Debiti PA, brutte notizie per l’Italia

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E’ uno dei tanti problemi che attanagliano il nostro paese. Forse, per una determinata fascia della popolazione, è il problema più importante in quanto rappresenta una vera e propria ingiustizia e assume le sembianze di un crimine. La Pubblica Amministrazione non paga le imprese che hanno realizzato delle commissioni per gli organi dello Stato. I debiti della Pa hanno raggiunto cifre impensabili per un paese civile, fino a contare decine di miliardi. In tempi di crisi economica e di moria della imprese, questa tema ha finalmente acquisito la posizione che si aspetta.

A quanto ammonta il debito delle PA? Sulla cifra non c’è un parere comune. Più ottimiste della media sono le stime di Carlo Padoan, ministro dell’Economia, che in un’intervista al Il Sole 24 Ore ha parlato del problema. “La cifra da aggredire è 60 miliardi”, ha dichiarato. Il titolare del dicastero più importante non ha proposto anche una soluzione ma ha aggiornato gli interessati sui risultati già raggiunti. In buona sostanza, sono stati pagati già 24 miliardi e 5 sono stati stanziati esclusivamente per le Regioni. Un rapido calcolo aritmetico suggerisce che rimangono fuori 31 miliardi. Qualcosa è stato fatto. Molto rimane da fare.

Nel frattempo, a sollevare un polverone che riguarda proprio il debito delle PA è giunto uno studio della Cgia di Mestre. Questo non ha parlato del passato, ossia dei debiti accumulati, ma delle velocità con cui i debiti si accumulano, offrendo al pubblico una fotografia di come il problema sia strutturale e, di conseguenza, destinato a protrarsi nel tempo. Il succo dello studio è il seguente: se si confronta il tempo con cui le amministrazioni italiani erogano i pagamenti con il tempo che ci impiegano gli altri paesi, l’Italia ne esce piuttosto malconcia. In estrema sintesi, il Bel Paese è fanalino di coda con 165 giorni. Ci superano tutti: la Grecia (155 giorni), la Bosnia (41 giorni), la Serbia (46 giorni).

Il risvolto più tragico non ha a che fare con i freddi numeri, ma con la vita delle persone. A causa di questa lentezza, che si trasforma in insolvenza – quasi come fosse un crimine di Stato – le imprese si vedono costrette a licenziare. Il 20% delle imprese ha dichiarato di aver licenziato negli ultimi tre anni almeno un dipendente a causa della mancata erogazione dei pagamenti da parte delle amministrazioni.

Queste le conclusioni – sconsolate – di Giuseppe Bortolussi, presidente della Cgia: “Nonostante dal 1° gennaio 2013 la legge stabilisca che il pubblico deve pagare entro 30/60 giorni, mentre i privati tra i 60/90 giorni queste disposizioni continuano a essere palesemente inapplicate, con ricadute molto pesanti soprattutto per le piccole imprese che dispongono di un potere contrattuale molto limitato”.

Come uscirne? Il ministro Padoan crede che propedeutico alla risoluzione di questa immane distorsione sia la realizzazione di riforme strutturale. Con queste, infatti, si potrà generare crescita e, di conseguenza, un aumento della liquidità. Importante anche il capitolo dei conti pubblici: “La vera crescita non passa per scorciatoie ma da misure strutturali. L’Italia ha le carte in regola sia in termini di continuo consolidamento della finanza pubblica, sia in termini di riforme e proposte da fare”.