Crypto crime 2026: 154 miliardi di flussi illeciti, l’84% in stablecoin
Il Crypto Crime Report 2026 di Chainalysis: $154 mld di flussi illeciti, +162% in un anno, l'84% in stablecoin. Cosa significano questi numeri?
Il 2026 Crypto Crime Report di Chainalysis racconta un crimine che è diventato adulto: dalla truffa improvvisata all’economia industriale. Stati nazione che evadono sanzioni on-chain, reti cinesi che vendono “riciclaggio come servizio”, stablecoin scelte come binario tanto dai legittimi quanto dagli illeciti. Ma, e questo è il punto, il crimine resta meno dell’1% del volume crypto totale. La trasparenza della blockchain non è il nemico: è la principale arma di chi indaga.
La fotografia 2026 di Chainalysis: i numeri del record
Nel 2025 gli indirizzi crypto identificati come illeciti hanno ricevuto almeno 154 miliardi di dollari, il 162% in più rispetto all’anno prima.
È la cifra più alta che Chainalysis abbia mai misurato, e a guidarla è soprattutto un numero: il valore arrivato a entità sotto sanzioni è cresciuto del 694% in dodici mesi. Ciò significa che la cripto-criminalità non è più solo questione di truffatori e hacker ma è diventata anche uno strumento di geopolitica.
Conviene però mettere subito un freno alle letture catastrofiche. La stesso Chainalysis precisa che gli illeciti restano meno dell’1% del volume crypto attribuibile: un numero che cresce in valore assoluto ma resta piccolo in proporzione a un’economia digitale che continua a espandersi.
C’è poi una nota di metodo importante: la cifra del 2024 è stata rivista da 40,9 a 57,2 miliardi man mano che nuove indagini hanno scoperchiato indirizzi illeciti prima ignoti.
Per estensione, anche i 154 miliardi del 2025 sono una stima di partenza: tra dodici mesi il numero reale sarà quasi certamente più alto.

La crescita del volume illecito 2024 → 2025: +162% in un anno, con l’84% delle transazioni in stablecoin. Fonte: Chainalysis, The 2026 Crypto Crime Report.
Perché le stablecoin sono diventate il canale preferito (84%)
Il dato più rilevante per chi usa le cripto ogni giorno è che l’84% di tutto il volume illecito del 2025 è passato in stablecoin.
Non è una sorpresa: le stablecoin, scrive Chainalysis, sono diventate il canale preferito anche degli illeciti per le stesse ragioni che le rendono comode agli utenti normali, sono trasferibili oltre frontiera senza attriti, hanno volatilità bassa, funzionano in molti contesti.
🛠 GUIDA PRATICA Stablecoin: tutto quello che devi sapere
È un punto di onestà che vale la pena ricordare: il fatto che i criminali usino le stablecoin non rende le stablecoin uno strumento criminale, come il fatto che si usino dollari nel narcotraffico non rende il dollaro un’arma. Il problema è dove e come, non lo strumento.
Stati nazione on-chain: la novità del 2025
La vera novità del 2025, e probabilmente la storia che resterà di questa edizione del report, è il salto della cripto-criminalità a livello di stato nazione.
Tre paesi soprattutto: Corea del Nord, Russia, Iran. Tre logiche diverse, un solo denominatore comune, usano la blockchain per aggirare il sistema finanziario tradizionale.
Corea del Nord: $2 miliardi rubati, Bybit è il più grande heist crypto della storia
I gruppi hacker legati alla Corea del Nord hanno rubato circa 2 miliardi di dollari in tutto il 2025, il loro anno più distruttivo di sempre.
La voce dominante è il colpo di febbraio 2025 a Bybit, da quasi 1,5 miliardi di dollari: il più grande furto crypto della storia.
La sofisticazione, nota Chainalysis, non sta solo nell’attacco iniziale ma nella fase di riciclaggio: la rete DPRK ha sviluppato tecniche di riciclaggio sempre più stratificate, sfruttando bridge cross-chain, exchange decentralizzati e mixer per spezzare la tracciabilità.
Russia: il token A7A5 e $93 miliardi di evasione sanzioni
Sul fronte Russia, il fatto del 2025 è la nascita di A7A5, un token rublo-backed lanciato a febbraio per agevolare proprio l’evasione delle sanzioni.
In meno di un anno ha movimentato oltre 93,3 miliardi di dollari di transazioni: una cifra impressionante per un asset costruito su misura.
Mostra come un’intera infrastruttura monetaria parallela possa essere costruita dal whitepaper al volume di un sistema bancario in meno di dodici mesi. Una legge russa del 2024 aveva preparato il terreno; il 2025 lo ha riempito.
