Crisi imprese, fotografia su un 2013 da dimenticare

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I dati Cerved forniscono una fotografia estremamente drammatica del tessuto imprenditoriale italiano, stretto tra crisi, fallimenti, scarsa liquidità, liquidazioni, procedure non fallimentari, sofferenze creditizie e tanto (troppo) altro.

Complessivamente, affermano i dati, nell’intero 2013 i concordati preventivi sono cresciuti del 103% su base annua, mentre i fallimenti sono aumentati del 12% sfondando la soglia psicologica delle 14 mila unità. Il gruppo Cerved, specializzato nell’analisi delle imprese e, in particolar modo, nella valutazione del rischio di credito, sostiene che il fenomeno è in crescita in tutti i settori e in tutte le regioni, riguardando – purtroppo – anche quei pochi segmenti che nel 2012 avevano mostrato qualche segno di miglioramento (nell’industria, ad esempio, i fallimenti erano calati del 4,5%).

Sempre nel 2013, proseguono le statistiche del dossier Cerved, si contano circa 3 mila procedure concorsuali non fallimentari, con un incremento del 53,8% rispetto all’anno precedente. Un contributo che, secondo quanto affermato dall’amministratore delegato di Cerved, Gianandrea De Bernardis, è stato spinto dagli stessi imprenditori. “All’origine di questo boom vi è sicuramente l’introduzione del ‘concordato in bianco’”- ha dichiarato il manager – “che ha trovato ampio utilizzo nelle aziende italiane”: in pratica, la procedura permette di bloccare le azioni esecutive dei creditori (pignoramenti, ipoteche, ecc.), in attesa di preparare un piano di risanamento. Male anche il dato sulle liquidazioni volontarie, che nel 2013 hanno riguardato 94 mila aziende, il 5,6% in più dell’anno precedente. Liquidazioni che spesso servono solamente ad anticipare conseguenze più gravi, e che in minima parte sono anche legate alla difficoltà di assicurare il corretto ricambio generazionale alla propria organizzazione aziendale, preferendo quindi una cessazione definitiva dell’attività.

Per quanto concerne una fotografia scattata su base territoriale, l’incremento più forte si è registrato in alcune delle regioni che fino a pochi anni fa potevano essere considerate le isole felici dell’imprenditoria italiana: in Emilia Romagna l’apprezzamento percentuale è stato del 25%, mentre in Trentino Alto Adige è stato pari al 21%. Incrementi a due cifre anche in altre due zone locomotrici dell’industria tricolore, il Veneto (+ 16%) e il Friuli (+ 14%). Se il Nord soffre, il Centro e il Sud non stanno certamente meglio. I maggiori aumenti si registrano in Sicilia (+ 27%), in Toscana (+ 18%), nel Lazio (+ 13%), mentre appaiono in controtendenza i fallimenti in Abruzzo (- 5%) e in Basilicata (- 3%).

E il 2014? I primi dati non sono ancora disponibili, ma tutto lascia presagire che un nuovo peggioramento sia dietro l’angolo.

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