Crollo del prezzo dell’oro: gli investitori fuggono dal bene rifugio per eccellenza

L’oro sta continuando la costante discesa dai massimi a 1.900 dollari l’oncia raggiunti a settembre di quattro anni fa. Questa settimana il valore dell’oro si è attestato per la prima volta dal settembre 2011 sotto la soglia psicologica dei 1.100 dollari l’oncia, ovvero con un ribasso del 40%.


L’oro, come anche tante altre commodity, è al centro delle attenzioni di tanti investitori istituzionali che stanno vendendo quote importanti delle loro riserve. I metalli preziosi sono da sempre i beni rifugio per eccellenza e subiscono dei forti rialzi nei periodi di contrazione economica e di instabilità monetaria. Nelle ultime settimane si sono verificate delle situazioni a cascata che hanno contribuito a far fuggire gli investitori da questo tipo di investimento considerato “sicuro”: stiamo parlando della bolla azionaria cinese, la situazione di instabilità della Grecia e l’incertezza politica di vare aree del mondo.

Gli analisti finanziari spiegano questo fenomeno facendo riferimento appunto ad una combinazione di eventi molto particolare. Gli investitori si aspettano un dollaro più forte nei prossimi mesi: la Federal Reserve molto probabilmente tornerà ad alzare il costo del denaro da quasi 10 anni. Il miglioramento complessivo dell’economia americana contribuirà a rendere l’oro un bene sempre meno interessanti per gli investitori. L’indice del dollaro è aumentato di oltre il 20% nel corso dell’ultimo anno. Questo comporta l’innescarsi delle stime ribassiste sulle commodity in quanto vengono scambiate in dollari e quindi un dollaro forte ridurrà inevitabilmente il mercato: l’acquisto di beni la cui quotazione è espressa in dollari sarà sempre meno conveniente. L’oro è considerato dagli investitori come una riserva di valore, utile per salvaguardare il patrimonio in tempi di turbolenze finanziarie, ma non genera rendimenti. Quindi una ripresa dell’economia reale ridurrà inevitabilmente la propensione alla conservazione del capitale e spingerà invece altre tipologie di invesimento più redditizie, il mercato azionario in modo particolare.

L’altro fattore determinante che ha scatenato il ribasso della quotazione dell’oro nelle ultime settimane è da identificarsi nelle false aspettative create dalla Cina. La Banca centrale cinese ha infatti comunicato di possedere riserve auree pari a 1650 tonnellate di oro, molto di meno rispetto alle 3000 tonnellate che gli analisi ipotizzavano fino a qualche mese fa. Sui mercati azionari questa notizia non è stata presa bene ed il valore dell’oro è rapidamente sceso. A questa situazione si aggiunge anche che molti hedge fund e banche di investimento hanno venduto negli ultimi mesi ingenti quantità di oro e puntando addirittura ad un ulteriore ribasso nelle prossime settimane. Le prospettive per l’oro non sono affatto buone.

Infine la situazione europea. La risoluzione della crisi greca ha ormai allontanato le preoccupazioni circa l’uscita del Paese dall’Eurozona. La Grecia ha ora sufficiente liquidità per poter sostenere le spese a breve termine dello stato, come stipendi e pensioni, grazie al prestito da parte della BCE e FMI. Gli investitori europei tendono quindi a puntare su asset più rischiosi che offrono un rendimento migliore rispetto ai metalli preziosi. I titoli di Stato emessi da Spagna, Italia e Portogallo sono diventati molto appetibili da parte di tanti investitori istutuzionali in quanto offrono alti tassi di interesse ed un rischio sufficientemente contenuto.