Iran e proxy: oltre $2 miliardi attraverso Hezbollah, Hamas e Houthi
L’Iran lavora in modo diverso, attraverso una rete di proxy. Hezbollah libanese, Hamas, Houthi yemeniti e altre organizzazioni allineate hanno usato le cripto in modi mai osservati prima.
Oltre 2 miliardi di dollari attraverso wallet confermati nelle designazioni di sanzioni, ma quella cifra è solo la porzione direttamente identificata.
Le finalità sono note: finanziamento del terrorismo, vendita illegale di petrolio, acquisto di armi e materie prime.
Le reti cinesi di riciclaggio (CMLN): l’industria del laundering-as-a-service
Se gli stati sono la novità, le reti cinesi di riciclaggio (Chinese-language Money Laundering Networks, o CMLN) sono diventate la struttura portante del crypto crime nel 2025.
Chainalysis le chiama “l’industria del laundering-as-a-service”: il riciclaggio venduto come servizio a chi ne ha bisogno, dai narcotrafficanti ai gruppi DPRK. Lo scopo è quello di scalare. Nel solo 2025 il loro perimetro è stimato in oltre 16,1 miliardi di dollari di flussi gestiti.
Il cuore del sistema sono le “piattaforme di garanzia”, vetrine pubbliche su Telegram come Huione Guarantee, distrutta in parte nel 2025 quando Telegram ha rimosso alcuni account, ma riemersa su piattaforme alternative.
Dal 2020, secondo Chainalysis, gli afflussi alle CMLN sono cresciuti 7.325 volte più velocemente rispetto agli altri canali di riciclaggio, e 2.190 volte più velocemente dei flussi interni al circuito illecito.
Numeri che danno la misura di un’industria che ha completamente cambiato scala.
| Area del crypto crime 2025 | Volume | Nota chiave |
| A7A5 (token Russia) | $93,3 mld | In meno di un anno; evasione sanzioni |
| Reti cinesi di riciclaggio (CMLN) | $16,1 mld | Laundering-as-a-service; crescita 7.325× dal 2020 |
| Scam (truffe a utenti) | $14 mld | Era $9,9 mld nel 2024; impersonification +1.400% |
| Furti DPRK (incl. Bybit) | $2 mld | Bybit $1,5 mld = il più grande heist di sempre |
| Reti proxy Iran | $2+ mld | Hezbollah, Hamas, Houthi |
| Ransomware | $820 mln | -8% YoY ma vittime +50%; 85 gruppi attivi |
Le sei aree principali del crypto crime nel 2025. I volumi non sono sommabili: le categorie si sovrappongono (es. le CMLN riciclano anche fondi DPRK). Fonte: Chainalysis, The 2026 Crypto Crime Report.

Le aree principali del crypto crime 2025 a confronto per dimensione.
Fonte: Chainalysis, The 2026 Crypto Crime Report.
Scam: il crimine che tocca davvero l’utente comune
Il dato più rilevante per chi legge questo articolo, però, non è A7A5 e non sono nemmeno i CMLN.
È il capitolo scam: i furti diretti agli utenti. Nel 2025 i truffatori hanno incassato in cripto almeno 14 miliardi di dollari, contro i 9,9 miliardi del 2024.
E la categoria che è esplosa è una in particolare: le truffe per impersonificazione, cresciute del 1.400% in un anno.
L’impersonificazione funziona perché sfrutta la fiducia. Il modello più diffuso negli Stati Uniti del 2025 è il caso E-ZPass: SMS che fingono di essere il sistema dei pedaggi e chiedono un piccolo importo dovuto, attraverso link che portano a pagine clone, dove la vittima finisce per autorizzare prelievi crypto.
Sul versante “privato” il caso più noto è quello dell’impersonificazione di Coinbase: una campagna in cui i truffatori si spacciavano per l’assistenza dell’exchange e, grazie a dati filtrati da un insider, costruivano telefonate credibili che hanno fruttato circa 16 milioni di dollari.
La regola d’oro per te che stai leggendo: nessun exchange, nessuna banca, nessuna agenzia governativa chiede mai password, seed phrase o approvazioni a transazioni via telefono o SMS.
Sul versante più “professionale”, il pig butchering, la truffa che porta la vittima a investire in piattaforme finte fino a perdere tutto, resta dominante per valore.
Buona parte delle operazioni gira intorno a giganteschi complessi nel sud-est asiatico, come il KK Park al confine tra Myanmar e Thailandia: vere fabbriche di truffe in cui persone vengono forzate a lavorare ai computer.
È il punto in cui scam, riciclaggio cinese e tratta di esseri umani si toccano.
