Deflazione: a marzo scendono i prezzi, le città dove si spende di meno

La deflazione è già realtà. Il calo dei prezzi, auspicato dai cittadini e avversato della autorità economiche e politiche, riguarda l’Italia come buona parte d’Europa. Soprattutto, coinvolge quattordici città del Bel Paese, che più delle altre evidenziano una discesa dell’indice dei prezzi al consumo.  Il quadro è comunque preoccupante poiché, checché ne pensi il senso comune, la deflazione costituisce un ostacolo alla crescita. E’ un fenomeno assodato, sulla quale non si possono nutrire dubbi. L’aspetto più preoccupante della situazione, comunque, è lo scarso impatto degli sforzi messi in campo dalla Banca Centrale Europea.

Deflazione

Deflazione 2016: un fenomeno inarrestabile

La lotta alla deflazione è il bersaglio delle iniziative della Banca Centrale Europea, il cui compito è proprio quello di controllare i prezzi. Ha messo in campo iniziative anche coraggiose, seppur tardive. Nello specifico, ha prima varato e poi intensificato il Quantitative Easing, ossia l’immissione – praticamente a costo zero -di denaro nel tessuto economico per mezzo dell’acquisto dei titoli di debito. Ha abbassato i tassi, in modo da stimolare la concessione di prestiti a imprese e famiglie. Eppure, nulla. Almeno in Italia, i prezzi da marzo 2016 a marzo 2016 hanno fatto segnare un pessimo -0,2%.

Il calo dei prezzi è un evento negativo. Se i prezzi scendono, i cittadini ritardano l’acquisto e le imprese vanno in sofferenze. Non solo: se i prezzi diminuiscono, chi produce è costretto a contrarre i costi di produzione, e quindi i salari. Si giunge così a un circolo vizioso, il cui risultato è uno solo: la povertà. Ha sottolineato questo passaggio Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera.

“Siamo nella spirale perversa che porta molti consumatori a non spendere e alle imprese a ridurre gradualmente i magazzini, adattando al ribasso anche i cicli produttivi con il risultato di vendere i beni a prezzi inferiori, pagando prestazioni d’opera meno di quanto costavano alcuni anni fa”.

Defazione Italia: i dati e le evidenze

L’Italia, da questo punto di vista, se la passa male. Il fenomeno, tuttavia, si sta verificando in maniera piuttosto disomogenea, con alcune città che soffrano più di altre. A rivelarlo, ancora una volta Francesco Boccia.

“Nonostante la spinta italiana con provvedimenti finalizzati all’aumento dei consumi, per 14 città la deflazione non ha lasciato scampo, in misura maggiore ad alcune città del mezzogiorno”.

Nello specifico, Bari e Potenza hanno fatto registrare una flessione dell’1%, mentre altre, come Aosta, viaggiano al di sotto della media nazionale, che si attesta al -0,5%.

Per CopAgri, la questione riguarda soprattutto la prima parte della filiera. Se la dinamica dei prezzi è negativa, infatti, quella dei prezzi all’origine è ancora di più. Seconda l’ultima rilevazione dell’Ismea, infatti, la “deflazione alla base” è dell’11%. E’ ovvio che a soffrire in questo contesto sono soprattutto i prodotti.

“Abbiamo lanciato la proposta di un dialogo più serrato tra tutti gli attori della filiera per determinare, dai mezzi tecnici per la produzione agricola al rilancio della distribuzione nazionale, un nuovo sistema agroalimentare che riconosca la centralità dell’agricoltura”