Crypto News: Bitcoin a 67.000$, Petrolio a 110$ e Crisi USA-Iran: che è successo in settimana?
Quattro giorni. Dal rally istituzionale più entusiasmante degli ultimi mesi al panico geopolitico più intenso degli ultimi anni.
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Lunedì abbiamo avuto Bitcoin sopra i 72.000 dollari. Venerdì sera il prezzo è sceso i 68.000. In mezzo, il petrolio ha sfondato quota 100 dollari, le tensioni tra Washington e Teheran si sono trasformate in operazioni militari concrete, e il Fear & Greed Index è precipitato a 18 in territorio di paura estrema, il livello più basso dall’inizio del 2023.

Sommario
Bitcoin tra rally istituzionale e panico geopolitico
A metà settimana Bitcoin aveva toccato i 72.700 dollari, spinto da uno short squeeze potente e da una serie di notizie istituzionali che si erano accumulate in pochi giorni.
Poi è arrivata la geopolitica. Le tensioni USA-Iran, che covavano da settimane, sono esplose in azioni militari. Il petrolio ha sfondato i 110 dollari al barile, l’avversione al rischio si è diffusa rapidamente e Bitcoin ha bruciato oltre 110 miliardi di capitalizzazione in poche sedute.

Sabato 8 marzo, le borse tradizionali erano chiuse e il mercato crypto si è trasformato nel termometro in tempo reale del risk-off globale: 302 milioni di dollari in liquidazioni in 24 ore. BTC scivolato a 67.947 dollari. Ethereum tornato sotto i 2.000.
Sul piano tecnico, la situazione è chiara e non particolarmente incoraggiante. Bitcoin si trova sotto tutte le medie mobili esponenziali chiave. Una configurazione che viene letta come segnale ribassista su tutti i timeframe. I dati on-chain, però, raccontano qualcosa di diverso dal panico di superficie: le balene hanno acquistato 270.000 BTC negli ultimi 30 giorni, il livello più alto in tredici anni.

Le riserve sugli exchange sono scese a 2,31 milioni di BTC, minimi dal 2018. I livelli da monitorare: supporto immediato a 65.000 dollari, poi il Realized Price a 54.900 dollari come ultima linea difensiva strutturale.
ETF Spot su Bitcoin: recupero reale, poi il venerdì nero
Dopo cinque settimane consecutive di deflussi per circa 3,8 miliardi di dollari, il comparto ETF spot su Bitcoin aveva finalmente ritrovato un ritmo. La settimana si è chiusa con +568 milioni di dollari di afflussi netti, la seconda settimana positiva di fila dopo i 787 milioni della precedente. Un segnale che il capitale istituzionale stava tornando ad affacciarsi, con cautela, sul mercato.

I primi tre giorni erano stati quasi euforici: 458 milioni lunedì, 225 martedì, 461 mercoledì. Poi la geopolitica ha fatto il suo corso. Giovedì, deflussi per 227 milioni. Venerdì, altri 348 milioni in uscita.
Il saldo settimanale resta positivo, ma il momentum costruito nelle prime tre sedute si è dissolto in 48 ore.
Il petrolio sfonda i 100$: lo shock che ha travolto i mercati
Il greggio WTI ha toccato 119 dollari al barile nelle contrattazioni asiatiche A scatenare la fiammata è stata la notizia che l’Iraq aveva avvertito di possibili interruzioni da 3 milioni di barili al giorno, con le forze iraniane che minacciano nello Stretto di Hormuz. Il calo netto di offerta stimato supera i 20 milioni di barili al giorno.

Le conseguenze sui mercati sono state immediate. La probabilità di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione del 18 marzo è crollata ai minimi. Eppure, nonostante lo shock e il clima di panico, Bitcoin ha tenuto sopra i 67.000 dollari alla riapertura di lunedì, un segnale che qualcuno ha letto come una forma di resilienza relativa in uno scenario macro particolarmente ostile.
Cosa aspettarci?
La prossima settimana sarà un test. Se Bitcoin riesce a tenere l’area 65.000–67.000 dollari e la situazione geopolitica non peggiora ulteriormente, potremmo vedere un tentativo di recupero verso i 72.000. Se invece il supporto cede, potremmo andare a ritestare livelli sotto i 60.000$.
Le balene, però, non hanno venduto: hanno comprato 270.000 BTC in 30 giorni. Il mercato è ancora in fase di incertezza, ma qualcuno è convinto di sapere cosa sta comprando.
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