Dichiarazione di intenti: guida alla compilazione

Negli ultimi anni parecchie sono state le novità e le proposte avanzate in campo politico ed economico per quanto riguarda la semplificazione di alcune procedure burocratiche, le quali molto spesso vengono criticate in Italia proprio per la loro eccessiva presenza e boriosità.In particolare con il nuovo decreto di semplificazione è stata introdotta una novità riguardante la lettera d’intento che cambia forma e procedura rispetto alla dichiarazione di intenti 2012.

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Dichiarazione di Intenti: come funziona

Prima di addentrarci nella spiegazione specifica di cosa prevede la nuova norma legislativa per la dichiarazione d’intento agenzia entrate, è necessario premettere che questo tipo di documentazione è utilizzabile dai cosiddetti esportatori abituali, ossia coloro i quali esportano una quantità superiore di beni pari al 10% del proprio volume d’affare totale nell’arco di un anno, per effettuare acquisti e vendite di prodotti con l’esenzione del pagamento della partita IVA.

In particolare si può usufruire di questa agevolazione nei limiti di un budget predefinito calcolato sulla base di un plafond fisso, inerente ad un periodo di riferimento che comprende operazioni commerciali dell’anno solare precedente alla richiesta dell’esenzione, e di un plafond mobile nel caso in cui si faccia riferimento ai 12 mesi precedenti la richiesta.

Procedura per la dichiarazione di intenti per esenzione iva

La dichiarazione di intenti compilabile in maniera autonoma da ciascun agente commerciale che vuole usufruire di questa agevolazione deve inviare telematicamente il modulo completo di tutti i dati necessaria sia all’Agenzia delle entrate in maniera telematica sia al fornitore o alla dogana dopo essersi assicurati che la stessa dichiarazione sia stata annotata nel registro delle dichiarazioni di intenti e sia stata rilasciata la ricevuta di presentazione dall’Agenzia delle Entrate.

In questo caso particolare è importante valutare attentamente la tempistica della richiesta di esenzione tenendo conto che la dichiarazione deve sempre essere completa e registrata precedentemente al primo acquisto senza il pagamento della partita IVA.

Al fornitore invece toccherà, una volta ricevuta la dichiarazione di intenti, controllare telematicamente l’avvenuto rilascio utilizzando la sezione apposita disponibile sul sito dell’Agenzia delle entrate attraverso l’inserimento dei codici fiscali dell’esportatore e del fornitore unitamente al numero di protocollo della ricevuta telematica, e dovrà tener conto di tutte le operazioni effettuate senza l’applicazione della partita iva nella propria dichiarazione IVA annuale facendo attenzione a presentare tutte le singole ricevute dai vari esportatori abituali.

Per la corretta trasmissione del modulo all’Agenzia delle Entrate si deve far riferimento al modello “DI” composto da un frontespizio, contenente i dati anagrafici dell’esportatore abituale, la dichiarazione d’intento vera e propria, i dati del destinatario e la firma del richiedente; un quadro A con i dati inerenti al plafond e una sezione riguardante l’impegno alla trasmissione telematica nei termini descritti in precedenza.

Infine è fondamentale per il fornitore essere a conoscenza del fatto che se effettua operazioni commerciali senza il pagamento della partita IVA prima della ricezione della dichiarazione di intento da parte dell’esportatore abituale può andare incontro a delle sanzioni amministrative previste dal 2016 che vanno dai 250 ai 2000 euro, senza dimenticare ovviamente che le stesse sanzioni valgono in egual modo per l’esportatore abituale che non comunichi in tempo tutti i dati richiesti all’Agenzia dell’Entrate.