Crisi economica per H&M? Giù le serrande di quattro stores, dipendenti a casa

Difficoltà economica per H&M? Il noto brand di abbigliamento fast fashion a bandiera svedese H&M Hennes & Mauritz AB, meglio conosciuto come H&M, ha deciso di chiudere le serrande di quattro stores ubicati in Italia. Si tratterebbe di due negozi presenti a Milano (zona San Babila e corso Buenos Aires), uno a Venezia e uno a Cremona.

Una decisione drastica e forse inaspettata che, pare, abbia colto alla sprovvista tutti; anche perché, a quanto sembrerebbe, H&M non soffrirebbe e non sarebbe “investita” dalla crisi economica. Al contrario, secondo rumores continuerebbe a fatturare e ad aprire negozi sul territorio italiano. Sarà vero? Dati contabili alla mano!

H&M chiude le serrande e i Sindacati dei lavoratori insorgono

Dinanzi alla drastica decisione del colosso svedese di chiudere definitivamente le serrande di quattro stores sul nostro territorio, non potevano insorgere i sindacati che hanno giudicato inaccettabile la decisione di chiudere i quattro stores e lasciare disoccupati e senza lavoro ben novantacinque dipendenti, ricorrendo alla procedura del licenziamento collettivo. La procedura di licenziamento collettivo coinvolge i quattro punti di vendita di piazza S. Babila e Corso Buenos Aires a Milano, il punto vendita di Cremona e di Le Barche di Mestre a Venezia.

La chiusura dei negozi e la pesante messa in discussione occupazionale sono state decise unilateralmente dall’azienda nel bel mezzo di un difficile confronto tra le parti nel quale Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS si erano peraltro rese disponibili a discutere di organizzazione del lavoro, con l’obiettivo, rendendo più efficiente la rete vendita H&M di salvaguardare l’occupazione” hanno messo in evidenza gli stessi Sindacati, i quali ritengono ancora più ingiustificabile la vicenda del licenziamento collettino per il semplice fatto che il colosso svedese sarebbe in forte attività di espansione commerciale sul territorio nazionale.

Non a caso, recentemente, H&M avrebbe aperto diversi punti di vendita a livello di gruppo e avrebbe fatto ricorso spropositato al lavoro a chiamata. Di recente, la multinazionale svedese ha inaugurato tre nuovi punti vendita a Verona, Pesaro e Foggia (per un numero di 425 posti di lavoro complessivi). Si tratterrebbe, secondo quanto annunciato dai Sindacati stessi di una misura ingiustificata ed ingiustificabile e, per questo ordine di motivi, sarebbero sul piede di guerra.

H&M si è giustificato sostenendo che le aperture e chiusure dei punti vendita sono all’ordine del giorno e che le stesse sono “legate alla sostenibilità economica del singolo store fisico”. A ciò andrebbe aggiunto il fatto che il settore retail (ossia quello delle vendite dirette) sia in continua evoluzione e come tale imponga alle aziende di mutare perennemente.

Dunque, a quanto pare la continua apertura e chiusura degli stores da parte del colosso svedese sarebbe dettata da esigenze economiche e patrimoniali: la chiusura sarebbe giustificata dal fatto che, in assenza di un minimo di fatturato fissato a budget ed in linea con gli obiettivi strategici della politica aziendale di H&M, il punto vendita ubicato in una determinata zona o area geografica è destinato a chiudere i battenti. Una regola di mercato questa dettata da esigenze di introitare ricavi ed evitare che i costi di sostenimento e di gestione di un negozio possano superare i sales per store.

“La dichiarazione di esuberi risulta, se possibile, ancora più ingiustificata in considerazione della forte attività di espansione sostenuta dall’impresa, anche in relazione alla recente apertura di diversi punti di vendita”, dibattono i Sindacati. Dall’inizio del 2017, H&M ha aperto tre nuovi stores in Italia, a Foggia, Verona e Pesaro, ha creato ben 425 nuovi posti di lavoro, motivo per cui il colosso svedese sarebbe pronto a preselezionare tra i dipendenti attuali nuove risorse da ricollocare in nuovi punti vendita. Si tratterebbe di una opportunità professionale per i dipendenti licenziati che abbiano voglia di crescere o di qualificarsi per un trasferimento sul territorio nazionale. H&M si è inoltre impegnata “a trovare le migliori soluzioni possibili attraverso un costante dialogo con i sindacati”.

H&M: l’andamento del titolo azionario in Borsa

H&M: Performance economico-finanziarie, in calo gli utili d’esercizio

Il colosso svedese aveva anticipato la performance dell’esercizio fiscale chiuso il 30 novembre annunciando un incremento del +6% i ricavi netti. A quanto pare, altro che crisi, il fatturato di H&M si attesterebbe a 192 miliardi di corone svedesi (quasi 20 miliardi di euro) e beneficerebbe dell’incremento dell’8% registrato nell’ultimo trimestre dell’anno 2016. Sebbene la crescita stimata, il bilancio non sarebbe dei migliori per la stessa multinazionale, dato che l’anno contabile 2015/2016 è stato preceduto da un brillante +11% del 2014/2015 e da un eccellente +14% della performance 2013/2014.

Utili in calo del 10,8% rispetto all’anno precedente ma, per il corrente anno, la strategia del colosso svedese sarebbe focalizzata su una crescita dei ricavi stimabile fra il 10 e il 15%. Secondo il Financial Report l’anno 2016 sarebbe stato salutato con utili pari a 18,664 miliardi di corone svedesi (circa 1,97 miliardi di euro). La performance è risultata sotto le aspettative del management, che ha dovuto fare fronte ad uno scenario macroeconomico e geopolitico instabile ed incerto contrassegnato dal rafforzamento del dollaro (con conseguenze sui costi delle materie prime) e riduzione della domanda inerente il segmento retail del fast fashion. Ma, il colosso svedese non si rassegna e punta alla crescita ed a rafforzare la rete distributiva, aprendo nuovi stores, ad integrare le vendite online con quelle fisiche. Ma, che dire, nonostante i buoni propositi, l’insegna svedese non è restia a chiudere le serrande: la facilità con cui apre gli stores è più appagata dalla chiusura e dal licenziamento collettivo del person

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