Decreto Fare, quello che c’è di Buono e cosa Manca

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La decretazione a “effetto” è stato un tratto distintivo dei governi degli ultimi anni. Quante volte è stato annunciato il decreto delle meraviglia, sorta di bacchetta magica fatta di paragrafi e commi, in grado di risollevare le sorti del paese? Immaginiamo solo il Decreto Crescitalia del governo Monti rivelatosi poi un fiasco.

Il Governo Letta ha varato il Decreto Fare. Un verbo, il “fare”, che certamente restituisce un po’ di umiltà allo strumento legislativo. Questo attraverso un verbo che, tutt’al più, indica una certa volontà e non la sicurezza di raggiungere l’obiettivo.

Ad ogni modo, il Decreto Fare è molto lungo e in alcune parti pure complesso. Qualche proposta logica e di buon senso c’è, è innegabile, ma c’è anche un certo numero di mancanze. Ecco una lista esaustiva.

Equitalia

L’agenzia è sotto l’occhio del ciclone in quanto accusata di istigare al suidicio con la rigidità che la contraddistingue nell’esazione dei pagamenti. Ebbene, è stata resa più “umana”. Il decreto garantisce ora la possibilità di dilazione il pagamento del debito in 120 rate mensili anziché in 72. Inoltre decreta l’impignorabilità della prima casa.

Edilizia e infrastruttura

Con un colpo a sorpresa in pieno stile keynesiano, il Governo stanzia 2 miliardi per le infrastrutture (per completare quelle vecchie e costruirne di nuove). Il lato negativo della questione è che verranno spalmato in quattro anni (da qui al 2017). Il lato positivo è che, secondo le stime, creeranno 30mila posti di lavoro, di cui 20mila diretti. Per l’edilizia è stato pensato anche un processo di snellimento della burocrazia, da concretizzare con l’istituzione dello Sportello Unico, piattaforma che verrà utilizzata per chiedere l’avvio di interventi edilizi.

Agenda Digitale

Il Decreto spariglia un po’ le carte in tavola, nominando un nuovo commissario, sebbene lasci al suo posto l’Agenzia. Sul piatto l’accelerazione (teorizzata ma di attuazione incerta) dell’obbligo della Pec e della Carta d’Identità Digitale. Poco si dice però sul digital divide, vera piaga – telematicamente parlando – del nostro paese. E poco si dice sulla mentalità dei manager a riguardo, che considerano l’IT come un fastidioso vezzo della modernità. Piccola nota di merito: non serviranno più nome utente e password per usufruire dell’internet cittadino, un passo in avanti nella liberalizzazione del Wi-Fi.

Ricerca e innovazione

Viene potenziato il Fondo Speciale per La Ricerca Applicata (FSRA), grazie al quale i progetti di ricerca – che vinceranno i bandi – potranno essere finanziati al 50% delle loro richieste. Viene fruttato il credito agevolato. Viene dato spazio alle start-up, agli spin-off universitari e ai progett di social innovation per i giovani under 30. Viene potenziato il rapporto tra il mondo della ricerca pubblica e le imprese.

Foto originale by Niccolò Caranti