Crisi economica e salute, esiste un legame?

Che la crisi economica peggiori il tenore di vita delle persone sono tutti d’accordo. Che agisca anche sulla salute è una verità meno conclamata ma comunque molto scomoda. A dissipare ogni dubbio intervengono due studi, entrambi pubblicati negli ultimi dodici mesi. Il primo prende il nome di “Criselide” ed è stato realizzato da Agenas (Agenzia Nazionale Servizi Sanitari). Il secondo è noto come “Crisi economica, stato di salute e servizi sanitari”, realizzato dalla toscana ARS (Agenzia Regionale Sanità).

L’Agenas ha rintracciato i legami tra crisi economica e salute, ragionando però soprattutto sui nessi causali. Il punto di partenza, ovviamente, è che questo legame esiste ed è forte. A dimostrazione di ciò sono alcune evidenze numeriche: al diminuire del Pil, diminuisce l’accesso ai servizi sanitari, la qualità dell’alimentazione, la pratica dello sport. Il perché è ovvio: la mancanza di reddito preclude l’acquisto frequente di carne e frutta, mentre il taglio del welfare dovuto all’austerity compromette il rapporto tra sanità e cittadini.

L’Agenas però riserva il beneficio del dubbio per quanto riguarda il nesso causale. E’ la crisi a generare un calo nello stato di salute, o è il calo dello stato di salute e favorire la crisi? Potrebbero essere vere entrambi le alternative. E’ logico che un lavoratore malato sia un lavoratore meno produttivo. Un’altra questione che l’ente ha sollevato riguarda la differenza tra percezione e realtà. La ricerca è stata condotta sulla base di interviste, quindi potrebbe essere un problema del “sentire” e non “dell’essere”. Anche in questo caso, tutte e due le alternative sono plausibili. Quando la crisi imperversa, diminuisce la fiducia nell’economia ma anche circa la propria situazione in generale. Insomma, si è più pessimisti. Dunque si tende a dichiarare di stare peggio.

L’indagine dell’Ars è stata condotta con un approccio più quantitativo. E’ stato analizzato il rapporto tra alcune abitudini “sanitarie e alimentari” e la recessione economica.

  1. Fumo. Più si fuma, peggio si sta, questo è ovvio. Ebbene, durante la crisi il consumo delle sigarette scende, ma aumento quello del tabacco trinciato – più economico. A conti fatti, il quantitativo di tabacco assunto non cambia tra il pre-crisi al post-crisi.
  2. Alcol. Diminuisce il consumo “complesso” di alcolici, mentre aumenta il fenomeno del “binge drinkin”, le abbuffate di alcol, a prescindere dalla qualità e dalla tipologia. L’aumento è stato registrato soprattutto tra i disoccupati.
  3. Alimenti. Si contrae il consumo di alimenti più costosi, come frutta, pesce, carne bovina. Se per quanto riguarda quest’ultimo si può parlare di cambiamento positivo (fa male alla salute), per quanto riguarda frutta e pesce il cambiamento è negativo (fanno bene perché proteggono da alcune malattie).
  4. Droghe. Aumenta il consumo di droghe, soprattutto leggere. Il legame tra consumo di stupefacenti e crisi però potrebbe essere correlato a un fattore economico, piuttosto che sociale: con la recessione, il mercato si è adeguato e ha abbassato i prezzi.
  5. Ricorso ai servizi sanitari. E’ aumentato il ricordo alla diagnostica (+5%). Si predilige il sistema pubblico a quello privato ancora di più di quanto già non si facesse nel periodo pre-crisi. Un chiaro segnale di impoverimento.
  6. Inquinamento. Con la crisi diminuisce il reddito, quindi la possibilità di viaggiare o pagare il carburante per questioni di piacere. Le emissioni quindi tendono a diminuire, e questo è un bene per la salute.