Dalla Crisi Finanziaria alla catastrofe sociale

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Disoccupazione, inflazione, debito pubblico. Questi termini sono entrati prepotentemente nel dibattito pubblico italiano. Fino a un anno fa, a preoccupare più di tutti era il debito, per troppo tempo al limite della solvibilità. Adesso la crisi finanziaria è quasi un ricordo: il debito è sì altissimo, ma lo spread è sceso sotto i 200 punti e non fa più paura. Lo stesso non si può dire della disoccupazione e dell’inflazione. Sono questi, infatti, i veri problemi che il Bel Paese deve affrontare.

Questo ragionamento risulta ancora più valido dopo che l’Istat ha pubblicato gli ultimi dati sulla disoccupazione e Bankitalia quelli sull’inflazione. Il secondo problema, a dire il vero, consiste nella quasi totale assenza di inflazione. In teoria il calo dei prezzi potrebbe sembrare un evento positivo ma in una situazione di stagnazione e di recessione è, de facto, un evento catastrofico.

Cosa dicono i numeri? La disoccupazione è salita a febbraio al 13%, il dato più alto dal 1977. Stabile ma elevatissima è la disoccupazione giovanile, ossia quella della fascia tra i 16 e i 24 anni: 42,7%. Altrove, in Europa, va spesso meglio. In Germania, ad esempio, la disoccupazione ha raggiunto il 6,7%, percentuale che l’Italia poteva vantare in periodi di crescita economia. Persino la media Ue è più bassa: 12,5%.

Da questo punto di vista, il Governo Renzi è atteso al varco. Il Job Act non è ancora stato diffuso nella sua interezza e per ora si parla solo di proclami, dichiarazioni di intenti, orientamenti. Almeno a parole, l’esecutivo è consapevole della necessità di agire presto è bene. “Sono dati sconvolgenti”, ha dichiarato il 1 aprile lo stesso Renzi.

Anche la bassa inflazione è un problema. Anzi, a medio termine, è forse il problema più grosso. A febbraio, su base annua, l’indice dei prezzi al consumo è aumentato solo dello 0,4%. La soglia ritenuta ottimale dalla Bce, ossia il livello intorno al quale i paesi europei possono migliorare la propria situazione economica, è il 2%.

Gli analisti parlano già di deflazione. E a ragione. In una parte dell’Europa la deflazione è già in corso. Si tratta della Spagna, considerata una sorta di alter ego dell’Italia. Dalle parti di Madrid, l’indice dei prezzi al consumi è sceso in un anno dello 0,2%.

Se dal punto di vista macroeconomico la deflazione o, come nel caso dell’Italia, la bassa inflazione è un evento negativo, dal punto di vista dei singoli consumatori è – almeno a breve termine, quindi al netto delle conseguenze economiche – una buona notizia. Detta in parole povere, alcuni beni oggi costano meno di quanto non costassero qualche tempo fa.

Valga per tutti il dato delle sigarette. Dopo una dozzina di anni in cui tabacco e affini si sono distinti per l’aumento di prezzi, hanno fatto registrare un calo. Si tratta di una variazione ancora abbastanza contenuta: 0,5% su base annua.

Scendono anche i prezzi dei generi di prima necessità. E’ un segnale pessimo, perché in genere annuncia l’entrata in deflazione dell’intero sistema. In questo caso, oggetto della discesa sono frutta e verdura. E’ stato calcolato un -6,5% su base annua e, soprattutto, un 3,9% su base mensile.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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