Dissesto idrogeologico: in Italia ogni anno 3,5 miliardi di danni

Il dissesto idrogeologico in Italia non è più un’emergenza, ma una dolorosa realtà con la quale fare i conti anche in termini di prevenzione, per la quale sono stati erogati appena due miliardi nell’ardo di un decennio, e di adeguate misure di legge a tutela del territorio. È l’Italia che frana, l’Italia che scivola via.

Dopo ogni stagione delle piogge dobbiamo fare il calcolo dei danni collegati, se non proprio direttamente dovuti, al territorio dissestato.
Sebbene l’autunno-inverno 2015/2016 abbia concesso una relativa tregua su tutta la Penisola, secondo gli ultimi rapporti Ance-Cresme nel corso dell’ultimo decennio i fenomeni di dissesto territoriale sono più che triplicati, con altissimi costi sia sotto l’aspetto economico, che ammontano in media a 3,5 miliardi di euro l’anno, sia dal punto di vista umano: tra il 2002 e il 2015 si contano 296 morti a causa diretta di frane o alluvioni.

In Europa, nessun paese è dissestato quanto l’Italia

Dissesto idrogeologico in Italia
Credits dissestoitalia.it

I geologi europei denunciano da tempo il dissesto territoriale del nostro Paese: su 700 mila fenomeni franosi registrati nel continente, 500 mila avvengono in Italia. Non è un caso che circa la metà dei professionisti della categoria registrati, circa 15 mila su 30 mila, in Europa siano italiani, anche se questo esercito di esperti del territorio non può niente contro l’assoluta mancanza di programmazione nella sua tutela.
Mancano le risorse, lamentano da sempre amministratori locali e nazionali, ma in realtà prevenire costerebbe 3-4 volte meno che riparare i danni. E nel Bel Paese franano terreni sottoposti a decenni di cementificazione e preziosi beni culturali che, se ben valorizzati, potrebbero rilanciare la nostra economia.

Liguria e Sardegna le regioni più colpite negli ultimi anni

Nell’autunno 2015 si è verificato un unico grave evento alluvionale, con l’esondazione nella notte fra il 13 settembre e il 14 settembre di alcuni torrenti in provincia di Piacenza con conseguenti gravi danni e la morte di tre persone.
Nel 2014 numerosi smottamenti fustigarono la Penisola da nord a sud, compresa la Capitale, con colline che scivolavano e voragini che si aprivano all’improvviso nelle strade. La regione più colpita fu la Liguria, dove ad ogni inizio di autunno gli abitanti cominciano a tremare a cuasa del diffuso dissesto idrogeologico.

Nel novembre fu la volta del Tigullio, con l’esondazione del fiume Entella e di altri torrenti che misero sott’acqua Chiavari ed altre cittadine, con un bilancio di due morti e svariati danni. Sulla Riviera opposta si sfiorò il disastro nei pressi di Andora con il deragliamento di un treno, rimasto poi in bilico su un dirupo per settimane. Una frana danneggiò le condutture del gas che alimentano il capoluogo ligure, lasciando circa 700 mila genovesi per due giorni al freddo e senza acqua calda.

Nell’autunno 2013 il disastro più grave si abbatté sulla Sardegna tra il 18 e il 19 novembre, quando la perturbazione denominata “Cleopatra” scaricò in un giorno la pioggia che normalmente cade in sei mesi. Il bilancio fu pesantissimo: 18 morti, di cui 4 bambini, e 2737 persone evacuate. La parte più colpita fu la regione intorno a Olbia, con molte case finite sotto il fango dei corsi d’acqua esondati.

Contro il dissesto idrogeologico si lavora sempre in emergenza

dissesto idrogeologico si lavora sempre in emergenza
Credits Roby Ferrari flickr

Ogni volta che si verifica una frana, un’alluvione o un altro fenomeno di dissesto idrogeologico, lo Stato italiano è chiamato a stanziare fondi d’emergenza per riparare i danni e tentare di ripristinare la vivibilità delle zone colpite.

Agire in emergenza, tuttavia, vuol dire moltiplicare i costi rispetto a quanto si spenderebbe con interventi di prevenzione. Secondo il rapporto “I costi del rischio idrogeologico” di Legambiente, in Italia solo il 5% degli appalti pubblici riguarda opere di prevenzione.
Dei 40 miliardi di euro che secondo la stima dei Pai – Piani di assesto idrogeologico – servirebbero per mettere completamente in sicurezza il territorio italiano ne sono stati erogati solamente due nel lasso di un decennio. Nello stesso arco di tempo, i danni a seguito di calamità naturali sono ammontati a circa 35 miliardi. Eppure, ogni anno lo Stato incassa oltre 40 miliardi di euro in tasse “ambientali”.

A rischio idrogeologico il 10% degli italiani

Quasi il 10% della popolazione italiana, per l’esattezza 5,7 milioni di persone, vive oggi in zone a rischio idrogeologico per frane o alluvioni, con un trend in netta crescita negli ultimi anni. Tra il 2001 e il 2013, infatti, la popolazione residente in queste zone è cresciuta del 5%, concentrata quasi esclusivamente nel centro-nord. E le previsioni per il futuro non sono rosee: nel corso dei prossimi sei anni si prospetta un’ulteriore crescita del 7,2%, con altre 420 mila persone che vivranno in zone a rischio.

Gli scavi archeologici di Sibari. Credits: Vittoare, flickr
Gli scavi archeologici di Sibari, in Calabria

A rischio è anche una parte consistente dei nostri beni culturali, a partire da quel patrimonio artistico e storico che, se ben valorizzato, potrebbe traghettare l’Italia fuori dalla crisi.

E invece lo lasciamo cadere a pezzi. Pompei è di certo il caso più eclatante, ma le cronache parlano di uno stillicidio di danni che ci rende tutti più poveri. Nel 2013 gli scavi archeologici di Sibari, i più grandi della Magna Grecia, sono stati ridotti dalla pioggia in un acquitrino fangoso, come il futuro che si prospetta all’Italia.

Il web hashtag #dissestoitalia

Per stimolare un netto cambio di rotta nella gestione del territorio riguardo al dissesto idrogeologico, un gruppo di reporter supportati da Legambiente e dalle associazioni nazionali di geologi, architetti e costruttori edili ha realizzato un documentario multimediale – dissestoitalia.it – che attraverso centinaia di video e foto e numerose infografiche alza il velo sull’Italia che vive nel rischio, su un territorio reso fragile da infiniti errori di pianificazione urbanistica e dalla cronica assenza di manutenzione e di fondi.

  • Giancarlo Orlandini

    IL DISSESTO IDROGEOLOGICO ITALIANO: Il geologo Tozzi disse tanto tempo fa che per mettere in sicurezza il dissesto idrogeologico italiano sarebbero necessari oltre 60 miliardi di euro. Diciamo che oggi sarebbero 100. Politici datevi da fare perché se continua cosi andiamo tutti a mare.P.S. Per ing. Tozzi: visto che lei ora consiglia il premier. lo consigli in tal senso: già il nostro debito pubblico lo pagheranno le prossime dieci generazioni.!! Poi cento mld in più o in meno cosa contano, con quello che ci costa L’Europa di Juncker!