Crollo del petrolio, cosa cambia nella vita degli italiani?

Il crollo del prezzo del petrolio fa bene all’Italia? Se lo chiedete a un passante vi risponderà di sì. Magari si limiterà a indicare una colonnina di benzina. A livello concreto, per gli italiani le ultime vicende legate all’oro nero si traducono infatti in una riduzione del prezzo della benzina. Come non essere contenti? Eppure, la questione è un po’ più complessa. La verità è che il crollo del petrolio da un lato favorisce la ripresa dell’Italia, dall’altro la frena.

Era dagli anni ’80, precisamente dal 1985-1986, che il prezzo al barile non è vittima di una spirale discendente così intensa. All’epoca il calo fu del 70%. Ad oggi, su base annuale, si registra una riduzione del 60%. E’ possibile affermare che il trend continuerà ancora per molto. L’unico paese che, da solo, sarebbe in grado di orientare l’andamento – l’Arabia Saudita – ha dichiarato di non volerlo fare. La patria degli sceicchi potrebbe diminuire la produzione e così restringere l’offerta, ma ciò andrebbe nel lungo periodo a comprimere la sua quota di mercato, di cui è per ovvie ragioni particolarmente gelosa. Sicché, sperando che quello del petrolio sia un malessere passeggero, non ha intenzione di modificare i suoi piani.

Ma torniamo all’Italia.

I vantaggi del crollo del petrolio

Sono facilmente intuibili. Per le famiglie, aumenta il reddito disponibile. Con la benzina scesa di 0,30 centesimi rispetto a un anno fa il risparmio a fine anno sfiorerà mediamente i mille euro all’anno. Tutto ciò potrebbe portare a un rilancio dei consumi. Senza contare, poi, che molti prodotti scenderanno presumibilmente di prezzo: la stragrande maggioranza sono realizzati attraverso procedimenti che utilizzano il petrolio (magari anche solo carburante) o che si servono del trasporto a benzina. Anche le aziende godranno di certi benefici. I costi di produzione, infatti, scenderanno notevolmente. Infine, anche lo Stato dovrebbe tirare un sospiro di sollievo. Con l’aumento dei consumi, il conseguente aumento del reddito imponibile, crescerebbero anche le entrate fiscali e ciò avrebbe ripercussioni positive sui bilanci.

Gli svantaggi del crollo del petrolio

Innanzitutto, ai mercati le ultime vicende del petrolio non stanno piacendo. Il motivo risiede nel fatto che un calo dell’oro nero rivela una debolezza globale di fondo, e quindi peggiora le aspettative. E’ logico: se il prezzo scende, lo fa perché è diminuita la domanda, il ché non è propriamente un evento che possa creare fiducia.

C’è poi il discorso delle deflazione. Il crollo del petrolio ha inciso sull’indice dei prezzi al consumo e ha ufficialmente catapultato l’Europa nella spirale deflattiva. A livello concreto cambia poco rispetto a prima perché gli altri prodotti, almeno fino a questo momento, non si sono mossi. Ma è indubbio che il segno meno metta paura agli investitori e crei le peggiori aspettative.

Preoccupa anche la borsa. Gli energetici saranno gli unici a soffrire in maniera diretta del trend al ribasso del petrolio. Tra questi, spicca Eni che, guarda caso, rappresenta il 15% del Ftse Mib. Non è difficile prevedere un suo esordio in territorio negativo.

Infine, la situazione che si è venuta a creare porrà in essere una dinamica tipica dei periodi di deflazione: la modifica dei piani di spesa. Le aziende e tutte quelle realtà che con il petrolio ci vivono, saranno tentate, laddove possano farlo, di posticipare gli acquisti. Ciò causerebbe un effetto domino in cui i consumi, paradossalmente, anziché aumentare diminuiscono.