L’esperto di cybersecurity contro le criptovalute: parco giochi per terroristi

John Reed Stark ha lavorato nella SEC, l’autorità americana che vigila sulle negoziazioni di Borsa, per oltre vent’anni. Servendo l’agenzia federale come esperto di cybersecurity, ha maturato una grande esperienza relativa a tutto ciò che sia al contempo digitale e legato al denaro. In una recente intervista a Law360, Stark ha parlato della sua opinione in merito alle criptovalute e alle startup connesse.

L’intervista ha toccati diversi punti di questo mercato, con Stark che si è dimostrato molto scettico nei confronti di grossomodo tutti questi. Le sue dichiarazioni sono molto pesanti e per molti versi criticabili, ma senz’altro degne di nota. Gli argomenti sollevati dall’esperto sono molto attuali, specialmente in queste settimane che si prospettano decisive per la regolamentazione del settore negli USA.

L’accusa ad IEO e ICO

Questi due acronimi sono sempre più utilizzati nel mondo dell’economia decentralizzata. La IEO (Initial Exchange Offering) si ha quando un exchange di criptovalute decide di lanciare sul mercato una propria crittomoneta, che gli utenti possono utilizzare solitamente per pagare i servizi dell’exchange ad un prezzo vantaggioso. La ICO (Initial Coin Offering), invece, si ha quando un’azienda decide di lanciare una sua criptovaluta per raccogliere capitali da investire nel suo progetto. In questo caso gli investitori beneficiano dell’aumento del valore dei token acquistati, nel caso in cui il progetto cresca e riesca ad aumentare il suo valore di mercato.

Secondo Stark, si tratta di operazioni finanziarie da cui è meglio tenersi alla larga. Ha motivato la sua affermazione mettendo a confronto questi due modelli con la IPO, la tradizionale operazione di quotazione in Borsa con cui un’azienda decide di offrire le proprie azioni sul mercato. D’altronde non si può nascondere che i due neologismi legati alle criptovalute nascano proprio come derivazione del termine classico dei mercati regolamentati.

L’esperto sostiene che la mancanza di regolamentazione sia sinonimo di rischi, e che la maggior parte di questi lanci avvenga soltanto con l’obiettivo di scappare con i fondi investiti da chi cerca di arricchirsi in fretta. Niente di più di uno specchietto per le allodole, anche se negli ultimi anni abbiamo assistito a lanci di grande successo che ci farebbero pensare al contrario.

Nel mirino la mancanza di regolamentazione

La differenza sostanziale tra quel che avviene con il lancio di un token e quel che avviene con il lancio di un’azione è che, nel secondo caso, parliamo di mercati regolamentati. La regolamentazione è un aspetto sicuramente importante, che tutela gli investitori rendendo necessari approfonditi controlli e processi burocratici prima della quotazione in Borsa.

Allo stesso tempo, per chi conosce bene le criptovalute, le ICO e le IEO nascono proprio contro un sistema troppo rigido e troppo costoso. Una quotazione in Borsa, nei listini meno onerosi, non costa ad un’azienda meno di due milioni di euro. Le ICO nascono per capitalizzare le startup, le aziende innovative che sono agli albori della loro vita e non hanno grandi cifre da investire per eseguire una quotazione regolamentata.

Non possiamo negare che ci sia del vero in quello che dice Stark, perché effettivamente non tutte le ICOs nascono da progetti seri e strutturati. Allo stesso tempo il mercato si sta muovendo in autonomia, facendo nascere agenzie specializzate e piattaforme di crowdfunding che si occupano di selezionare i progetti meritevoli e certificarne la sicurezza.

Riciclaggio, terrorismo e altro ancora

All’ex-dipendente della SEC non sfugge l’argomento che tipicamente viene utilizzato per demistificare le criptovalute. Da una posizione autorevole come la sua, è però interessante ascoltare nuovamente le spiegazioni in merito alla cyber-criminalità legata alle crypto.

Nell’articolo del Law360 leggiamo che la SEC è già a conoscenza di tutte le attività illecite che vengono condotte utilizzando Bitcoin ed altre criptovalute. La stessa SEC sarebbe anche al lavoro per stanare questi cyber criminali residenti negli Stati Uniti, così come avrebbe intenzione di regolamentare le ICOs in modo molto simile alle IPO tradizionali.

Tra i fini illeciti che vengono segnalati circa l’uso di Bitcoin, Stark segnala anche la campagna elettorale. Stando al suo racconto, infatti, l’anonimato delle criptovalute permetterebbe ad altre nazioni ed a gruppi terroristici di finanziare i candidati politici senza che si possa risalire alla loro identità. Queste sono affermazioni molto preoccupanti, che se dovessero trovare seguito concreto nelle indagini della SEC potrebbero portare ad una regolamentazione molto severa del settore.

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