Crisi Economica: si rischia di non arrivare a fine mese senza prestiti

Naturalmente la crisi ha bloccato quasi definitivamente l’economia. Ciò significa che le difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese sono sempre maggiori. Per questo motivo servirebbero dei prestiti, in grado di dare liquidità alle famiglie per far fronte a tutte le spese improvvise e anche a quelle che non si possono rimandare. Va da sé che tutto ciò fa perdere fiducia alle famiglie che hanno sempre più difficoltà. Ma non basta: infatti, nonostante la necessità di avere nuovi prestiti, le banche e gli enti creditizi in generale sono sempre più riluttanti a concederne.

Si tratta di un circolo vizioso: la crisi ha fatto abbassare all’86% delle famiglie le spese e per questo servirebbero nuovi prestiti, ma ciò non accade e, quindi, la crisi si aggrava sempre di più. Nel 2012 il 59% delle famiglie ha dichiarato di aver fatto veramente molta fatica per arrivare a fine mese, stentando persino a fare le spese quotidiane di prima necessità.

Crisi Economica e prestiti Euro
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Se si guarda al 2010, anno in cui la crisi non era ancora così forte, i numeri fanno ancora più paura, perché allora il 72% delle famiglie dichiaravano di avere un potere di acquisto sufficiente per andare avanti e arrivare a fine mese. Il tutto è stato rilevato da un sondaggio portato avanti da Confesercenti e Sweg.

Ma come si può uscire da questa crisi se le famiglie e le imprese non riescono più ad accedere ai prestiti?

L’accesso al credito potrebbe essere una buona via di uscita dalla crisi, perché è utile per far riprendere un’economia ormai ferma. Tuttavia, gli enti creditizi sono sempre più reticenti perché i rischi di insolvenza sono davvero alti. Le famiglie, così come le imprese, non danno nessuna sicurezza di rimborso, poiché hanno molte difficoltà ad arrivare a fine mese e, quindi, le banche non si fidano a concedere altro credito. Sconforto anche per quel che concerne il futuro, tanto che l’84% degli intervistati ritiene che questo nuovo anno non porterà nessun miglioramento per quel che concerne la situazione economica delle nostre famiglie e del nostro Paese, a meno che ci siano degli interventi sulle politiche del lavoro, non si pratichi una riforma fiscale degna di nota e non si attuino dei sostanziali tagli alle spese della politica.

Volendo entrare nello specifico, dall’indagine si vede che i più pessimisti vivono al Nord-Ovest e hanno tra i 35 e i 44 anni. Molto più ottimisti sembrano essere gli under 24 residenti nelle Isole.