Ecco cosa contiene il DEF di Matteo Renzi

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Di norma un Def non dovrebbe essere identificato con il presidente del Consiglio, ma Matteo Renzi ha puntato così fortemente sul suo contenuto e ha monopolizzato con così tanta forza la discussione circa gli interventi da adottare, che alla fine il Documento di Economia e Finanza ha preso il suo nome.

Cosa contiene il Def? Generalmente può contenere anche misure di secondo piano. In questo caso, sono tutte notevoli. Lo sono sia per il contesto – il paese reale è ancora in profonda crisi – sia per il contenuto, il quale, a sua volta, sebbene possa essere non condiviso, è caratterizzato certamente da un approccio interventista.

Matteo Renzi con la conferenza di presentazione del Def, avvenuta a Palazzo Chigi l’8 aprile 2014, ha almeno in parte fugato i dubbi circa la possibilità, da parte del Governo, di far fronte alle coperture.

Ma andiamo con ordine. Quali sono le novità? In primo luogo, quella più annunciata: gli 80 euro nelle buste paga degli italiana. Questa è il modo scelto dalle televisioni per indicare qualcosa che in verità è più complesso di quello che si potrebbe pensare: il taglio dell’Irpef, altrimenti detto taglio del cuneo fiscale. Ebbene, sarà di 6,76 miliardi quest’anno (che inizia da maggio) e quasi 10 a regime. Gli 80 euro, poi, è il contributo massimo previsto, non è una media né una stima. La maggior parte delle coperture (4,5 miliardi) arriveranno dai tagli alla spesa decidi dal commissario per la Spending Review Cottarelli.

Un’altra novità, in vero piuttosto gradito, è rappresentata dalla tassa sulle banche. In pochi se lo aspettavano, ma il Governo preleverà una percentuale consistente dalle quote di Bankitalia, di recente rivalutate. Il prelievo passa dal 12% al 26%. Il denaro ricavato verrà impiegato per finanziare il taglio del cuneo fiscale (ossia la misura descritta sopra).

Saranno colpite anche le rendite finanziarie. Mossa, questa, tradizionalmente ritenuta tipica della sinistra-sinistra, sfera a cui Renzi di certo non appartiene. Le rendite, ad ogni modo, saranno tassate del 26%. Prima lo erano del 20%. L’obiettivo è ricavare almeno 2 miliardi. Questi, a loro volta, serviranno a realizzare la riduzione dell’Irap.

L’Irap è una tassa dai più ritenuta odiosa perché colpisce le imprese a prescindere dal fatturato che producono. La riduzione, per ora, è prevista del 10%. La misura costa proprio 2 miliardi.

Un altro punto importante è rappresentato dai tagli alla cosiddetta casta. Mentre quelli alla casta politica stanno incontrando il malcontento diffuso dell’elettorato e dei politici stessi, quelli alla casta “economica” sembrano inseriti in un impianto più solido. Semplicemente, i manager pubblici non potranno prendere più di 239mila euro lordi all’anno.

Infine, un certo spazio è stato dedicato al capitolo privatizzazioni. Se n’è fatto spesso un gran parlare ma di concreto si è sempre fatto poco. Senza considerare, poi, che da molti vengono ritenute una sorta di svendita dello Stato ai privati. Ad ogni modo, il programma di dismissioni è ancora molto vago: si inizierà dal 2014 e si otterranno, in un lasso di tempo non specificato, circa 12 miliardi. Le maggior indiziate per la vendita sono Poste Italiane ed Enav.