Crisi: il vero Problema è lo stato che non Paga le Imprese

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L’agenda politica è dominata da temi che poco hanno a che fare con i reali problemi del paese. Legge elettorale, costi della politica, finanziamenti ai partiti: va bene, sono nodi che vanno sciolti. Le priorità, però, sono altre: la pesantissima recessione economica, il calo dei consumi, un fisco asfissiante, l’incredibile moria di imprese. Anche quando si parla di queste cose, però, gli argomenti sono fuorvianti. Fino a qualche mese fa a tenere banco è stato l’abolizione dell’Articolo 18, quando invece – come lamentano i maggiori esponenti dell’imprenditoria italiana – il problema non è tanto la difficoltà nel licenziare quanto la difficoltà nell’assumere. In Italia funzione così: più assumi, più paghi. Non stupisce, alla luce di queste difficoltà, la crescita della disoccupazione.

La pressione fiscale sulle imprese è intollerabile ed è resa ancora più insostenibile dal comportamento delinquente dello Stato. Lo Stato, infatti, non paga i suoi debiti e se li paga lo fa con estremo ritardo. Ecco il vero problema, dunque, il mancato pagamento delle commissioni alle aziende, che si trovano, di conseguenza, senza denaro per pagare le tasse, per pagare i lavoratori. Insomma: per fare il proprio lavoro. Aggiunteci anche la stretta sul credito operata dalle banche (che non rilasciano crediti) e il gioco – anzi il disastro – è fatto.

Lo Stato deve qualcosa come 150 miliardi alle imprese. Le imprese che aspettano, e nel frattempo protestano, sono 47mila. Sono numeri imponenti, per nulla ignorati dalle più alte cariche dello Stato (frequenti gli appelli del Presidente della Repubblica). Lo stesso non si può dire del Governo, che finora ha fatto orecchie da mercante. L’Ance informa che in media occorrono due anni affinché una imprese incassi dallo Stato quanto gli spetta.

Un barlume di speranza si è però acceso. Un aiuto insperato potrebbe venire nientemeno che dall’Unione Europea. Sarebbero pronti 70 miliardi di finanziamenti atti proprio a colmare parte del debito verso le imprese (meno del 50% ma è già qualcosa).

Lo Stato non è l’unico insolvente nei confronti delle imprese. A peggiorare la situazione intervengono le Regioni, che però – a parte qualche eccezione – non hanno colpe. La colpa è da attribuire al Patto di Stabilità e, di conseguenza, all’Unione Europea che l’ha imposto. Esso prevede il divieto di impiegare risorse che potrebbero gravare sul bilancio degli enti locali. Da qui la situazione paradossale: le Regioni hanno denaro in cassa, ma non possono utilizzarlo per pagare le commissioni e rimettere il debito nei confronti delle imprese. Un problema, questo, denunciato in particolare dal governatore della Puglia Nichi Vendola, il primo ad aver dato visibilità al tema.

A livello regionale, si parla di 4,7 miliardi di pagamenti che potrebbero essere erogato “domani mattina” (espressione utilizzata da Vendola) e che invece sono bloccati dal Patto di Stabilità. Sono invece 8 miliardi gli investimenti che, per lo stesso motivo, non possono essere avviati.

Foto originale by agenziami

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