Crisi UE: l’efficienza ci manderà in bancarotta?

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Nonostante i proclami che si susseguono in tutti gli angoli di Europa (eccetto la Grecia), la luce in fondo al tunnel è ancora lontana, lontanissima. L’Italia è tutta impegnata, tra una bega politica e l’altra, di agganciare il “trenino” della “minicrescita”, la Germania, la Francia e l’Inghilterra gongolano per un punto percentuale di crescita, o per un paio, se si guarda in prospettiva.

Le cose, però, sono peggiori di come sembrano. Peggiori non solo perché, eccetto qualche raro caso (vedi Irlanda) questo presunto vento di cambiamento non sta influenzando l’economia reale, che vive tutt’ora di parametri pessimi per quanto riguarda l’occupazione, la produzione e così via. Le cose sono peggiori perché è peggiore, addirittura, la prospettiva futura. C’è un dato, infatti, dimenticato dai media eppure importante, , che rischia di rendere ancora più instabili i rapporti tra i membri Ue. Il pericolo è di scatenare un effetto domino devastante, che avrà una sola conclusione: la bancarotta dell’intera Europa.

Il dato in questione si riferisce al CLUP, indice che definisce il costo medio per unità di produzione. In buona sostanza, il CLUP ci dice quanti euro sono necessari per produrre una auto in Italia piuttosto che per produrla in Germania o in Francia. Insomma, il CLUP ci informa sull’efficienza di un paese.

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Se si guarda il grafico che si riferisce agli ultimi anni si possono notare due elementi di forte negatività. La prima è che il CLUP di tutti i paesi è andato aumentando, con una parentesi di calo nei primissimi anni della crisi. Il secondo dato è che in alcuni paesi l’indice si sta comportando in maniera diversa che in altri. Guarda caso è proprio l’Italia a essere caratterizzata dal CLUP più alto. In generale, però, il dato più favorevole arride alla Germania.

Questo squilibrio sta causando problemi già oggi. La Germania è forte, gli altri – chi più chi meno – sono deboli. Dunque, il paese della Merkel sta diventando creditore rispetto ai colleghi membri. Il motivo è semplice. Se un paese è più efficiente, sarà lì che gli investimenti esteri si concentreranno. Di conseguenza, sarà lì che circolerà più denaro. Denaro speso o spendibile per comprare i titoli di debito altrui. Da qui il problema del rapporto creditore/debitore all’interno di una zona a moneta unica.

Il vero problema è che questa situazione è destinata ad aumentare. L’outlook parla di una crescita del CLUP da parte di tutti, meno da parte della Germania. La forbice dunque è destinata ad allargarsi, il creditore diventerà sempre più forte e i debitori sempre più deboli. Risultato? Un’Europa del sud ancora più in sofferenza nei prossimi anni nonostante gli anni di lacrime e sangue. Una sofferenza sistemica dunque, derivata anche dalla scarsa competitività ed efficienza rispetto agli altri, che potrebbe concludersi con la bancarotta. E’ chiaro a tutti cosa accadrebbe in caso di default dell’Italia: si innescherebbe una sorta di reazione “termonucleare” in grado di spazzare l’Europa. Se il Bel Paese dichiara l’insolvenza, le banche tedesche – ancora piene di debito italiano – crollerebbero. La stessa cosa dicasi per la Francia. Uno scenario da brividi…