate. Pertanto, i suoi effetti si dipaneranno solo nel corso del 2018. Quando, peraltro, a fine anno si terrà già il banco di prova del Mid-Term. Insomma, per il Dollaro i prossimi saranno mesi incerti.

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