La Disoccupazione Giovanile a Gennaio 2014 sale al 41,6%

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L’Italia non è un paese per giovani. Lo hanno imparato sulla propria pelle i milioni di ventenni che non trovano lavoro, che magari nemmeno lo cercano più o sono costretti addirittura a emigrare come facevano i loro bisnonni, non con una valigia di cartone ma con una laurea e tante competenze.

A gennaio, la disoccupazione giovanile ha raggiunto la drammatica soglia del 41,6%. Una percentuale clamorosa, inedita. Non fatevi ingannare dai giornali e dalle televisioni, che amano l’espressione “percentuale più alta dal 1977”. Si tratta delle percentuale più alta di sempre (in Italia. Il 1977, infatti, è l’anno in cui le serie storica hanno avuto inizio. Prima, semplicemente, il tasso di disoccupazione giovanile in Italia non era studiato.

Ad allarmare più del dato, è la tendenza. Una tendenza in crescita costante, praticamente inesorabile. Come se la preclusione del lavoro per i giovani fosse diventato un problema strutturale e non derivato dalla – pur pessima – congiuntura economica.

I numeri parlano chiaro. A ottobre il tasso si è attestato al 41,4%, quindi in due mesi la fascia 16-24 anni ha subito un aumento ulteriore dello 0,2%. Incredibile, però, è lo stacco rispetto a novembre del 2012. Solo un anno fa, la disoccupazione giovanile non superava il 37,5%, e già quello era un dato incredibilmente negativo.

Il fenomeno della disoccupazione giovanile produce una conseguenza aberrante dal punto di vista sociale: l’insorgenza degli “scoraggiati”. Sono sempre di più coloro che non solo non hanno una occupazione, ma che addirittura hanno rinunciato a cercarla. E’ l’esercito di coloro che ha gettato la spugna, di chi ha smesso di pensare al proprio futuro. In particolare, il numero di questi inattivi, ha raggiunto la ragguardevole cifra di 4,4 milioni, se consideriamo la fascia “giovanile”. I ragazzi che invece cercano attivamente lavoro sono 659mila, in aumento di 23mila unità rispetto alla precedente rilevazione.

Il dramma delle disoccupazione, ovviamente, non interessa solo i ventenni. Si tratta di un problema nazionale e trasversale. Il tasso di disoccupazione si attesta attualmente al 12,1%, percentuale più alta mai registrata. Dato, questo, che dimostra come la crisi di questi anni rappresenti quella più grave dal dopoguerra, forse pari o superiore alla Grande Depressione del 1929.

Esistono, poi, tragedie nelle tragedie. Il dato delle disoccupazione appare infatti molto diversificato se si vanno a guardare i singoli gruppi. Grazie a una rilevazione dell’Eurostat, quindi, si scopre che a soffrire dell’emorragia di posti di lavoro è soprattutto il genere maschile: i disoccupati uomini sono aumenti del 17% rispetto a novembre del 2012, mentre le disoccupate donne sono aumentate “solo” del 6%.

E l’Europa come se la passa? Non bene, anche se l’italia è stata “percorsa” dall’accelerazione più intensa. Nell’Unione Europa a 28 paesi il tasso di disoccupazione è del 10,9% (quindi più di un punto inferiore a quella italiana) e non sale da maggio 2013. Più simile al nostro, invece, il dato relativo alla sola Eurozona (11,8%). Particolare, questo, che sicuramente fornirà altra benzina da gettare sul fuoco dell’anti-europeismo “stretto”; quello che vorrebbe la fine della moneta unica.

La disoccupazione giovanile, invece, a livello europeo non supera il 24%.

Foto originale by Angie Flowers