Ransomware in calo, ma con più vittime e più gruppi
Nel mare di numeri in crescita, il ransomware è una delle poche voci in calo: 820 milioni di dollari di riscatti pagati nel 2025, in flessione dell’8% rispetto al 2024.
È una buona notizia, perché meno riscatti pagati significa più aziende che resistono. Il quadro però non è tranquillizzante: i dati di eCrime.ch mostrano un aumento del 50% del numero di vittime rivendicate, con circa 85 gruppi di estorsione attivi. Il modello “as-a-service” si è frammentato: meno colossi, più operatori piccoli e indipendenti, più diffusi, più difficili da disarticolare.
Human trafficking: dove il cripto incontra la violenza fisica
Una delle pagine più scomode del report è quella sulla tratta delle persone. I flussi crypto verso servizi sospetti di human trafficking, agenzie Telegram di “reclutamento”, piattaforme di “escort internazionale”, brokeraggio di documenti, pagamento di rapimenti, sono cresciuti dell’85% nel 2025.
È la prova on-chain di quello che si vedeva sotto traccia: una buona parte dell’industria scam asiatica vive di questo, e usa le crypto come mezzo di pagamento.
Si aggiunge la categoria, in crescita, dei “wrench attack”: rapine fisiche in cui la vittima è costretta con la violenza a trasferire i propri asset, spesso pianificate per coincidere con i picchi di prezzo del Bitcoin.
Cosa significa per chi investe dall’Italia
Cosa significa per noi italiani questo report e quale regole possiamo ricavarne.
Primo: riconoscere l’impersonificazione. Gran parte delle truffe arriva da messaggi inattesi che fingono di essere qualcuno di fidato, banche, exchange, fornitori, polizia.
Mai cliccare, mai dare password o seed phrase, sempre verificare richiamando il numero ufficiale.
Secondo: diffidare dei rendimenti garantiti. Pig butchering e high-yield investment program si reggono su piattaforme che mostrano guadagni costanti e altissimi, una cosa che nei mercati reali non esiste.
Terzo: usare i grandi exchange regolamentati e non lasciare cifre importanti su piattaforme sconosciute.
Quarto, sul fronte stablecoin: l’84% del volume illecito non significa che siano illegali o pericolose per l’utente onesto, significa che regolatori ed exchange stanno alzando il livello di compliance.
Quinto, se si è vittime: bloccare subito gli accessi, salvare le prove (TX hash, screenshot, contatti), denunciare alla Polizia Postale e segnalare all’exchange, perché in alcuni casi i fondi possono ancora essere bloccati prima del cash-out.
🛠 GUIDA PRATICA Come custodire le criptovalute in sicurezza
Domande frequenti (FAQ)
È un record assoluto, ma in proporzione resta meno dell’1% del volume crypto. Le criptovalute movimentano molti trilioni di dollari all’anno, e gli illeciti restano una percentuale piccola. È però un numero che cresce in valore assoluto, e soprattutto cambia natura: dalla truffa individuale all’evasione di sanzioni statali.
Per l’utente comune, no. L’84% del volume illecito in stablecoin riflette il fatto che le stablecoin sono diventate il canale privilegiato e più comodo tanto per le transazioni lecite quanto per quelle illecite. USDC e USDT operano oggi con livelli di compliance, monitoraggio e collaborazione con le forze dell’ordine che le rendono spesso più tracciabili di altri strumenti finanziari. Il rischio è l’uso che se ne fa, non lo strumento.
Tre azioni rapide: bloccare ogni ulteriore accesso ai propri wallet ed exchange (cambiare password, revocare permessi); raccogliere ogni prova possibile (hash di transazione, screenshot, contatti); denunciare. In Italia il riferimento è la Polizia Postale, che ha un’unità dedicata al cyber crime, e in parallelo va segnalato all’exchange usato, perché in alcuni casi i fondi possono ancora essere bloccati prima del prelievo verso wallet difficili da tracciare.
In sintesi
Il Crypto Crime Report del 2026 di ChainAnalysis racconta un settore in cui il crimine è diventato adulto in modo perfino sgradevole: dal singolo hacker alla rete-stato, dalla truffa improvvisata all’impersonificazione industriale.
Eppure, è bene tenerlo a mente, parliamo di meno dell’1% del volume crypto totale.
La differenza tra il 2025 e gli anni passati non è la quantità ma la natura del crimine: oggi è più organizzato, più transnazionale e più visibile, proprio perché la blockchain, nonostante tutto, resta una delle infrastrutture più trasparenti che esistano per il movimento del denaro.
Chainalysis — The 2026 Crypto Crime Report