Deduzione assegno di mantenimento in dichiarazione redditi 2018: come funziona

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Il divorzio breve ha ridotto drasticamente i tempi

Come effettuare la deduzione dell’assegno di mantenimento nella dichiarazione dei redditi 2018? In queste settimane di compilazione della dichiarazione dei redditi 2018, in tanti si stanno ponendo questa domanda. Infatti, è possibile per il contribuente dedurre le somme corrisposte al coniuge secondo specifiche regole e istruzioni. Tanto con il modello 730 quando per il modello Redditi (ex Unico).

Ricordiamo che la deduzione consiste nella diminuzione del reddito sul quale saranno poi calcolate le imposte dovute, secondo un meccanismo contrario in confronto a quanto invece previsto per le detrazioni fiscali.

L’IRPEF dovrà quindi essere calcolato sul reddito dichiarato, al netto degli oneri deducibili e delle spese detraibili. Ancora, riguardo alla spesa per il mantenimento che sarà possibile portare in deduzione dal reddito, ci si riferisce a quella corrisposta in favore del coniuge, moglie o marito. Al contrario, invece, non sarà possibile dedurre nel modello 730/2018 o Unico l’assegno corrisposto per i figli.

Ma vediamo meglio come portare a deduzione nella dichiarazione dei redditi l’assegno di mantenimento.

Deduzione Assegno di mantenimento 2018 come funziona

Come funziona la deduzione dell’assegno di mantenimento 2018? Abbiamo detto che è possibile dedurre con il modello 730, ossia con il modello Redditi PF 2018, l’importo dell’assegno di mantenimento corrisposto all’ex coniuge in base a quanto stabilito dal provvedimento del giudice.

La deduzione spetta per gli assegni erogati a seguito di separazione, divorzio, scioglimento o annullamento del matrimonio e senza specifici limiti d’importo.

Qualora la somma indicata nel provvedimento comprende pure la quota relativa al mantenimento dei figli, salva diversa indicazione, potrà essere dedotta la metà dell’importo, indipendente dal numero dei figli.

Al contrario, l’assegno per il mantenimento dei figli non sarà deducibile o detraibile in dichiarazione dei redditi 2018.

Deduzione assegno mantenimento 2018, quale importo?

Quale importo va dedotto nella dichiarazione dei redditi dell’assegno di mantenimento 2018? Praticamente solo quello indicato nella sentenza del giudice. Inoltre, pure l’eventuale adeguamento ISTAT dell’assegno sarà deducibile solo nel caso in cui l’aumento sia espressamente previsto nel provvedimento del tribunale.

Pertanto, non potranno essere dedotti gli assegni corrisposti in maniera volontaria.

All’opposto, invece, potrà essere dedotto anche il contributo casa. Il quale corrisponde nell’importo dato all’ex coniuge per pagare l’affitto o le spese condominiali della casa. Ma pure in questo caso farà fede il provvedimento del giudice.

Se invece l’assegno è corrisposto per pagare l’affitto della casa in cui vivono anche i figli, è possibile dedurre la metà (il 50%) dell’importo, così come previsto in via generale per l’assegno di mantenimento.

Deduzione assegno mantenimento, come compilare 730 e modello Redditi

Come compilare la dichiarazione dei redditi per inserire la deduzione dell’assegno di mantenimento?

  • nel modello 730/2018 l’importo deducibile dovrà essere indicato all’interno del rigo E22
  • nel modello Redditi PF, invece, dovrà essere indicato nel rigo RP22

Ancora, è bene ricordare che ai fini fiscali il coniuge che percepisce l’assegno di mantenimento è obbligato a dichiararlo, tra i redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, all’interno della sezione II, quadro RC, righi C6-C8 del modello 730.

Nel modello Redditi, invece, bisognerà inserirlo nella sezione II del quarto RC.

Vediamo meglio di seguito il Modello 730 e il Modello redditi con le ultime novità:

Modello 730

L’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento n. 10793 del 15 gennaio 2018, ha approvato il nuovo modello per la dichiarazione dei redditi. Una delle principali novità riguarda la scadenza, fissata per tutti il 23 luglio 2018.

Inoltre, il nuovo Modello 730 prevede un incremento del limite di spesa per le detrazioni spese scolastiche per la frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado del sistema nazionale d’istruzione.

Ancora, è prevista una maggiorazione delle percentuali di detrazione per le spese sostenute per gli interventi antisismici effettuati su parti comuni di edifici condominiali e per gli interventi che comportano una riduzione della classe di rischio sismico e per alcune spese per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali.

