Dazi, Trump ora dichiara guerra al Messico

Dopo la Guerra fredda, è arrivata la Guerra dei dazi. Se fino al 1989 – anno della caduta del muro di Berlino e della concomitante fine dell’Unione sovietica – Usa e Urss combattevano una guerra di nervi, fatta di armamenti nucleari e conflitti combattuti criminosamente su territori minori (come Vietnam e Cambogia), ora la guerra si combatte a colpi di dazi.

Obiettivo degli americani, però, non sono più i russi. Verso i quali c’è una discreta distensione (o se preferite, pace armata) proprio dagli anni ‘90, grazie al lavoro di Gorbaciov e di Reagan nel decennio precedente. Bensì, quei paesi che danneggerebbero l’economia statunitense.

Ossia paesi asiatici come Cina e Corea, dove le multinazionali americane producono ma poi rivendono sul suolo americano col medesimo prezzo che i loro prodotti avrebbero se prodotti “in casa”. O contro proprio i produttori provenienti da quelle parti, in particolare, del comparto tecnologico.

Una guerra commerciale che sta avendo conseguenze rilevanti, come il divorzio tra Google e Huawei, col primo che non fornirà più il sistema operativo Android ai device mobili del secondo. Il che sta gettando nel panico milioni di utenti che usano gli smartphone cinesi (sebbene la multinazionale asiatica lancerà un proprio sistema operativo da fine anno, che promette di essere 16 volte più veloce di quello americano).

Altro fronte oggetto dei dazi americani è proprio l’Unione europea. In particolare, la provvigione di alluminio ed acciaio, ma anche tanti prodotti agroalimentari. Il che colpisce ovviamente molti prodotti italiani, come Prosecco, Pecorino, succhi di frutta ed altri prodotti alimentari.

Ma ora la guerra dei dazi finisce per colpisce un altro Paese, questa volta dello stesso continente americano e confinante con gli Usa. Ossia il Messico. Paese più volte nel mirino di “The Donald”, contro il quale ha promesso di ergere un muro al fine di ostacolare l’arrivo di messicani irregolari sul suolo americano.

Ma dato che il muro è difficile da ergere, per questioni economiche e burocratiche, il Tycoon americano ha deciso di praticare una via più semplice e pratica. Indovinate un po’? Già, proprio gli amati dazi.

Dazi contro Messico voluti da Trump

Gli Stati Uniti imporranno una tariffa del 5% su tutte le importazioni messicane dal 10 giugno. E nei prossimi mesi verranno aggiunti dazi fino al 25% se il Messico non intraprenderà azioni per “ridurre o eliminare il numero di stranieri illegali” in arrivo negli Stati Uniti.

A minacciarlo è la Casa Bianca, giovedì scorso, nonostante il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Robert Lighthizer abbia inviato una lettera ai leader del Congresso per dare il via al processo di approvazione degli aggiornamenti dell’Accordo di libero scambio nordamericano. Quello che coinvolge un altro Paese confinante, il Canada, che Trump però pure vuole modificare in quanto sconveniente per gli Usa.

Il presidente Donald Trump ha annunciato per la prima volta le tariffe contro il Messico col mezzo che gli è più congeniale: su Twitter. Se Wiston Churchill in Gran Bretagna inventò i cosiddetti “discorsi dal caminetto” per interloquire coi suoi concittadini, Trump sceglie i cinguettii.

Il Messico è risultato essere il secondo importatore di merci negli Stati Uniti nel 2018, secondo l’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno importato $ 346,5 miliardi di merci dal Messico nel 2018, un aumento del 10,3% rispetto all’anno precedente, secondo l’USTR. Il totale del 2018 ha rappresentato il 13,6% delle importazioni totali statunitensi quell’anno.

“Se la crisi migratoria illegale viene alleviata da azioni efficaci intraprese dal Messico, da determinare a nostra esclusiva discrezione e giudizio, le tariffe saranno rimosse. Se la crisi persiste, tuttavia, le tariffe saranno innalzate al 10% il 1 ° luglio 2019″, ha affermato la Casa Bianca.” Le tariffe saranno aumentate al 15% dal 1° agosto 2019 al 20% il 1° settembre 2019, e al 25 percento il 1 ottobre 2019 “, ha aggiunto.

Le tariffe rimarranno permanentemente al livello del 25% a meno che, e fino a quando, il Messico non interrompa sostanzialmente l’afflusso illegale di clandestini provenienti dal suo territorio.”

Dazi contro Messico: quali conseguenze?

Come funzionano le tariffe? Il Messico è il più grande fornitore straniero di prodotti agricoli negli Stati Uniti, per un totale $ 26 miliardi l’anno scorso, secondo l’USTR. Le principali categorie di importazioni includevano verdure fresche, frutta fresca, vino e birra e alimenti trasformati.

Da parte sua, il Messico ha rispoto in una lettera indirizzata a Trump. Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha detto che non vuole uno scontro, e che i leader hanno la responsabilità di cercare pacifici soluzioni alle controversie. “Presidente Trump: i problemi sociali non possono essere risolti con tasse o misure coercitive”, ha scritto il leader messicano.

Nella stessa, il Presidente Obrador ha aggiunto: “Propongo di approfondire il dialogo, cercare alternative al problema dell’immigrazione e, per favore, ricordi che già lo facciamo. Che non manca il coraggio, che non sono vigliacco né timido ma che agisco in base ai principi: credo nella politica che, tra le altre cose, è stata inventata per evitare scontri e guerre “.

López Obrador ha chiesto che i funzionari statunitensi e messicani inizino a incontrarsi questo venerdì per discutere su come “raggiungere un accordo a beneficio di entrambe le nazioni”.

Il presidente della commissione finanze del Senato Chuck Grassley ha criticato aspramente la mossa del Presidente americano, definendola un “uso improprio dell’autorità tariffaria presidenziale”. “La politica commerciale e la sicurezza delle frontiere sono questioni separate”, ha detto Grassley in una dichiarazione in seguito all’annuncio di Trump.

“Seguire questa minaccia metterebbe seriamente a repentaglio il passaggio dell’USMCA, un impegno centrale della campagna per il Presidente Trump e quella che potrebbe essere una grande vittoria per il Paese”, ha avvertito.

Vedremo come andrà a finire. Donald Trump ha però già dimostrato di non tornare mai indietro nelle sue decisioni e di viaggiare spedito come una scavatrice che non conosce ostacoli. Del resto, il Mid Term tutto sommato lo ha premiato. In quanto, se è vero che alla Camera ha perso seggi – ma ciò è un fatto quasi biologico in questo tipo di tornata elettorale – li ha guadagnati al Senato. Il che non è un fatto trascurabile.

Certo, pesa anche il fatto che non abbia di fronte a sé grandi rivali. Né interni al Partito repubblicano, né esterni, ossia nel Partito democratico. Solo la giovane promessa Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata più giovane eletta proprio nell’ultimo Mid term, sembra essere in grado di contrastare l’imprenditore di origine scozzese. Ma forse proprio la sua giovane età e il suo curriculum politico ancora scarno, potrebbero essere le sue debolezze.

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