Crisi di Governo: tutte le ripercussioni economiche

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Silvio Berlusconi ha dato una spallata mortale al Governo. Un gesto giudicato da tutti, eccetto che dai sostenitori del Pdl, come irresponsabile. L’irresponsabilità è data dalle motivazioni, altamente personali e dalla tempistica. In pochi hanno osato, nell’Occidente industrializzato, far cadere un Governo alla vigilia della redazione della Legge di Stabilità, documento di programmazione economica che rappresenta a tutti gli effetti la legge più importante dell’anno. Se poi ci aggiungiamo la difficilissima congiuntura economica e la necessità, per l’esecutivo, di muoversi in fretta e bene, la frittata non può essere che considerata…. Enorme.

Sono molte le ripercussioni economiche della caduta del Governo Letta, e toccano praticamente tutte le questioni sul tavolo in questi mesi.

In primis, c’è il problema dello spread. Un problema che si stava avviando alla risoluzione: il differenziale con i titoli tedeschi viaggia tutt’ora a livelli discretamente bassi, frutto di una politica accorta (forse troppo) e delle garanzie offerte da Mario Draghi. Ma con la crisi aperta niente è più sicuro. E’ facile prevedere che il panico si impossesserà dei mercati, incapaci di digerire l’instabilità italiana. Dunque, il lavoro compiuto in questi due anni, l’unico risultato positivo dell’austerity che ha fatto così male alla cittadinanza, potrebbe andare in fumo nelle prossime settimane, con lo spread ai livelli di fine 2011.

Secondariamente, occorre una cabina di regia operativa e non semplicemente in carica “per gli affari correnti” (tale è definito un governo dimissionario), per portare l’Italia al di sotto del 3% del deficit, pena la riapertura del procedimento di infrazione. Il rischio, ora molto concreto, è che la Legge di Stabilità, che programma spese ed entrate per il 2014, venga scritta direttamente dalla Troika, com’è successo in Grecia. In una parola sola: commissariamento. Un qualcosa di simile, ma solo per pochissimo tempo, è accaduto proprio in Italia a novembre 2011, quando i funzionari di FMI, UE e BCE scesero a Roma per verificare il passaggio di consegne Berlusconi-Monti e vigilare sul varo della legge di stabilità di allora, comunque scritta da Tremonti.

In terzo luogo, tutte misure economiche in via di rifinitura o ancora da decidere rischiano di andare in fumo. Questione aumento dell’Iva: declamato da Berlusconi come vero motivo dello strappo (in verità è una scusa), diventa ora, con lo strappo stesso, una certezza. Senza l’annuncio choc, Parlamento e Governo, a mente sgombra, avrebbe potuto profondere le energie per cercare in extremis le copertura per scongiurare l’aumento dell’Iva. Le cose, come tutti sanno, sono andate diversamente.

Un altra conseguenza è che l’Imu si pagherà. Se non altro la seconda rata del 2013. Sulla sua abolizione c’era un accordo politico, ma mancava un testo governativo. Testo che, a ben vedere, con tutta probabilità rischia di non poter essere più scritto. Cattive notizie, anzi pessime, anche sul fronte della Cassa Integrazione in deroga. All’ultimo Consiglio dei Ministri era entrato un dl sul rifinanziamento di 330 milioni. Ebbene, rischia di non uscire più, visto che il CdM non è più riunibile (i ministri sono andati a casa).

Insomma, le ripercussioni sono gravi e varie. L’unica possibilità per rimettere in piedi il castello di carte crollato è un Letta Bis, composto dai “dissidenti” del M5S (improbabile) e del Pdl, magari quei parlamentari che sono berlusconiani ma non fino al suicidio politico.