Previsto poi l’aumento dell’importo limite delle detrazioni spese d’istruzione per la frequenza di scuole dell’infanzia, del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado del sistema nazionale d’istruzione che passa da 564 euro a 717 euro.

Subentra poi anche la nuova disciplina fiscale per i contratti di locazione di immobili ad uso abitativo, situati in Italia, la cui durata non supera i 30 giorni e stipulati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa. Il reddito derivante da queste locazioni va indicato nel quadro B.

L’Agenzia delle Entrate chiarisce che possono utilizzare il modello 730 precompilato o ordinario i contribuenti che nel 2017 hanno percepito:

  • redditi di lavoro dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (es. co.co.co. e contratti di lavoro a progetto)
  • redditi dei terreni e dei fabbricati
  • redditi di capitale
  • redditi di lavoro autonomo per i quali non è richiesta la partita IVA (es. prestazioni di lavoro autonomo non esercitate abitualmente)
  • redditi diversi (es. redditi di terreni e fabbricati situati all’estero)
  • alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata, indicati nella sezione II del quadro D.

Oltre alle vie tradizionali, ossia commercialista o CAF, è possibile redigere il modello 730 in totale autonomia, grazie al modello 730 precompilato. A partire dal 15 aprile 2018. Per potervi accedere occorrerà possedere le credenziali Fisconline, il Pin dispositivo Inps o la Carta Nazionale dei Servizi.

Modello Redditi

Il Modello Redditi PF 2018 è stato invece approvato in via ufficiale dall’Agenzia delle Entrate il 30 gennaio 2018. L’Agenzia ha anche pubblicato le istruzioni per la compilazione ed invio, aggiornate con importanti novità, a partire dalla scadenza.

In questo caso, si ha a disposizione più tempo per inviare la dichiarazione. Infatti la scadenza è stata posticipata di oltre un mese, ovvero entro il 31 ottobre 2018. Questa scadenza vale per i contribuenti che si avvalgono della presentazione telematica anche per il tramite di intermediari abilitati. Invece, vale ancora la scadenza tra il 2 maggio 2018 e il 2 luglio 2018 per l’invio modello Redditi PF 2018 cartaceo mediante ufficio postale.

L’Agenzia ha approvato anche i modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione dei parametri da utilizzare per il periodo d’imposta 2017 nonché le schede per la destinazione dell’otto per mille Irpef e del cinque e due per mille.

Anche per il modello Redditi PF 2018 non mancano novità:

a) Il fascicolo 1 dovrà essere compilato e presentato da tutti i contribuenti tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi utilizzando il modello Redditi. Esso è composto da:

Frontespizio, costituito da tre facciate: la prima con i dati che identificano il dichiarante e l’informativa sulla privacy, la seconda e la terza che contengono informazioni relative al contribuente e alla dichiarazione;

prospetto dei familiari a carico, quadri RA (redditi dei terreni), RB (redditi dei fabbricati), RC (redditi di lavoro dipendente e assimilati), RP (oneri e spese), LC (cedolare secca sulle locazioni), RN (calcolo dell’IRPEF), RV (addizionali all’IRPEF), CR (crediti d’imposta), DI (dichiarazione integrativa), RX (risultato della dichiarazione).

b) Il fascicolo 2 del modello Redditi PF 2018 dovrà essere compilato, tra gli altri, anche dai soggetti che presentano il modello 730/2018 ma che sono obbligati a dichiarare i redditi di capitale di fonte estera, capital gains e/o investimenti all’estero. Nel dettaglio, il modello contiene:

  • i quadri necessari per dichiarare i contributi previdenziali e assistenziali e gli altri redditi da parte dei contribuenti non obbligati alla tenuta delle scritture contabili, nonché il quadro RW (investimenti all’estero) ed il quadro AC (amministratori di condominio)
  • le istruzioni per la compilazione della dichiarazione riservata ai soggetti non residenti

I contribuenti che hanno percepito solo redditi di lavoro dipendente, terreni o fabbricati, compilano il Fascicolo 1 del Modello REDDITI. I titolari di partita IVA devono compilare il Fascicolo 1 e gli eventuali quadri aggiuntivi contenuti nei Fascicoli 2 e 3 del modello Redditi PF 2018.

Il modello Redditi PF 2018 presenta come detto varie novità. In primis, come visto, la scadenza: fissata al 31 ottobre 2018. Poi ci sono le nuove regole vigenti dal 1° giugno 2017 in merito alla cedolare secca per le locazioni brevi stipulate sia da comodatari e affittuari che per il tramite di intermediari immobiliari anche attraverso portali online (la cosiddetta “Tassa Airbnb”)

Il modello Redditi 2018 ufficiale recepisce le novità in merito alla tassazione agevolata dei premi di risultato, innalzando da 2.000 a 3.000 euro il limite assoggettabile, e a 4.000 euro in caso di coinvolgimento paritetico del lavoratore, per i contratti collettivi aziendali o territoriali stipulati fino al 24 aprile 2017.

