Disoccupazione, le competenze digitali saranno l’antidoto contro la crisi?

La domanda se la pongono in tanti: le competenze a livello digitale possono aiutare a contrastare la disoccupazione e superare la crisi? Le proiezioni statistiche ci dicono di sì: nel 2020 si verificherà un vero e proprio boom per quanto riguarda la richiesta di professioni digitali in Italia. Ma il nostro Paese sarà pronto per quella data?

Al momento non lo è, visto che mancano le necessarie competenze, e in questi sei anni sarà indispensabile invertire la tendenza, per poter affrontare la sfida dell’innovazione. I posti di lavoro per figure dalle elevate competenze a livello tecnologico non mancano di certo: oggi sono circa venti mila i posti vacanti, destinati a diventare ben 84 mila già l’anno prossimo e poi addirittura 176 mila fra sei anni.

Il problema dell’Italia, stando ad una ricerca recente condotta da Modis, è che non si trovano, al momento, candidati all’altezza. Il Bel Paese, poi, detiene anche un altro primato negativo, visto che rientra fra i Paesi che registrano un elevato “indice di ignoranza“.

Qualcosa, però, comincia a muoversi: diverse università come per esempio Sapienza e Unicusano già da qualche tempo offrono dei corsi post­laurea per tutti coloro che sono interessati a lavorare nel settore digitale, come ad esempio il digital marketing. Si tratta di opportunità da cogliere per accrescere le competenze digitali e consentire all’Italia di recuperare posizioni a livello europeo in questa speciale classifica, che la vede attardata rispetto ai Paesi più evoluti da questo punto di vista.

Le professioni digitali, infatti, hanno fatto registrare un aumento del 27% durante lo scorso anno, con un picco che ha raggiunto il 30% per quanto riguarda la professione del “programmatic buying manager“. E l’incremento di opportunità è accompagnato anche dalla crescita degli stipendi: coloro che possono vantare più di dodici anni di esperienza nel settore, arrivano a percepire oltre 100 mila euro annui. La soglia minima, invece, è di 40 mila euro all’anno.

Inoltre, per queste figure ci sono prospettive di carriera piuttosto interessanti, poiché risulta più facile, in confronto ad altri settori, la crescita a livello gerarchico. Sono opportunità che l’Italia non può lasciarsi sfuggire, come sta invece avvenendo in questi anni in cui le aziende vanno a ricercare all’estero le risorse di cui hanno bisogno, poiché fuori dai nostri confini questo genere di competenze ha già raggiunto un significativo sviluppo.