Il Debito Pubblico Italiano è basso come quello Tedesco

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Il debito pubblico italiano non è poi così alto. Anzi, è basso come quello della Germania, super potenza economica rinomata per la sua strabiliante stabilità finanziaria. Come può essere? I numeri, anzi le percentuali, parlano chiaro: il debito italiano è vicino al 130% del Pil, il debito tedesco è vicino all’80% del Pil.

A spiegare questo paradosso è una ricerca di Unicredit-Pioneer che ha considerato, oltre ai parametri sopra elencati (debito e Pil) anche un parametro troppo spesso ignorato, quello della ricchezza privata. Dunque, se poniamo al numeratore il debito e al denominatore la ricchezza privata detenuta dai cittadini, e si moltiplica tutto per cento, si scopre che il rapporto per l’Italia è del 22,3%, per gli Stati Uniti del 23,3% e per la Germania del 22,2%. La conclusione è intuitiva: nonostante la crisi, le tasse, la disoccupazione e l’inadeguatezza dei salari, le famiglie italiane sono ricche. Ricche non perché guadagnano, ricche perché hanno risparmiato e hanno raccolto un certo gruzzolo. D’altronde, è grazie a questa “italica” tendenza al risparmio che il nostro paese vive ancora una situazione di pace sociale. I disoccupati non muoiono di fame perché possono contare sulle pensioni e sui risparmi della propria famiglia di provenienza. Se i giovani non hanno raggiunto l’orlo della disperazione, ma sono semplicemente rassegnati, è merito dei loro genitori che hanno messo qualcosa da parte. Per la precisione, 8mila miliardi di euro, considerando tutto (patrimonio mobiliare e patrimonio immobiliare). Se pensiamo che il debito pubblico è di 2mila miliardi, il risultato del 22,3% è presto spiegato.

Una situazione più o meno felice, quella della ricchezza personale, ma che non è immune alla crisi. Anzi, la crisi sta intaccando i risparmi personali (la gente non riesce ad arrivare alla fine del mese con quello che guadagna). A dimostrarlo è il trend negativo che sta interessando questo importante parametro. Sempre la ricerca di Unicredit-Pioneer dimostra che la ricchezza personale è cresciuta in maniera costante dal 1995 (anno in cui è iniziata la rilevazione) fino al 2011 a un ritmo del 2,5% annuo. Specie dal 2001 al 2007, periodo in cui il Pil dell’Italia è cresciuto (sebbene lentamente) la ricchezza è aumentata del 5% all’anno. Dal 2008 al 2011 è invece diminuita dell 0,9%, mentre per il 2012 si è stimato un allarmante -3%. Siamo di fronte all’erosione dei risparmi che non vanno a coprire attività di consume, dunque benefiche per l’economia, ma semplicemente spese di sopravvivenza come il pagamento delle tasse o l’acquisto di generi di prima necessità.

La ricchezza privata rappresenta una forza in grado di controbilanciare il peso del debito pubblico? Probabilmente sì, ma semplicemente perché può ricoprire un ruolo di salvagente per le famiglie che non riescono a sopportare le manovre legate alle policy dell’austerity. Non rappresenta, di contro, una garanzia per il pagamento di questo debito, come invece sostiene Berlusconi. Affinché possa rappresentarlo, sarebbe necessario improntare una discussione sull’eventuale prelievo forzoso: 32mila euro a persona in media. A Cipro si è scatenato l’inferno (e giustamente) per molto meno. Immaginate cosa succederebbe in Italia.