Dimissioni lavoro volontarie: come fare in due modi

Per dimettersi il dipendente non deve più richiedere i codici di identificazione del sito Cliclavoro, in quanto è sufficiente avere il Pin dell'Inps

Nonostante una crisi occupazionale ormai atavica, nella quale il Job Act ha sì aumentato i posti di lavoro a tempo indeterminato ma rendendoli precari a vita, c’è chi per vari motivi decide di dimettersi volontariamente dal proprio lavoro dipendente. Anche per le dimissioni lavoro volontarie ci sono però importanti novità. Per poterlo fare, il lavoratore non deve più richiedere i codici di identificazione del sito Cliclavoro, bensì munirsi del Pin fornito dall’Inps. Di seguito vi riportiamo i due possibili percorsi verso cui può incamminarsi per dare le dimissioni. Il bivio che si troverà di fronte è quello da un lato costituito dalla possibilità di operare di persona: o quello di recarsi presso soggetti abilitati per questo genere di pratica. Intendendo per essi patronati, sindacati, enti cosiddetti bilaterali (o intermediari) e commissioni di certificazione.

dimissioni lavoro volontarie
Lavoratore strappa contratto

Dimissioni lavoro volontarie: agire da soli

Chi decida di fare da solo, deve accedere al portale ufficiale del ministero del Lavoro. Dopodiché compilare un apposito modulo online. Come detto, per espletare la pratica gli basta il Pin fornito dall’Inps, come detta la circolare 12/2016. Quanto al modulo, esso è composto da cinque sezioni, ognuna per i vari dati che deve inserire: quelli del lavoratore, del suo datore e del rapporto di lavoro dipendente tra i due, i dati riguardanti il recesso o la revoca, infine i dati d’invio. A definire i contenuti ci pensa il decreto che reca data 15 dicembre 2015. Le informazioni saranno richieste per risalire al rapporto di lavoro che si vuole cessare e quindi la comunicazione obbligatoria di queste quattro fasi: la prima è l’avvio; la seconda è la proroga; la terza è la trasformazione; la quarta è la rettifica più recente. Il sistema così sarà compilato nelle prime tre sezioni tranne l’e-mail.

Occorre specificare che se il rapporto di lavoro è iniziato dopo il 2008, anno nel quale è entrata in atto a tutti gli effetti la comunicazione obbligatoria, occorrerà inserire il proprio codice fiscale, per far sì che il sistema evidenzi tutti i rapporti attivi su cui intervenire per il recesso. Quanto alle restanti due sezioni, la quarta sarà compilata sempre a cura del lavoratore, mentre la quinta sarà aggiornata automaticamente. Una volta completate tutte le operazioni, il modulo telematico sarà inviato alla direzione territoriale del Lavoro competente, nonché all’indirizzo email (sia di posta elettronica o anche quella semplice) del datore di lavoro.

Dimissioni lavoro volontarie: rivolgersi a soggetti abilitati

Per quanti invece preferiranno rivolgersi a soggetti abilitati, onde evitare errori o perché si è poco pratici di internet, saranno questi stessi a farlo. Utilizzeranno la propria utenza Cliclavoro, senza Pin Inps, procedendo con la firma digitale. Sarà l’intermediario, una volta inserite le credenziali del lavoratore, a occuparsi di compilare il modulo in tutte le sue parti.

Ci sono due strade per presentare le dimissioni da lavoro dipendente

Dimissioni lavoro volontarie: soggetti abilitati alla procedura telematica

E’ bene ribadire che entrambe le modalità possono essere perseguite solo per i casi di dimissioni volontarie e risoluzione consensuale dei rapporti di lavoro subordinato nel settore privato.  ciò vale anche per chi si appresta a fare domanda per il pensionamento. Non riguardano invece le risoluzioni effettuate per motivi di gravidanza, o in caso di figlio minore di tre anni o nei primi tre anni dall’adozione. Ancora, per le dimissioni cosiddette in sede protetta, dei rapporti di lavoro domestico, della categoria dei marittimi e, infine, quando il lavoratore è ancora in prova.

Per chi decide di revocare le dimissioni

Infine, ricordiamo che il lavoratore dipendente che ha deciso di dimettersi può anche decidere di revocare le proprie dimissioni. A prevederlo è l’articolo 26 del decreto legislativo 151/15, purchè lo faccia entro 7 giorni dalla data di trasmissione del modulo contenente le dimissioni o la risoluzione consensuale. Per farlo accedere sempre allo stesso portale e sempre nella sezione dedicata a questo tipo di pratica. Troverà una voce apposita e può fare tutto per via telematica. Chi invece si è fatto assistere da patronati, sindacati o professionisti abilitati, può rivolgersi a loro. La legge dà così possibilità anche di ripensarci, sebbene entro solo una settimana dall’inoltramento della domanda.