Crisi economica: perché Italia e Argentina si assomigliano

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Quale futuro per l’economia italiana? Siamo alla vigilia delle elezioni politiche del 2013 e il governo che sarà chiamato a guidare l’Italia nella prossima legislatura avrà la responsabilità di gestire la difficile situazione economica che il Paese sta vivendo. In questo contesto potrebbe essere utile avanzare alcune riflessioni in merito ai punti di contatto tra l’attuale situazione italiana e la crisi economica che ha coinvolto l’Argentina una decade fa.

Analizzando la condizione economica dei due Paesi si notano infatti alcune similitudini, prima tra tutte la presenza di un alto livello di debito pubblico, sebbene generato in modo differente dai due sistemi nazionali. In entrambi i casi, poi, a contribuire al peggioramento della situazione economica statale si è assistito a un aumento del tasso di disoccupazione e alla perdita del potere d’acquisto dei cittadini.

La crisi argentina, iniziata alla fine degli anni ’90, è esplosa in tutta la sua gravità alla fine del 2001 costringendo il presidente De la Rúa a dimettersi e costringendo poi, dopo qualche giorno, a dichiarare il default da parte del premier ad interim Saá. All’epoca il debito pubblico argentino ammontava a circa 100 miliardi di dollari. Questa situazione fu principalmente il risultato della perdita di competitività dell’economia sudamericana e del peso argentino sui mercati esteri, che comportò nel mercato interno la caduta del PIL (facendo entrare di conseguenza il sistema in una fase di forte recessione) e l’aumento della disoccupazione. A seguito dell’adozione di alcune politiche di aggiustamento suggerite dal Fondo Monetario Internazionale, a partire dal 2003 l’Argentina riprese a crescere, grazie alle esportazioni e alla decisione di incentivare le produzioni locali concedendo agli imprenditori prestiti a tassi agevolati.

L’Argentina, in seguito del default, fece registrare un ulteriore – questa volta drammatico – crollo del PIL. Come se non bastasse, alcuni paesi negarono, come da prassi per un paese post-bancarotta, l’erogazione dei prestiti. Dopo qualche anno, grazie anche alla solidarietà dei cugini sudamericani, l’Argentina riprese a crescere: dopotutto non v’erano grossi interessi da pagare e il gettito fiscale poté essere investito nella crescita. Oggi l’Argentina, nonostante il default, nonostante la crisi, è un paese in forte crescita. Talmente in crescita da essere riuscita a pagare, per intero, i suoi debiti.

In Italia il debito pubblico ha di recente toccato un nuovo record storico, sfondando nel corso dell’ultimo trimestre 2012 il tetto dei 2.000 miliardi di euro. Il rapporto tra debito pubblico e PIL è stato del 120% nel 2011: una percentuale allarmante che, in caso di aumento dei tassi di interesse da corrispondere sui titoli di Stato, potrebbe portare a una situazione insostenibile. La crisi economica porta poi con sé anche gravi conseguenze sul piano sociale: già oggi sempre più italiani vivono sotto la soglia di povertà (a metà 2012 circa il 15% della popolazione) e in caso di default dell’economia nazionale questa percentuale potrebbe raggiungere livelli drammatici. In Argentina, nel periodo di crisi più profonda, era oltre la metà dei residenti a vivere sotto la soglia di povertà e circa un quarto degli argentini viveva sotto il limite di povertà estrema.

Ecco perché, per salvaguardare la stabilità del sistema economico italiano e per evitare di ripercorrere le tappe della crisi argentina, risulta cruciale tenere sotto controllo l’ormai celebre spread tra il rendimento dei titoli italiani e quelli dei corrispondenti titoli tedeschi e, parallelamente, mettere a punto efficaci ricette di politica economica capaci di ridurre l’ammontare del debito pubblico e favorire la crescita. Occorre però assicurare la crescita. Proprio qui sta il nucleo della questione: a oggi, non è stato trovata una politica economica in grado di sortire contemporaneamente i due effetti. Dunque non rimane che scegliere la priorità. Il Governo Monti lo ha fatto, e gli italiani se ne sono accorti.

Foto originale: By diri.gibile

  • Riccardo Bottos

    ma che razza di articolo sarebbe? mai visto un testo tanto ricco di errori ed inesattezze! l’agganciamento del peso al dollaro? la perdita di sovranità monetaria? l’abbandono del FMI? il ritorno alla valuta float? il plan jefes? la spesa a deficit statale per investimenti? queste cose secondo voi/lei non hanno mai avuto un peso nell’argentina alle prese con la crisi?