Disoccupazione italiana al 12%

L’Istat ha diffuso ieri i dati sull’occupazione di luglio (+0,2% rispetto a giugno). Gli occupati in Italia sono il 56,3% della popolazione e la percentuale totale raggiunge i livelli toccati nel novembre 2012. Nel secondo trimestre 2015, inoltre, è aumentato il numero delle assunzioni a tempo indeterminato (+0,7%, ovvero 106mila unità); incremento in particolar modo tra le donne, gli uomini over 50, il terziario, il Centro Italia e il Mezzogiorno.
Ma andiamo oltre. Il tasso di disoccupazione a luglio scende al 12,0%, in calo di mezzo punto percentuale rispetto al mese precedente. È questo il livello più basso registrato dal luglio 2013. Rispetto al mese di luglio dello scorso anno, assistiamo ad un calo della disoccupazione dello 0,9%. Nella fascia 15-24 anni, la percentuale di disoccupati è al 40,5%, in calo di 2,5 punti percentuali rispetto al mese di giugno.

Approfondiamo i dati e scopriamo che il calo della disoccupazione si spiega anche con l’aumento degli inattivi, ovvero coloro, tra i 15 e i 64 anni, che hanno smesso di cercare attivamente un lavoro, perché scoraggiati. A luglio sono 99 mila persone (in particolare donne) e rappresentano il 35,9% del totale, con un +0,3% rispetto a giugno.
Dati contradditori anche quelli sui giovani. Abbiamo sì un aumento dell’occupazione al 15,2% (+2,6% rispetto alla rilevazione di giugno), ma leggiamo anche di un incremento del numero degli inattivi tra i 15 e i 24 anni (+ 27mila unità corrispondenti a un +0,6%).

L’ufficio studi di Intesa commenta in questo modo: il dato è “confortante per il fatto che l’incipiente ripresa del ciclo economico (sia pur modesta) stia cominciando ad avere un impatto tangibile sulla disoccupazione”. Tuttavia aggiunge che questo dato non va né enfatizzato né commentato con toni trionfalistici in quanto “il calo della disoccupazione nel mese è dovuto più alla crescita degli inattivi che non all’aumento degli occupati”.

Questi dati si aggiungono al rialzo del PIL (+0,3%) nel secondo trimestre dell’anno e su base annua (+0,7%). Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, a questo proposito ha rilasciato una dichiarazione “Una crescita del PIL dello 0,3% non basta anche perché non è merito nostro ma è dovuto solo al dimezzamento del prezzo del petrolio, al rafforzamento del dollaro e al Qe”.