Dollaro, deludono i dati americani

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Giornata di forti delusioni quella conclusasi per gli stakeholders statunitensi. Il Pil del Paese, riscontrato nel corso del primo trimestre, è infatti cresciuto dello 0,1%. Troppo poco per poter garantire una giusta soddisfazione da parte degli analisti, che attendevano un incremento all’1,1% – pertanto, ben in frenata rispetto al 2,6% relativo al trimestre precedente. Tra le motivazioni indotte dagli osservatori per poter giustificare la contrazione della produttività interna lorda, il cattivo clima meteo, che avrebbe bloccato gli impieghi di natura industriale.

Il dato è inoltre giunto in concomitanza con una statistica della Banca Mondiale, che certifica ufficialmente come la Cina sia diventata la prima economia del mondo, superando quindi proprio gli Stati Uniti. Una “certificazione” che ha rischiato di far passare in secondo piano l’unico dato ben positivo, relativo al fatto che i posti di lavoro creati ad aprile nel settore privato sono stati pari a 220 mila unità, oltre le attese dei principali analisti.

In Europa, i dati sono stati ulteriormente negativi. Nel vecchio Continente è infatti emerso il calo delle vendite al dettaglio in Germania, con una flessione dello 0.7% mensile a marzo, e dell’1,9% su base annua (parte delle motivazioni sono attribuibili al fatto che lo scorso anno la Pasqua cadde anticipatamente, a marzo). In Francia, consumi delle famiglie in incremento dello 0,4% a marzo, ma in flessione cumulativa dell’1,2% nel primo trimestre. In Spagna buone notizie: il Pil iberico ha infatti fatto registrare una crescita trimestrale dello 0,4%.

Per quanto concerne l’Italia, diffusi i dati relativi all’andamento dei prezzi, con un rialzo per la prima volta negli ultimi 10 mesi, come nel resto dell’Eurozona. Una attestazione che allontana gli spettri della deflazione. Le brutte notizie riguardano invece il tasso di disoccupazione, che si conferma ai massimi livelli dal 12,7%, sebbene rimandi, dopo tanto tempo, il numero degli occupati.

Spostandoci nell’arcipelago nipponico, chiudiamo la panoramica sui dati macro ricordando come in Giappone sia emersa una crescita dello 0,3% della produzione industriale, per un dato che è leggermente al di sopra delle attese, e che risulta essere spinto al rialzo prevalentemente dal comparto auto (nel corso di un anno i livelli di produzione sono infatti aumentati del 7%). Per quanto infine attiene i comportamenti della Bank of Japan, l’istituto banchiere di Tokyo ha annunciato di voler proseguire nel mantenimento della propria politica di allentamento monetario, lanciato circa un anno fa per poter invertire gli ultimi 15 anni di deflazione.

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