Disoccupazione al 12,7% e record di giovani disoccupati

Il calo dell’occupazione italiana non si ferma. Dopo l’exploit di aprile (-0,2%) che aveva fatto intravedere una seppur flebile luce in fondo al tunnel, e un maggio stazionario, a giugno la percentuale dei disoccupati è salita ancora (+ 0,2%), portando il valore al 12,7%. Questi i dati Istat comunicati oggi.

Nel mese di giugno si sono registrati 22mila occupati in meno rispetto al mese di maggio e un aumento di 55mila disoccupati (+ 1,7%). La disoccupazione è aumentata sia tra gli uomini (+0,9%) che tra le donne (+2,8%); lo stesso trend si nota leggendo i tassi di disoccupazione: quello maschile, pari al 12,3%, è cresciuto dello 0,1%, mentre quello femminile, pari al 13,1%, è salito di 0,3 punti percentuali.
Valutando i dati in un contesto più ampio, si nota che, rispetto al mese di giugno dell’anno scorso, la disoccupazione è aumentata del 2,7% (+ 85mila unità), e il tasso complessivo dello 0,3%.
Come già risaputo, la situazione è particolarmente grave tra i giovani: il tasso di occupazione arriva al 44,2%, toccando il massimo livello registrato nel primo trimestre del 1977.
Aspetto in controtendenza, il calo nella popolazione inattiva: tra i 15 e i 64 anni, gli inattivi sono diminuiti dello 0,1% (-18mila) rispetto al mese di maggio e il tasso di inattività si attesta sul 35,9%. Rispetto allo scorso anno, gli inattivi registrano una diminuzione di 131mila unità (-0,9%) e il tasso di inattività segna un calo di 0,2 punti percentuali.

Vediamo le reazioni ai dati sopraesposti. Matteo Renzi, alla fine del Consiglio dei Ministri di oggi, ha evidenziato l’esistenza di «aspetti positivi e negativi» e ha dichiarato che c’è «ancora molto da fare». Ha inoltre sottolineato l’importanza del calo del numero degli inattivi: «Quelli che sono gli sfiduciati tornano a crederci, aumenta il numero delle persone di chi ha trovato il posto di lavoro, ma anche di chi lo sta cercando. Questo è il segnale di una piccola ripartenza».
Il ministro Poletti, dal canto suo, sostiene che nella presente fase di fluttuazione si comincia a intravedere la ripresa economica.
Di tutt’altra opinione l’opposizione che, all’attacco, sottolinea come quelli appena usciti siano dati drammatici e i sindacati. La CGIL, infatti, indirizza le sue critiche verso il Jobs Act e chiede una revisione radicale della norma, un piano che realmente crei nuovi posti di lavoro e ammortizzatori sociali.