Debito pubblico, lo strumento di schiavitù dell’Occidente nei confronti di Cina e Russia

Va bene, “schiavo” è una parola grossa. Eppure un certo cambiamento nei rapporti di forza c’è stato. I due blocchi sono gli stessi da una quindicina di anni a questa parte, distribuiti ancora una volta sulla base dei punti cardinali (non ci è bastata la Guerra Fredda?). Ma se per tutto il secolo XX la divisione è cosa sull’asse ovest-est, oggi a un Occidente si contrappone un Oriente, al quale si aggiunge parte del Sud del mondo. Se si guarda una qualsiasi cartina geografica, appare evidente: Stati Uniti ed Europa sono accerchiati. Da chi? Dai nuovi ricchi, o meglio dai paesi emergenti. BRICS, se volete: Brasile, Russia, Cina, Suda Africa.

La Guerra Fredda è durata quarant’anni e per la maggior parte del tempo ha portato con sé la minaccia del conflitto armato. La guerra odierna, se si può chiamare così, rischia di durare molto. Anche l’esito potrebbe essere completamente diverso.

Se si prende in considerazione un certo tipo di parametri, lo scontro è già finito e sul campo c’è già il vincitore. Il quale, purtroppo per noi, non è l’Occidente. Fautore di questa tesi è Rodolfo Casadei del settimanale Tempi. Secondo il giornalista, il motivo di cessione di sovranità risiede nel debito pubblico. E’ sufficiente, infatti, andare a spulciare i dati sull’indebitamento di ciascun paese e interpretare il tutto sulla scorta degli ultimi episodi di politica estera.

E’ tutto chiaro: i paesi che stanno “soccombendo” dal punto di vista politico, che stanno soffrendo di un crollo molto intenso della credibilità e non riescono a imporre il proprio softpower, sono quelli che soffrono di un debito molto alto. Di contro, i paesi che stanno facendo segnare miglioramenti nei rapporti internazionali sono proprio quelli che, di debito, ne hanno poco o molto poco.

Soprattutto, a incidere, è la quantità di debito detenuto in mani estere. Se entra in gioco questo elemento, il ragionamento comincia a risultare evidente. Ad ogni modo, il debito degli Stati Uniti si attesta intorno al 103% del rapporto con il Pil, il 48% del quale è in possesso di investitori stranieri. Il debito dell’Unione Europea è invece al 92% e anche in questo caso quasi la metà è “estera”. Ciò che colpisce è l’aumento del debito che caratterizzato l’Occidente. La colpa è della crisi economica. Negli Usa, in Giappone e nel Regno Unito, il debito è aumentato (anche di 40 punti percentuali) perché sono state adottate politiche monetarie molto espansive. In Europa, è aumentato per il motivo esattamente opposto e nello specifico perché sono state adottate politiche monetarie restrittive, quindi di austerity (che hanno generato disoccupazione e ristretto la base imponibile). D’altronde è appurato dai precedenti: nei periodi di crisi, il debito aumenta sempre.

Colpisce anche il confronto, sul fronte dell’indebitamento, con i paesi BRICS. La Russia ha un debito molto basso (17%) e lo stesso si può della Cina (40%), Sud Africa (47%), Brasile (65%) e India (68%). Gli episodi di “debolezza manifesta” che hanno avuto l’Occidente come protagonista e che riflettono i dati del debito pubblico sono tanti. Per andare al più recente, la spavalderia e noncuranza con cui la Russia ha chiuso i rubinetti del gas, il silenzio degli Stati Uniti sulle violenze compiute dai cinesi in occasioni delle manifestazioni a Hong Kong, l’approccio blando e a tratti remissivo con cui l’UE e l’Italia stanno affrontando la questione dei Marò. La lista dei fatti, però, potrebbe essere ancora più lunga. Perché la questione del debito, soprattutto esterno, è legata al concetto di potere? Il ragionamento è molto semplice. Se devi denaro a una persona, quella persona può influenzare le tue azioni. Ciò vale a maggior ragione se sostituiamo “Stato” a “persona”. Anche perché dichiarare default non si può, o è molto difficile – dannoso. Sicché non c’è altra alternativa che ingraziarsi il creditore.

Può sembrare un ragionamento riduttivo ma non lo è. Anche perché la storia è piena di precedenti che, in qualche modo, confermano l’esistenza del rapporto debito-potere.

Una delle strategie in campo internazionale che hanno reso gli Antichi Romani una potenza egemone aveva come ingrediente essenziale l’indebitamento. Ovviamente non l’indebitamento di Roma, ma di alcuni Stati vassalli. In questo modo, la voce in capitolo negli affari interni era assicurata. A fungere da battistrada per questo metodo politico, Atene: per tutto il V secolo ha avuto l’intera Lega di Delo nelle sue mani per il semplice fatto di aver prestato denaro alle polis che ne facevano parte. A incarnare meglio degli altri questo tipo di politica sono però state le città italiane durante il rinascimento. A quell’epoca, metà degli Stati-Nazione in Europa erano indebitato con Firenze e Genova e questo ha reso i rispettivi Stati delle vere e proprie potenze egemoni (il tutto nonostante la differenza nelle dimensioni). E’ utile, però, guardare anche al passato recente. Dopo la Seconda Guerra Mondiale gli Stati Uniti, attraverso il Piano Marshall, hanno legato a sé “per sempre” l’Europa. Non era scontato, infatti, che il Vecchio Continente seguisse il Nuovo, anche perché i sovietici erano pronti ad allungare le loro mani su Italia, Francia e Germania Ovest. Il Piano Marshall insegna, tra le altre cose, che l’indebitamento produce soft power per il creditore anche quando non viene richiesta la remissioni, ossia quando non si usa l’arma del ricatto. Funziona quasi altrettanto bene “il senso di gratitudine”. Oppure, molto banalmente, i finanziamenti vengono concessi sulla base di accordi di natura prettamente politica (De Gasperi dovette bandire i comunisti dal Governo).