Debiti Pubblica Amministrazione: arma a doppio taglio?

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Doveva essere approvato il 3 aprile il decreto per lo sblocco dei pagamenti alle imprese che vantano crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione. E invece con una mossa a sorpresa il Consiglio dei Ministri è stato rinviato prima a data da destinarsi e poi a lunedì 8. Il rinvio ha suscitato la viva protesta dei partiti, che l’hanno inteso come l’ennesimo attacco del Governo Monti alle imprese e a chi, in generale, produce ricchezza nel nostro paese. Il presidente di Confindustria Squinzi ha di contro salutato con favore questa procrastinazione e ha addotto motivi di innegabile solidità.

Il decreto originario contiene infatti clausole e vizi di forma che rischiano di complicare i flussi di pagamenti e di soffocarli sotto una gigantesca coltre di burocrazia. Addirittura sarebbe dannoso per le imprese stesse. Il Sole 24 Ore, informato sul contenuto della prima bozza, ha elencato le criticità.

In primo luogo il decreto contiene un ritocco dell’addizionale Irperf. L’imposta sul reddito, qualora la prima versione fosse approvata, imporrebbe un aumento del tributo di 1.300 euro per i redditi al sotto dei 20.000 euro e un aumento di 635 euro per i redditi al di sopra di quella soglia. Una misura grandemente recessiva.

In secondo luogo il decreto contiene una clausola che sa di beffa. Le imprese che verranno pagate non potranno accettare commesse dalla Pubblica Amministrazione per i prossimi cinque anni. Un effetto collaterale che apparentemente non ha senso ma che sarebbe la causa della morte di un numero spropositato di imprese. Per molte di queste, specie nel sud Italia, lo Stato, le Regioni e i Comuni – insomma, le P.A. – rappresentano gli unici clienti possibili. E’ facile immaginare il destino di un’impresa che non può accettare commesse per cinque lunghi anni.

In terzo luogo il decreto stabilisce la quantità di denaro da erogare a Regioni e Comuni affinché rimettano i loro debiti nei confronti delle imprese, ma non suggerisce nessuno strumento di garanzia circa il reale utilizzo del denaro erogato. Si riversano euro nelle casse delle amministrazioni locali senza sapere se verranno impiegati veramente per pagare le imprese.

Infine, il decreto contiene oltre dieci rinvii a decreti attuativi. In buona sostanza il decreto sarebbe da completare passo passo. E l’esperienza legislativa repubblicana è piena di buone leggi che non sono state messe poi in atto per mancanza di decreti attuativi.

Alcuni di queste criticità sono state risolte, almeno a parole (il nuovo decreto non è stato ancora reso noto). E’ stato sventato l’aumento dell’Irpef, come anche il divieto di accettare commesse pubbliche per cinque anni. Per quanto riguarda il resto, il Governo almeno per ora sta facendo orecchie da mercante.