Crisi Economica: chi si ricorda della Grecia?

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Preoccupati da vicende interne e da un deterioramento economico – finanziario che ha coinvolto in maniera ancor più insistente i nostri confini, il “grande malato” del vecchio Continente ha rischiato seriamente con l’esser ricordato come una sorta di partita patrimoniale già chiusa. Tuttavia, i dati macroeconomici che giungono da Atene ci segnalano che la Grecia non è deceduta, e che qualche lieve segnale di miglioramento sta finalmente facendo capolino all’interno dell’arcipelago ellenico: quanto basta per tirare un moderato sospiro di sollievo, e guardare al futuro con un più roseo ottimismo.

Partiamo dai dati che, seppur non positivi, non possono certamente essere valutati con maggior drammaticità di quanto già sperimentato negli ultimi mesi. Dopo ben sei anni di recessione nera e profonda, con un Pil che ha cumulato un calo complessivo di oltre il 25 per cento del suo valore ante – crisi, la Grecia ha segnalato che la flessione della produzione interna lorda avrebbe iniziato a rallentare la propria caduta. Fin qui, la parte del bicchiere mezzo pieno. Il “peccato” è che nel secondo trimestre del 2013 il prodotto interno lordo è comunque caduto del 4,6 per cento, per una proporzione ancora straordinariamente buia, ma sicuramente meglio del – 5,6 per cento del primo trimestre. Il governo di Atene, spinto da questa tendenza all’attenuazione recessiva, si è appena dichiarato convinto che nel 2013 il Pil diminuirà di “soli” 4,2 punti percentuali, e che nel 2014 il Paese possa addirittura porre le basi per uscire dalla fase recessiva, chiudendo il prossimo esercizio solare e finanziario con un + 0,6 per cento.

Il secondo elemento di ottimismo della Grecia è stato infondato dalla stagione turistica. Chi si attendeva un flop è rimasto deluso: gli arrivi nel Paese sono cresciuti del 10 per cento nel 2012, e l’industria delle vacanze (che pesa per circa il 15 per cento dell’economia del Paese) ha così potuto tirare il fiato dopo mesi di straordinaria criticità. Complessivamente, potrebbe esser proprio l’industria turistica a trainare i prossimi dati macroeconomici, conferendo alla Grecia l’improbabile (fino a poco tempo fa) possibilità di presentare dei report migliori rispetto alle attese degli analisti.

Dall’altra parte della bilancia, per quanto ovvio, non mancano gli elementi di rinnovata preoccupazione. A cominciare dal mercato del lavoro, con un tasso di disoccupazione che è balzato dal 27 per cento di aprile 2013 al 27,6 per cento del maggio 2013 (+ 4,2 punti percentuali su base annua). Una situazione resa ancor più drammatica nelle fasce d’età più giovani, con i ragazzi fino a 24 anni che “vantano” il poco invidiabile primato della disoccupazione giovanile: 64,9%.

C’è poi un altro piccolo dettaglio: i 300 miliardi di euro che lo Stato greco deve alle banche centrali, all’Unione Europea, al Fondo Monetario Internazionale e agli altri partner che hanno conferito fiducia al governo di Samaras. Quando verranno restituiti?