Novità riguardano anche le detrazioni fiscali per lavori in casa, sia in merito al Sismabonus per gli interventi antisismici che per l’Ecobonus in merito ad alcuni lavori effettuati in parti comuni di edifici condominiali.

Tra le novità, da non sottovalutare poi la maggiore detrazione per le spese d’istruzione sostenute nel 2017, con l’innalzamento a 717 euro del limite di spesa ammesso in relazione alla frequenza di scuole d’infanzia, del primo ciclo d’istruzione e della scuola secondaria di secondo grado.

Ed ancora, in merito alle spese sostenute dagli studenti universitari ed esclusivamente per gli anni d’imposta 2017 e 2018 il requisito della distanza, previsto per fruire della detrazione del 19 per cento dei canoni di locazione, si intende rispettato anche se l’Università è situata all’interno della stessa provincia ed è ridotto a 50 chilometri per gli studenti residenti in zone montane o disagiate.

Per la detrazione delle spese sanitarie, limitatamente agli anni 2017 e 2018, sono detraibili le spese sostenute per l’acquisto di alimenti a fini medici speciali. Con l’esclusione di quelli destinati ai lattanti.

Assegni mantenimento quando deducibili su dichiarazione redditi

Nella dichiarazione dei redditi 730 o nel modello unico è possibile portarsi in detrazione e scaricare dalle tasse l’assegno corrisposto al coniuge ai sensi dell’art. 10 c.1 del TUIR, tranne gli assegni destinati al mantenimento dei figli, in pendenza di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o di annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, stabiliti dal Giudice.

La deducibilità opera solo per gli assegni periodici. Pertanto, non è possibile detrarre in entrambi i modelli ne una “una tantum” ne un singolo assegno (cfr sentenza 383 del 2001). Le deducibilità non operano nel caso di contributi versati volontariamente ai figli.

L’agenzia delle entrate stabilisce a vantaggio del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, il diritto di ricevere dall’altro coniuge quanto e’ necessario al suo mantenimento, qualora egli non abbia adeguati redditi propri.

La norma sopra richiamata non prevede espressamente, per l’assegno di mantenimento da corrispondere in caso di separazione, l’adeguamento automatico agli indici Istat. Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione il meccanismo di rivalutazione Istat, previsto espressamente dall’art. 5, comma 4, della legge 1 dicembre 1970, n. 898 per l’assegno di mantenimento da corrispondere al coniuge in caso di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, é applicabile anche all’assegno di mantenimento da corrispondere in caso di separazione.

Gli assegni periodici, gli assegni mensili per le mogli, corrisposti al coniuge sia a seguito di separazione legale o anche solo in caso di separazione consensuale, separati a casa o anche in caso di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, sono deducibili dal reddito imponibile Irpef da indicare nella dichiarazione dei redditi 730 o modello Unico. Nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria almeno secondo quanto stabilito dalla Suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza n.10323 del 10 maggio 2011.

Deduzione assegno mantenimento, i documenti da avere e conservare

Ai fini della deduzione dell’assegno di mantenimento, Gli assegni e le somme corrisposte all’ex coniuge sono deducibili fino a concorrenza del reddito complessivo e senza particolari limiti di importo.

Accanto alla compilazione del modello 730/2018 di dichiarazione dei redditi bisognerà controllare e conservare i seguenti documenti:

  • Sentenza di separazione o divorzio al fine di reperire la somma riportata sull’atto e, se previsto, la rivalutazione di tale importo
  • Bonifici o ricevute rilasciate dal soggetto che ha percepito la somma per verificare gli importi effettivamente versati nel 2017
  • Se l’assegno è corrisposto con il pagamento dell’affitto o delle spese condominiale bisognerà conservare sia il contratto che i documenti relativi al pagamento delle spese condominiali e all’importo dovuto.

Tassazione in capo al coniuge che riceve l’assegno

Guardando invece alla controparte, ossia a chi riceve l’assegno, le somme saranno tassabili come reddito assimilato a quello di lavoro dipendente ex art. 50, comma 1, lett. i), TUIR e lo saranno nell’anno in cui saranno effettivamente percepiti secondo quindi un criterio di cassa come avviene per le persone fisiche.

Al pari della non deducibilità prevista per l’assegno di mantenimento dei figli, si associa in capo ai figli o alla moglie che lo incassa dell’assegno stesso.

