Disoccupazione: Italia ancora prima per i “Neet”, mentre crescono i disoccupati over 50

In Italia la Disoccupazione resta un dato negativo cronico. Secondo le ultime rivelazioni ISTAT, il tasso di disoccupazione a marzo è infatti risalito all’11,7%, con un aumento di 0,1 punti rispetto a febbraio e di 0,2 punti rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Volendo dare dei numeri alle percentuali, i disoccupati totali al mese di marzo sono 3,022 milioni, con un incremento pari a 41mila unità rispetto al mese precedente e più del doppio (86.000 unità) rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Secondo gli analisti, la causa principale va ricercata nel calo di 0,1 punti percentuali degli inattivi tra i 15 e i 64 anni, arrivando così a marzo sul 34,7%. Ossia 34mila inattivi in meno rispetto a febbraio e 390mila unità in meno rispetto a marzo 2016.

In aumento gli occupati, ma anche i giovani “Neet” e i disoccupati over 50

Positivi invece i dati sugli occupati. Il tasso di occupazione registrato a marzo 2017 è infatti al 57,6%, invariato rispetto a febbraio e in crescita di 0,6 punti per lo stesso periodo dello scorso anno. In particolare, gli occupati a marzo sono diminuiti di 7mila unità rispetto al mese precedente, ma sono aumentati di 213mila rispetto a marzo 2016. Per un totale di 22.870.000 di occupati a marzo. Il tasso di occupazione a marzo era al 57,6%, invariato su febbraio e in crescita di 0,6 punti su marzo 2016.

Tuttavia, i dati ISTAT ci danno anche due dati allarmanti. L’Italia detiene ancora il primato europeo dei cosiddetti “Neet”, ossia i giovani che non lavorano e non studiano. E aumentano anche i disoccupati over 50, i quali per la prima volta hanno superato i giovani. Vediamo meglio questi due aspetti.

Italia ancora fanalino di coda sui Neet, Garanzia giovani incide poco

Chi sono i Neet e quanti ce ne sono in Italia

Intanto specifichiamo cosa vuol dire Neet. Esso è un acronimo con cui si indica: Not in education, employment or training. Cioè quella categoria di giovani Under 30 che non studia, non lavora né si forma. E’ immobile nel presente e non investe sul proprio futuro.

Avere tanti giovani Neet per un Paese è un dato allarmante, in quanto significa coltivare milioni di giovani che non hanno un futuro. E un Paese senza giovani è esso stesso un Paese senza futuro. In Italia questa categoria di giovani viene anche identificata con l’appellativo “Né né”, proprio per specificare che né studiano né lavorano. Grazie al programma di politica sociale Garanzia giovani, atta a far formare i giovani dando però loro anche concrete prospettive lavorative, il problema dei Neet italiani è stato tutto sommato in parte mitigato.

L’Italia ha registrato infatti un calo del 7,9% dei Neet, passati da 2,4 milioni nel 2013 a 2,2 nel 2016. Un dato molto negativo si registrò nel 2014, quando i Neet italiani erano il 26,2%. Oggi invece si attesta sul 24,3%, ma siamo ancora molto lontani dalla media Ue, che si attesta sul 14,2%. Una media dove la Germania, manco a dirlo, fa la voce grossa, contando solo 8,8% Neet. Ma come tutte le medie che fotografano un fenomeno italiano, anche quella dei Neet nasconde una discrepanza tra Nord e Sud. Infatti se al Nord i Neet sono il 16,9%, al Sud sono più del doppio: 34,2%. Per fortuna, comunque, il coinvolgimento nel programma Garanzia giovani è stato alto al Sud, con il 45% delle adesioni. Contro il 36% del Nord e il 19% del Centro.

Riguardo la disoccupazione giovanile in generale, comunque, per gli Under 24 a marzo 2016 si registra un dato che non si toccava da cinque anni. Pari al 34,1% e per trovarne uno più positivo bisogna risalire a febbraio 2012, quando era del 33,4%). Il tasso di disoccupazione cala così di 0,4 punti rispetto al precedente mese di febbraio 2017 e di ben tre punti rispetto a marzo 2016. Cresce anche il tasso di occupazione tra gli Under 24: a marzo tocca il 17,2% con un aumento di 0,4 punti su febbraio e di 0,8 punti sullo stesso mese del 2016. Numericamente sono 1.013.000, un aumento di 24mila unità su febbraio e 42mila su marzo 2016.

Neet in calo, ma occasione poco sfruttata con Garanzia giovani

Dunque si può parlare di un timido successo del programma Garanzia giovani partito nel 2013, voluto dal Governo Letta. Vanta più di un milione e 300mila registrati, quasi un milione di “presi in carico” e 500mila giovani coinvolti in misure di politica attiva. Il budget era di 1,513 miliardi, distribuiti tra fondi europei e cofinanziamento nazionale. Il programma prevede un’offerta che punta a toccare più punti:

  • offerta di lavoro,
  • proseguire gli studi,
  • apprendistato,
  • fare un tirocinio
  • altre misure di formazione o inserimento nel servizio civile.

