Il Decreto Debiti PA è solo un Bluff

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E’ stato salutato come il provvedimento “migliore” del Governo Monti, l’unico in grado di dare una spinta all’economia italiana e di tirarla fuori dalle sacche della crisi. Il decreto per lo sblocco dei pagamenti alle imprese, però, ha suscitato la delusioni di molti. Tra le definizioni negative spicca la metafora della montagna che partorì il topolino. Ecco gli argomenti in uso dai detrattori dell’ultima fatica del governo tecnico.

Il decreto è stato redatto e approvato senza conoscere l’entità del problema. Ossia l’ammontare dei debiti che la Pubblica Amministrazione ha contratto nei confronti delle imprese. Il Governo ha certificato 80 miliardi di debiti, ma la cifra si riferisce al 31 dicembre 2011, dunque a quasi un anno fa. Nessuno sa quanto sia grande il debito. Solo la Cgia di Mestre si avventurata in un calcolo, che comunque appare sorprendente. Secondo l’associazione il debito andrebbe dai 120 ai 130 miliardi.

40 miliardi sono pochi. Sarebbero pochi anche rispetto alle cifre ipotizzate dal Governo, figuriamoci rispetto alle cifre della Cgia. Senza contare che questi 40 miliardi saranno erogati in un tempo lunghissimo (21 mesi). Di questo passo, occorreranno sei anni affinché tutte le imprese ricevano quanto spetta loro. Si rischia di consegnare denaro a imprese morte e sepolte.

Il procedimento è macchinoso. Troppa burocrazia per avere indietro i propri soldi. 26 miliardi su 40, infatti, verranno gestiti dalla Cassa Depositi e Prestiti. Il titolare dell’impresa creditrice è chiamato a intraprendere complicate procedure amministrative di compartecipazione ai fondi della Cassa. In questo senso si profila anche un aiuto indiretto alle banche, visto che molte di loro sono azioniste proprio della CdP.

Liquidi se ne vedranno comunque pochi. I pagamenti avverranno sotto forma di Titoli di Stato, utilizzabili dalle imprese per richiedere nuovo credito a mo’ di garanzia.

Alla luce di queste critiche, il sospetto è che si potesse fare di più e meglio. E pensare che il decreto è stato ritardato di una settimana proprio per essere migliorato e per eliminare alcuni strafalcioni normativi come il divieto delle imprese che riscuotono il credito di accettare nuove commissioni dalle Pa.

Un provvedimento invocato da molti esponenti del mondo delle imprese è la conversione dei debiti in crediti. Ossia la detrazione dalle tasse. Se per esempio un impresa deve pagare 10.000 euro di Imu e vanta un credito nei confronti dello Stato per 9.000 euro, dovrà pagare solo 1.000. Il provvedimento risolverebbe il problema della pressione fiscale sulle imprese, almeno in via temporanea, (e basterebbe una semplice sottrazione), ma l’ipotesi non è stata nemmeno presa in considerazione.

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