Questa asimmetria risiede nel dettato costituzionale secondo cui i figli naturali hanno il diritto di essere mantenuti, istruiti ed educati dai loro genitori, e impone anche alle leggi di assicurare loro una tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

Detrazione assegno mantenimento calcolo

Come si calcola la Detrazione dell’assegno di mantenimento? Moltiplicando il valore in euro dell’assegno mensile corrisposto per il numero dei mesi e dividendo il risultato per 12. Il risultato ottenuto si arrotonda all’unità di euro e sarà interamente detraibile.

Il calcolo della detrazione fiscale per altri familiari a carico invece avviene utilizzando la formula

750 x (80 mila – reddito complessivo dichiarante) / 80 mila / 12 * 12

Facciamo un esempio: il contribuente ha un reddito complessivo Irpef di 50 mila euro ed il familiare a carico tutto l’anno:

750 x (80 mila – 50 mila) / 80 mila / 12 * 12 = 450 euro

Rivalutazione assegno mantenimento non automatica

La rivalutazione dell’assegno di mantenimento non è automatica sulla base dell’indice dei prezzi ISTAT (come avviene nei casi di canoni di affitto). Pertanto, fino a che non è sancita dal giudice con sentenza non diviene deducibile. Il Giudice in genere la stabilisce, per cui tali somme se titolo di adeguamento Istat potranno essere portate in detrazione dall’Irpef del soggetto che le sostiene ma solo nel caso in cui la sentenza del giudice lo preveda tale criterio di adeguamento automatico.

L’assegno è soggetto a rivalutazione Istat secondo l’indice medio dei prezzi al consumo rilevato mensilmente dall’ISTAT ma può essere anche rivalutato sulla base di apposita istanza indirizzata al giudice o concordata con l’ex coniuge.

Dal punto di vista della rivalutazione Istat non sempre si parla di aumento in quanto nel 2016 abbiamo assistito anche ad una svalutazione seppur di pochi basis point.

Il primo esempio di riduzione dell’assegno di mantenimento o familiare corrisposto dal marito (o dall’ex moglie) è quella che deriva dalle mutate condizioni dello stesso che dovrebbero scaturire però da una dichiarazione del datore di lavoro (esempio perdita del lavoro). O pure in via più semplice da un riduzione del fatturato se parliamo di lavoratore autonomo dotato di partita Iva o da un imprenditore titolare di una società o di una ditta individuale.

Nei casi di titolarità della partita Iva forse dovrà essere provato da una dichiarazione dei redditi per cui sarà lecito attendere settembre dell’anno successivo. Questo se l’ex moglie non si considera aperte e disposta al dialogo anche senza prove scritte cosa che non sempre è possibile.

Altro caso di rivalutazione si ha quando si verificano aumentati bisogni dei figli minorenni e non autosufficienti economicamente che possono avere diritto all’aumento per esempio per seguire l’università. Un caso che drammaticamente sta aumentando riguarda i mariti, nuovi poveri, che si trovano a non potersi più permettere lo stile di vita per i figli e tanto meno per loro. E così vengono meno nel loro dovere di dover provvedere alle spese universitarie o scolastiche.

Insomma, ad avviso della Suprema Corte, anche in caso di separazione, il giudice deve stabilire un criterio di adeguamento automatico per l’assegno di mantenimento da corrispondere al coniuge, ai sensi dell’art. 156 del codice civile, anche in assenza di domanda di parte e senza obbligo di motivazione, in misura almeno pari agli indici Istat, salvo i casi di palese iniquità, che richiedono, invece, specifica motivazione.

Resta esclusa, inoltre, la possibilità di dedurre assegni corrisposti volontariamente dal coniuge al fine di sopperire alla mancata indicazione da parte del Tribunale di meccanismi di adeguamento dell’assegno di mantenimento”.

Quando si ha l’obbligo al mantenimento

L’obbligo di mantenimento dell’ex coniuge è un beneficio introdotto dal legislatore al fine di alleggerire il rilevante peso economico indotto dalle statuizioni patrimoniali a seguito dell’interruzione dei legami matrimoniali. L’obbligo al mantenimento è disposto dal Giudice quando il coniuge, “a cui non sia stata addebitata la separazione” e che sia privo di adeguati redditi, non sia in grado di assolvere autonomamente al proprio mantenimento (art. 156 c.c.).

Per l’effetto di una recentissima sentenza della Corte di Cassazione il diritto all’assegno e il relativo importo, prima funzionale al mantenimento del medesimo tenore di vita avuto in costanza di matrimonio, è stato subordinato all’inadeguatezza dei redditi e all’impossibilità oggettiva di procurarseli (Cass. Civ., 10.05.17, n. 11504).

