Dichiarazione dei redditi, modello precompilato presto realtà anche in Italia?

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Negli altri Paesi, fortunatamente per loro, il 740 non ce l’hanno. Ma fra poco non ce l’avremo più nemmeno noi, perché dal prossimo anno elimineremo un certo modello di dichiarazione dei redditi. Al suo posto ci sarà un nuovo modello per semplificare la vita fiscale dei contribuenti”. Con queste parole il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha presentato una novità senza precedenti sulla questione “dichiarazione dei redditi”, dinanzi ai presenti della Giornata Ansaldo a Genova, tenutasi qualche giorno fa.

Il succo delle parole di Renzi è proprio questo: gli italiani dichiareranno i loro redditi con un modello nuovo. Di cosa si tratta? L’ex sindaco di Firenze si riferiva al modello precompilato, con un funzionamento relativamente semplice: l’Agenzia delle Entrate compila al posto del contribuente una parte della dichiarazione, nello specifico quelle che richiedono dati già in possesso dell’ente. Una volta precompilato, il modulo viene spedito al cittadino che lo “rifinisce” con poche altre informazioni.

L’Italia si allinea così con altri paesi europei, che hanno adottato questo modello ormai qualche anno fa. In linea teorica, però, il provvedimento comporta dei vantaggi e degli svantaggi. Tra i primi, va segnalato l’approccio volto alla semplificazione: verrà innanzitutto semplificato il lavoro ai CAF. Ogni anno, infatti, i centri di assistenza fiscale vengono presi d’assalto, con enormi criticità nel tentativo di soddisfare tutte le richieste. Con il modello precompilato, è l’Agenzia delle Entrate a farsi carico delle maggiori grane.

Un altro vantaggio, potenzialmente molto importante, riguarda la lotta all’evasione fiscale. Buona parte delle risorse dell’Agenzia delle Entrate sono impiegate proprio per i controlli sulle dichiarazione dei redditi. Ma se questi sono precompilati, le necessità di controllo (che si riducono alle detrazioni e alle deducibilità) quasi scompaiono.

Tra gli svantaggi spicca invece la questione dei redditi non prevedibili. Per i liberi professionisti che ogni anno subiscono cambiamenti di reddito il modello precompilato non rappresenta una svolta così importante. Di precompilato, infatti, ci sarà molto poco. Senza contare che il loro modello sarà diverso da quello “canonico” riservato ai lavori dipendenti. Rimane comunque la facilitazione della spedizione a casa, un punto a favore rispetto alla situazione attuale.

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: il cittadino potrà fare a meno del commercialista al momento della dichiarazione dei redditi? Ovviamente occorre aspettare che il modello precompilato faccia il suo esordio per valutare il suo grado di complessità. In linea di massima, è lecito supporre che il commercialista potrebbe non servire più nel solo caso dei dipendenti. Come accennato sopra, invece, per il liberi professionisti la questione è diversa e più complicata.

Il Governo intende inoltre procedere per gradi. Il provvedimento non avverrà per tutte le categorie allo stesso modo, né allo stesso momento. Durante il primo step, il modello precompilato diventerà realtà solo per i dipendenti pubblici e i pensionati. Si tratterà della prima prova sul campo, che comunque non presenta caratteri di particolare difficoltà: tanto i dipendenti pubblici quanto i pensionati godono di redditi sempre uguali a se stessi da un anno all’altro (al netto dell’indicizzazione all’inflazione). Tutto ciò è previsto per l’anno in corso. Dodici mesi dopo sarà il turno dei dipendenti del settore privato e infine dei liberi professionisti.

Protagonista di questa fase è Luigi Casero, viceministro dell’Economia, che ha stilato un croni-programma e ha istituito un gruppo di lavoro composto da Agenzia delle Entrate, dal Dipartimento delle Finanze, dalla Guardia di Finanza e da Sogei. Con tutta probabilità il provvedimento verrà inserito nel primo dei tre decreti attuativi con il quale il Consiglio dei Ministri intenderà assolvere alla delega fiscale concessa dal Parlamento. Si parla comunque di tempi piuttosto brevi.

Renzi sta molto insistendo sulla necessità di giungere quanto prima possibile al modello precompilato della dichiarazione dei redditi. D’altronde, quello della semplificazione è sempre stato un cavallo di battaglia dell’ex sindaco di Firenze. E’ comunque doveroso riportare il provvedimento alle dimensioni che gli si confanno. Questi infatti non ha nulla di clamoroso. Molto banalmente, allinea l’Italia ai paesi europei. Eravamo in difetto e, si spera, nel giro di un anno o poco più smetteremo di esserlo.

I nostri cugini francesi, per esempio, hanno introdotto il modello precompilato della dichiarazione dei redditi ormai otto anni fa, nel 2006. All’epoca su il centrodestra di Sarkozy a realizzare questa riforma e a sfruttarla intensamente a fini elettorali. Il provvedimento “renziano” ricalca fedelmente quello posto in essere dall’allora leader dell’UMP. Anche in Spagna, paese ritenuto simile all’Italia anche per ciò che concerne i vizi e le distorsioni burocratiche e/legislative è presente il modello precompilato. Anche in questo caso quello proposto di Renzi è quasi identico a quello varato nel paese iberico nel 2005. Non che da quelle parti funzioni benissimo però, anzi: ogni anno il 22% degli spagnoli “dichiaranti” fa ricorso e chiede di apportare modifiche alla parte precompilata. Il progetto non è decollato e si sta ancora cercando di capire dove stiano le responsabilità: dalla parte del legislatore, che evidentemente ha realizzato una normativa fallace, o della locale Agenzia delle Entrate, che sbaglia a compilare i moduli.