Insomma, tutte le direzioni possibili per convincere i giovani Under 30 che sono fuori dal lavoro, che non si formano per trovarlo, né studiano. Il programma rientra comunque in un programma comune dell’Unione europea – chiamato Youth Guarantee – giacché, come visto, i Neet si trovano in misura diversa in tutti i Paese europei. La Corte dei conti europea ha analizzato i primi dati ed ben 7 Paesi europei, tra cui l’Italia. Gli altri erano Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Portogallo e Slovacchia. Abbiamo assistito ad un calo di Neet in circa 400.000 unità.
Tuttavia, l’analisi dice anche altro: il calo non è tanto dovuto all’incremento di occupati (che poi in realtà sono pure diminuiti di 40mila unità), bensì a fattori demografici e all’aumento di 315mila di quanti studiano.

Chi sono i Neet rientrati in Garanzia giovani

Per rientrare nel programma Garanzia giovani, gli interessati dovevano iscriversi presso il sito del web di un centro per l’impiego. Tra loro, più della metà (55%) hanno un’età compresa tra i 19 e i 24 anni; uno su dieci fino a 18 anni e il restante 35% da giovani tra i 25 e i 30 anni. Per quanto concerne i titoli di studio, la maggioranza tra loro (58%) ha un diploma superiore, mentre il 23% solo la licenza media e il 19% la laurea. Al 31 dicembre 2016 su oltre 803mila presi in carico, i giovani beneficiari di un servizio di orientamento specialistico sono stati 155mila. Dunque solo 1 su 5. E anche qui si riaffaccia la crepa tra Nord e Sud. Nel primo caso la copertura riguarda la metà degli iscritti, nel secondo solo uno su dieci.

Cosa sono stati chiamati a fare i Neet in Garanzia giovani

Per quanto riguarda il tipo di intervento, la Corte dei conti europea sottolinea come il tirocinio extra-curriculare sia il più diffuso (68%). Molto dietro il bonus occupazionale (16,1%), il training per l’inserimento lavorativo (8,2%), i corsi per il reinserimento nella formazione professionale (5,1%) e il servizio civile (2,1%). Numeri quasi nulli invece per altri interventi, come apprendistato, sostegno all’autoimpiego e mobilità professionale. Cosa hanno fatto i giovani al termine del programma? Dopo il biennio 2014 e 2015, il 13% della media europea ha fatto degli stage. Ma questo dato in Italia arriva al 54 per cento. Dato comunque molto negativo, perché vuol dire che i giovani, alla fine della fiera, non hanno migliorato di molto la propria posizione. Anche riguardo le proposte e le prospettive postume, comunque, le cose cambiano da Regione a Regione. Alcune hanno sfruttato meglio questa occasione europea rispetto ad altre.

L’Italia avrà comunque nuove occasioni per rifarsi, visto che l’Ue vuole rifinanziare il programma con altri 1,3 miliardi. Il nostro Paese dovrebbe ricevere 300 milioni, a cui sommare 560 milioni derivanti da un aggiustamento tecnico del bilancio europeo e un cofinanziamento nazionale ancora da definire; per un totale di ulteriori 900 milioni ai fondi e quindi 1,2 miliardi di euro. Sapremo sfruttarli meglio per risalire la china e ridurre i Neet nostrani? L’Italia ha sprecato molti fondi europei in questi anni. Si pensi anche a quelli riguardanti il mitigamento del rischio idrogeologico.

In aumento disoccupati over 50

Ma se i giovani italiani piangono, gli adulti non ridono. Per una sorta di solidarietà tra più generazioni nel dramma. Sempre secondo gli ultimi dati ISTAT, nel marzo 2017 si è verificato un aumento considerevole dei disoccupati Over 50 anni (gli italiani dai 50 ai 64 anni): 567mila totali, vale a dire 59mila in più rispetto a febbraio 2017 e 103mila in più rispetto a marzo dello scorso anno. Ciò vuol dire che siamo ai numeri più drammatici in assoluto da quando viene rilevato questo dato specifico: ossia il 2004. Non solo, che per la prima volta la disoccupazione degli Over 50 supera quella degli Under 24, che si attesta sulle 524mila unità. La disoccupazione tra gli Over 50 raggiunge dunque il 6,9%.

Insomma, da tutti questi dati emerge un Paese schiacciato come un sandwich da due sofferenze generazionali opposte: i giovanissimi e gli adulti. Passato, presente e futuro quindi sulla stessa barca che affonda.

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