Crisi economica e… tanto altro: intervista a Federico Leardini (SkyTg24)

Abbiamo intervistato il giornalista di SkyTg24 Federico Leardini. Per saperne un pò di più su crisi economica, finanza, giornalismo e… tanto altro ancora.

Chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao! Sono Federico Leardini e faccio il giornalista (da qualche anno per SkyTg24). Mi occupo di economia e, soprattutto, di mercati finanziari.

Raccontaci, come hai iniziato?

Ho sempre avuto la passione per il mondo della finanza, perché ritengo che rifletta concretamente (liberandoli dalla verbosità della politica e del dibattito di costume) i macrofenomeni della vita reale. Dalle epidemie alle siccità, passando per la ridefinizione della ricchezza su scala globale, tutto si riflette nell’andamento dei mercati. Anche (ultimamente con maggior enfasi) la politica, naturalmente…

Ho studiato Scienze politiche, quindi mi sono specializzato in Relazioni internazionali, sempre con un programma di studi ed esami di marcato indirizzo economico. Quindi, dopo qualche mese da lobbista a Bruxelles (mestiere fantastico purtroppo malinteso in Italia) ho iniziato a lavorare a CNBC. Quattro anni li, quindi, quattro anni fa, il passaggio a Sky.

Come inizia la tua giornata?

Sveglia dell’IPad, ritarda la sveglia, seconda sveglia, caffè, altro caffè, terzo caffè, bacio a mia moglie e mia figlia (che ancora dormono) e via! Durante i caffè, iPad e computer aperti sui siti d’informazione finanziaria e sulle 2/3 piattaforme di trading che uso.

Una domanda a bruciapelo per cominciare: come vedi l’Europa tra dieci anni?

Alle prese con nuove sfide, quelle della sicurezza. Col tempo si supererà l’attuale momento di debolezza economica e si procederà a un’integrazione ulteriore delle politiche economiche e fiscali. Si trasferirà parte della sovranità a organismi sovranazionali e si renderanno pienamente efficienti, così facendo, istituti come Bce e Parlamento europeo.

Da li, si tratterà di trovare risposte efficienti a sfide centrali, già oggi, come la potenziali minacce alla sicurezza e la lotta alle mafie. Di fronte alle quali, oggi, siamo realisticamente piuttosto impreparati come Europa.

Ritorniamo al presente. Cosa pensi delle misure di Draghi? Le consideri efficaci? Se sì, in che tempi sortiranno il loro effetto? Se no, quali sono le sue criticità?

Penso che Draghi abbia mostrato coraggio contrapponendo, con decisione, la sua figura ai superfalchi delle AAA. Ciò detto, credo che le armi in suo possesso siano limitatissime e stia cercando, con la retorica, di compensare a questa debolezza.

L’efficacia di queste misure, peraltro, è assolutamente legata all’impegno riformista dei singoli governi nazionali. Lo si ripete ad ogni conferenza stampa ed è sempre più vero. Senza concentrare gli investimenti sulla ripartenza del ciclo economico, rimuovendo gli ostacoli che rendono questi investimenti inefficienti, non si tornerà a crescere, indipendentemente da quanto possa fare Draghi o chi per lui…

La Germania prima o poi cambierà idea sulla flessibilità? C’è un evento, o un parametro particolarmente negativo, che possa farle cambiare idea?

La Germania ha cavalcato la parte giusta dell’onda euro. Per meriti propri (pur arrivando da sfide molto più complesse delle nostre) è stata in grado di trarre vantaggio dal sistema monetario che si è realizzato. Ora questo vantaggio competitivo sta scemando e la stessa posizione tedesca muterà. Non drasticamente, certo, ma non mi stupirei se l’opposizione politica ad Angela Merkel dovesse adottare toni molto più concilianti verso le istanze delle realtà mediterranee. Del resto tutti gli indicatori mostrano un deterioramento dell’economia, anche a Berlino: potrebbe essere il momento giusto per adottare posizioni meno integraliste.

L’Europa impone margini piuttosto stretti alle iniziative dei governi nazionali. Quali sono i provvedimenti che in questo scenario restrittivo Renzi può e deve produrre?

Garantire, per quanto possibile, lo snellimento dalla burocrazia. E tagliare all’osso la spesa improduttiva, da quelle strettamente legate all’attività politica agli enti pubblici. Quando avrà fatto questo (e le due cose sono strettamente correlate), avrà fatto il suo e l’Italia ritroverà appeal agli occhi degli investitori e degli italiani stessi…

Uno dei problemi più gravi è la deflazione. Quanti punti di inflazione servirebbero per favorire una crescita economica più o meno sostenuta?

Sinceramente non saprei rispondere. Ad oggi, secondo me, l’efficacia di ogni indicatore puramente percentuale trova l’opposizione di un’economia reale che necessita di una radicale ridefinizione delle sue basi, da qui la difficoltà a dire se un 2% sia sufficiente, poco o troppo… E (paradossalmente) anche la difficoltà a capire se, realmente, l’allarme deflazione sia il primo da monitorare per la Bce.

Sei d’accordo con la decisione della Francia di non rispettare il tetto del 3%? Ritieni utile spendere a deficit per favorire la crescita? Quanti punti di deficit servirebbero (e per quanto tempo) per crescere in modo sostenuto?

Si tratta di manovre politiche per gestire il dissenso, possibili perché, concretamente, l’Ue non ha armi contro chi non rispetta i parametri. Senza una revisione della spesa, i parametri sono numeri vuoti. Se hai il carburante bucato, puoi guidare una Ferrari, ma il solo risultato che avrai è che, fermo al semaforo, si formerà una chiazza di benzina sotto le ruote e ripartirai schiantandoti contro un muro…

Fuor di metafora, spendere per spendere non serve a niente, anzi espone solo al rischio di creare voragini di denaro pubblico (e naturalmente privato, in origine…) ingestibili in futuro. Il tetto del 3% può tranquillamente essere un riferimento, qualora si azzerasse la spesa improduttiva e si creassero spazi per investimenti strutturalmente fruttuosi. Fino ad allora, i 3/4/5% saranno solo numeri asserviti al gioco politico della ricerca/gestione del consenso.

Tra i tuoi argomenti preferiti c’è il trading e in particolare il forex. Quale coppia di valute reputi più proficua?

Per individuare la più proficua oggi come oggi guarderei alle banche centrali che con più solerzia operano per stimolare la loro economia.. e da li, di riflesso, influenzano la moneta. Quella a cui sono più affezionato è un classicissimo Eur/Usd, per mille ragioni: dal fatto che è quella su cui volenti o nolenti siamo più informati, agli anni di studio sui rapporti transatlantici all’università, al fatto che è la “nostra”.

Forse più ragione di cuore che di portafoglio, ma vale lo stesso!

Che consiglio dai ai risparmiatori che vogliono diversificare il proprio portafoglio?

Di studiare e incuriosirsi.

Come elemento di diversificazione credo non si possa prescindere da investimenti in settori e strumenti differenti, non solo variare composizione azionaria o paniere valute. Ad esempio, non trascurare il mondo delle commodity (energia, metalli, soft…) e gli strumenti che permettono di approcciarcisi…