La disciplina dell’assegno divorzile è stata completamente mutata dalla Corte di Cassazione, che ha abbandonato il parametro del tenore di vita, quale elemento su cui basare il diritto all’assegno di mantenimento, sostituendolo con il parametro fondato sul raggiungimento dell’indipendenza economica dei coniugi.

Il diritto all’assegno divorzile in favore del coniuge economicamente più debole era legato alla necessità di garantire, anche successivamente alla fine del matrimonio, lo stesso tenore di vita che i coniugi avevano durante le nozze.

Con la sua istituzione, il divorzio ha portato a considerare il diritto all’assegno divorzile nei confronti del coniuge economicamente più debole come un diritto acquisito in origine, non identificandosi più in una funzione di solidarietà assistenziale tra i coniugi, ma come una rendita perpetua, realizzando un indebito arricchimento giustificato soltanto da un preesistente rapporto matrimoniale ormai concluso.

Con sentenza della Corte di cassazione, il nuovo parametro,si fonda sulla considerazione che il divorzio comporta lo scioglimento definitivo dei rapporti esistenti tra i coniugi, sia dal punto di vista personale sia economico, considerando gli ex-coniugi come persone singole.

Quindi, oggi, l’assegno divorzile non ha più lo scopo di riequilibrare i rapporti economici tra le parti mediante il godimento dello stesso tenore di vita avutosi in costanza di matrimonio. Bensì, dovrà basarsi solo sull’indagine relativa alla possibilità per il coniuge beneficiario di possedere i mezzi economici, al fine di consentirgli la propria indipendenza economica accertando la sua impossibilità di procurarseli per circostanze estranee alla sua volontà.

La Corte di Cassazione, il 10 maggio 2017, è arrivata a questa conclusione dovendo decidere sul ricorso di una donna contro la decisione della Corte di Appello di Milano che le aveva negato l’assegno di mantenimento, stabilendo che mancasse della documentazione sulla situazione dei suoi redditi e che invece quelli dell’ex marito avessero subìto una contrazione dopo il divorzio.

La Cassazione ha dato quindi ragione alla Corte d’Appello, spiegando nelle motivazioni della decisione che bisogna «superare la concezione patrimonialistica del matrimonio inteso come ‘sistemazione definitiva» perché è «ormai generalmente condiviso nel costume sociale il significato del matrimonio come atto di libertà e di autoresponsabilità, nonché come luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita, in quanto tale dissolubile».

La Cassazione, quindi, ha stabilito che «non sia configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale», descrivendo questo orientamento giurisprudenziale come ormai superato a livello storico e culturale, e aggiungendo che «il rapporto matrimoniale si estingue non solo sul piano personale ma anche economico-patrimoniale, sicché ogni riferimento a tale rapporto finisce illegittimamente con il ripristinarlo, sia pure limitatamente alla dimensione economica del tenore di vita matrimoniale, in una indebita prospettiva di ultrattività del vincolo matrimoniale»

Questi sono i 4 parametri stabiliti dalla Corte di cassazione per vedere se il richiedente abbia diritto all’assegno di mantenimento:

  • il possesso di un reddito
  • il possesso di patrimoni mobiliari e immobiliari
  • la capacità di lavorare (in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro indipendente o autonomo)
  • la disponibilità di un’abitazione

Il beneficiario dell’assegno dovrà dunque dimostrare, nel caso in cui non gli venga subito riconosciuto l’assegno di mantenimento, di essersi impegnato nel tentativo di raggiungerlo. Ma invano. Documentando il tutto.

Matrimoni e divorzi, ultimi dati ISTAT

Secondo gli ultimi dati ISTAT, diramati nell’annuario 2017, nel 2015 i matrimoni riprendono a crescere, passando da 189.765 a 194.377 celebrazioni. Le separazioni legali passano da 89.303 nel 2014 a 91.706

nel 2015 e i divorzi aumentano in misura marcata, passando da 52.355 a 82.469 anche per effetto dell’introduzione del ‘divorzio breve’.

I divorzi aumentano in misura marcata passando da 52.355 nel 2014 a 82.469 nel 2015; l’incremento è così consistente a causa dell’entrata in vigore a metà 2015 del “divorzio breve” che, riducendo drasticamente il periodo che deve intercorrere obbligatoriamente tra il provvedimento di separazione e quello di divorzio, ha portato ad anticipare nel 2015 una gran parte di quei divorzi (con separazioni concluse nel triennio 2013-2015) che con la vecchia normativa avrebbero visto decorrere i termini temporali non prima del 2016.

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