Dieselgate: rischio class action

Il comparto dell’auto sta vivendo giorni d’incertezza e di preoccupazione. Parte tutto dal grave scandalo Volkswagen in merito ai test truccati sulle emissioni inquinanti che rischia di avere ripercussioni enormi, ancora difficilmente quantificabili. In giro per il mondo cominciano, infatti, a farsi sempre più insistenti le voci di possibili class action su scala planetaria, una serie di cause collettive che potrebbero avere pesantissime conseguenze finanziarie. Nel contempo, il gruppo ha iniziato un’operazione di pulizia interna e il titolo della casa di Wolfsburg continua a perdere terreno in Borsa facendo registrare un crollo complessivo del 40%.

Ma torniamo un attimo indietro. Si parlava di class action. La prima è in effetti già partita e si tratta di un fondo pensione del Michigan che rappresenta una serie di investitori in titoli Volkswagen, che ritengono di aver pagato prezzi artificiosamente gonfiati dalle emissioni nascoste. A questa è facile immaginare che se ne aggiungeranno molte altre, da parte di concessionari e consumatori. I danni potrebbero ammontare ad oltre 50 miliardi visto che gli ossidi di azoto e le polveri sottili nascosti dal software incriminato sono ad alto rischio per la salute, specie dei bambini. Inoltre, decine di stati americani hanno fatto sapere di voler intentare cause legali e le autorità federali hanno già aperto indagini formali nei confronti della casa automobilistica tedesca.
La casa di Wolfsburg, intanto, ha sospeso Wolfgang Hatz, responsabile Ricerca & Sviluppo di Porche, Ulrich Hackenberg, padre del sistema produttivo modulare, e Heinz-Jacob Neusser, responsabile Ricerca & Sviluppo del brand Volkswagen.

E non è ancora tutto. Alle circa 11 milioni di auto Volkswagen, su cui sono previste delle modifiche alle centraline, si devono sommare 1,2 milioni di Skoda e 2,1 milioni di Audi truccate, di cui 1,4 milioni in Europa e 577.000 solo in Germania, con diversi modelli coinvolti, dalla A1 ai potenti Suv come il Q5. A questi si devono aggiungere anche 1,8 milioni di veicoli commerciali leggeri.
Chiudiamo con un’ultima notizia che non rientra nello scandalo dieselgate, ma che è rilevante per capire il quadro globale della situazione dell’automobile. Bmw è finita nel mirino delle autorità statunitensi, in quanto viene accusata di ritardi e lentezze nel risolvere i problemi delle Mini Cooper e Cooper S che non hanno superato i crash test.

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