Crollo Groupon: da inizio anno il titolo ha perso il 50% del suo valore

Nella giornata di ieri, a mercati chiusi, Groupon ha pubblicato i suoi risultati trimestrali. Ebbene, per l’ennesima volta sono risultati essere in perdita. La società ha, infatti, chiuso il terzo trimestre 2015 con una perdita di 27,6 milioni di dollari, ancora maggiore di quella di 21,2 milioni di dollari registrata nello stesso periodo dello scorso anno.

I numeri di Groupon

I profitti per azione sono scesi da 10 a 5 centesimi, quindi da inizio anno il titolo ha perso il 50% del proprio valore. I ricavi sono scesi dello 0,1% a 713,6 milioni di dollari, meno dei 733 milioni calcolati dal mercato. Al netto di fluttuazioni valutarie il dato è cresciuto dell’8%. Il dato reale si scontra con le previsioni della società che si attendeva utili per azione invariati o pari a 2 centesimi e un fatturato di 700-750 milioni. Per il trimestre in corso (ottobre – dicembre), Groupon si aspetta una perdita per azione pari a un centesimo e ricavi compresi tra gli 815 e gli 865 milioni di dollari contro attese degli analisti, rispettivamente, per 7 centesimi e 956,8 milioni.
Il numero degli utenti attivi, ovvero coloro che hanno acquistato un buono sconto o un prodotto nell’ultimo anno, ha toccato quota 48,6 milioni, in rialzo rispetto ai 46,6 milioni dell’anno precedente ma invariati rispetto al secondo trimestre 2015.

Cambio al vertice

Contestualmente alla pubblicazione dei risultati trimestrali, Groupon ha annunciato un cambio al vertice: il direttore operativo Rich Williams è stato promosso ad amministratore delegato al posto del cofondatore Eric Lefkofsky che diventa presidente. Quest’ultimo, che prende a sua volta il posto di Ted Leonsis, in un comunicato ha detto che “il business è stabile e siamo pronti per fare il nostro prossimo grande passo. Ora è il momento giusto per ritornare al mio ruolo di presidente“.

Licenziamenti all’orizzonte

Lo scorso 22 settembre il sito di buoni sconti ha annunciato il licenziamento di 1100 persone, pari al 9,3% della forza lavoro, in tutto il mondo. Questo dopo gli annunci di nuove assunzioni, mai portate a termine.