La curva di Laffer: il diagramma che smentisce l’Austerity

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Uno dei temi che sta dominando il dibattito pubblico in Italia (ma anche in Europa) è l’elevata pressione fiscale che attanaglia cittadini e imprese. Le tasse salgono, i consumi diminuiscono, il PIL crolla, però, almeno, il gettito aumenta e si aggiusta il bilancio. E visto che non esiste crescita senza conti in ordine, ben vengano le tasse. E’ questo in estrema sintesi il cuore dell’austerità, la tendenza in voga oggi in Europa.

C’è però una teoria economica, spesso trascurata, che postula l’inganno di questo ragionamento. Ad una elevata pressione fiscale non corrisponde sempre un aumento del gettito, quindi delle entrate. Anzi, più spesso accade il contrario: tasse alte, entrate basse. Tale teoria è in realtà un diagramma. E’ la Curva di Laffer.

Arthur Laffer è un’economista nato nel 1940. Nel 1980 elaborò un diagramma con cui convinse Ronald Reagan ad abbassare le tasse. Un diagramma in grado di dimostrare che a una pressione fiscale elevate corrispondono entrate basse.

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In questo diagramma l’asse delle ascisse è occupato dalla variabile aliquota. Per aliquota, in questo caso, si intende il rapporto tra il reddito imponibile e il prelievo sul reddito stesso. Sull’asse delle ordinate, invece, è posta la variabile gettito, ossia quanto si ricava in soldoni dalla tassazione. Ebbene, incrociando le due variabili il diagramma disegna una curva a campana, con un apice posto più o meno al centro del variante.

Cosa vuol dire? Semplice: l’apice rappresenta l’ultima combinazione aliquota-gettito in cui a tasse elevate corrispondono entrate elevate. Oltre quest’apice, se si aumentano le tasse (dunque l’aliquota) il gettito diminuisce. Il motivo è semplice: una tassazione insopportabile genera conseguenze comportamentali nei contribuenti. Favorisce l’evasione fiscale, l’elusione e la “sottrazione”, ossia il trasferimento del reddito all’estero.

Secondo la Curva di Laffer, la tassazione spietata messa in atto dai governi europei non solo è uno strumento di assestamento del bilancio assai crudele, ma anche inutile e controproducente.

Ad ogni modo, la Curva di Laffer ha suscitato sempre un grosso dibattito. In primis, si è dibattito su quale sia l’ascissa corrispondente al punto di apice, ossia quale sia l’aliquota maggiore che si può applicare prima di generare della tassazione “inutile”. La versione originale di Laffer, prevedeva una campana simmetrica, e dunque poneva l’apice in corrispondenza di una aliquota al 50%, la quale implica che per ogni ora di lavoro il contribuente lavora 30 minuti per sé stesso e 30 minuti per lo Stato. Altre versioni ritraggono, però, un apice spostato sulla sinistra, e dunque implicano la necessita di una aliquota ancora minore.

La verità, purtroppo, è che la Curva di Laffer non offre garanzie circa l’apice. Le aliquote sono poste, per ammissione dello stesso Laffer, in maniera arbitraria e a mo’ di esempio e non rispondono all’evidenza empirica. Tuttavia, al peggio, è impossibile provare le verità della Curva di Laffer, ma è anche impossibile respingerla del tutto.

Foto originale by republicanconference

  • Zorro

    Il problema della pressione fiscale in Italia non è tanto quello della sua misura ma quello dell’inconsistenza dei servizi che lo stato mette a disposizione dei cittadini a fronte del carico loro imposto. Nei Paesi scandinavi la pressione fiscale è alta ma nessuno si lamenta perchè il sistema sociale funziona ed i cittadini non hanno, come in Italia, l’impressione di essere rapinati e di dover mantenere con il proprio lavoro una pletora di dipendenti pubblici percepiti come fannulloni…. Riflettiamo profondamente su questo punto perché altrimenti non si esce da questa spirale negativa.