Criptovalute: Corea del sud riapre al Bitcoin, Venezuela lancia Petro, Litecoin lancia Litepay

Contrordine compagni! La Corea del sud cambia idea sul Bitcoin e sulle criptovalute in generale. Come noto, infatti, il terzo principale mercato del Bitcoin aveva annunciato un mese fa una serie di leggi stringenti contro le monete digitali, dopo che nel Paese era salita una pericolosa febbre e rincorsa al Bitcoin. Che stava coinvolgendo giovanissimi, padri di famiglia e casalinghe. Insomma, sprovveduti che non sono certo dei trader consumati. Anzi, addirittura il Ministero della Giustizia sudcoreano stava pensando ad un ban in pieno stile Cina o Russia. Sollecitando proteste ed una petizione popolare. Notizie che hanno contribuito al crollo del prezzo della valuta digitale, passata dai 20mila dollari di metà dicembre agli 8mila di metà gennaio.

Ma ora, appunto, arriva un contrordine. Vediamo di cosa si tratta.

Corea del sud ci ripensa sul Bitcoin

Choe Heung-sik, presidente del Servizio di supervisione finanziaria, ha confermato che il governo sudcoreano sosterrà il trading di criptovalute. Anzi, incoraggiando le banche a rendere più semplici le transazioni con le piattaforme di scambio. Dunque, una ottima notizia per chi investe nelle criptovalute, dato che, se è vero che da un lato non possono più restare nell’anonimato, dall’altro possono comunque continuare a speculare sulla volatilità della criptovaluta. Il Bitcoin potrebbe così anche tornare a volare.

Queste le parole di Kim Haw-joon, della Korea Blockchain Association:

Sebbene il governo e l’industria non abbiano ancora raggiunto un accordo completo, il fatto che lo stesso regolatore abbia chiarito la posizione dell’esecutivo in materia di cooperazione è un segnale positivo per i mercati”.

Ma perché questo ripensamento? Ad incidere, si pensa, la petizione sottoscritta da decine di migliaia di persone, che puntava a spingere il governo verso un dietrofront sulla stretta normativa che era intenzionato a diramare. Secondo Reuters l’autorità sudcoreana deputata alla regolamentazione del mercato finanziario ha cambiato la sua posizione in merito alle criptovalute e garantito altresì l’impegno di promuovere il blockchain. La Corea del sud ha capito che rinunciare alle criptovalute è qualcosa di dannoso, in quanto puntare su di loro può far veder accrescere il proprio business.

Del resto, anche la Russia si sta lentamente aprendo sulle criptovalute. In questi mesi si sono rincorse voci sulla possibilità che potrebbero anche lì essere approvate leggi che regolamentino in maniera severa le criptovalute, ma non le bannino. Insomma, una legislazione che redima ma non colpisca Bitcoin e sorelle. Non solo, si sta da mesi parlando di una criptovaluta nazionale, che cammini al fianco del Rublo: il CryptoRublo. Che dovrebbe funzionare sulla tecnologia di Ethereum. Infine, il governo russo sta anche pensando di creare una Crypto valley ai confini con la Cina, destinata al mining di Bitcoin. Ma sono solo voci e progetti, che si rincorrono da ottobre 2017.

La prima dichiarazione di guerra della Corea del sud

La Corea del sud ha annunciato già a fine 2017 una severa stretta sul Bitcoin, per ovviare, come detto alla febbre da criptovaluta montata nel Paese. Con tante persone, anche e soprattutto sprovveduti poco avvezzi al trading, che si sono lasciate attirare da Exchange e app, nel frattempo proliferate per cavalcare l’onda. In particolare, lo strumento più utilizzato è stato quello delle opzioni binarie, soprattutto per la loro semplicità. Il Governo della Corea del sud aveva così annunciato che avrebbe imposto una stretta sulle piattaforme online che trattano criptovalute.

Non solo. Il governo sudcoreano aveva annunciato che le banche locali sarebbero state costrette a vietare operazioni provenienti da conti anonimi per il trading in criptovalute. Al fine di rendere tracciabili e trasparenti le transazioni e mettere un freno al riciclaggio e alle attività criminali, oltre che alla speculazione e all’evasione fiscale.

Dalle parole si era poi passati ai fatti. Il vice presidente della Financial Services Commission coreana, Kim Yong-beom, aveva spiegato in un briefing alla stampa che le misure, in vigore dal 30 gennaio, avrebbero previsto l’obbligo per le banche di identificare i possessori dei conti in criptovalute, insieme al divieto di trading per i residenti all’estero che non hanno conti correnti nel Paese asiatico e per i minori di 19 anni. Oltre a bannare i conti esistenti usati per il trading di criptovalute.

Le Banche hanno anche l’obbligo di monitorare tutti i conti che movimentano più di 10 milioni di won (circa 9.300 dollari) al giorno o 20 milioni di won la settimana. Ma anche di segnalare alle autorità finanziarie quei conti collegati ad aziende ed attività sospette. Kim Yong-beom ha così espresso la sua speranza che gli exchange potenzialmente usati per scopi illeciti vengano chiusi e messi fuori legge. In particolare, la preoccupazione maggiore deriva dal riciclaggio di denaro sporco tramite monete digitali.

Poi, come detto, si era anche paventata la possibilità di un vero e proprio ban ai danni delle criptovalute. Ma ora questo pericolo è totalmente smentito da una inversione di tendenza.

Ma Elliot Management manda una missiva contro il Bitcoin…

A fare da contraltare a questa bella notizia, il fatto che Elliott Management, il più grande hedge fund del mondo fondato da Paul Singer nel 1977, ha inviato ai suoi clienti una lettera in cui sostiene che il bitcoin equivale al nulla e che il desiderio di investire in esso è un indizio dell’ignoranza illimitata dei branchi di razza umana. Insomma, parole pesanti. Ma perché si è arrivati a questo?

Stando a quanto ipotizza MilanoFinanza, dato che il Bitcoin sta tornando a crescere dopo essere crollato fino a 6mila dollari, raddoppiando quindi in due settimane, si sospetta che Elliott consideri le criptovalute come una temibile concorrenza. Pertanto, la sua missiva può essere inquadrata come un tipico caso di operazione Fud (acronimo di fear, uncertainty and doubt, traducibile in paura, incertezza e dubbio). Ovvero un autentico terrorismo ai danni di chi investe in bitcoin per convincerli che è meglio starsene alla larga.

Intanto Litecoin lancia il sistema di pagamento Litepay

Intanto il primo Hard Fork di Bitcoin, Litecoin, che si attesta saldamente a ridosso del podio nella classifica per volume di transazioni e talvolta è finita pure terza, lancia una importante novità. Infatti, da qualche giorno ha attivato Litepay, il nuovo sistema di pagamento che permette di usare Litecoin in tutti i Paesi del mondo. Le transazioni avvengono istantaneamente, con la possibilità di essere pagati in Litecoin e ricevere la criptovaluta sul proprio conto corrente. Quindi, Litepay permette di conservare i propri Litecoin per poi spenderli come si vuole. Secondo quanto riporta il sito ufficiale di Litepay, il sistema accetta LTC per i pagamenti per la tua attività e per utilizzarli al dettaglio, nell’ecommerce, per le fatture, per le donazioni e per accettare pagamenti dai clienti in tutto il mondo.

Del resto, Litecoin si fa da sempre apprezzare per la rapidità con la quale avvengono i blocchi. Infatti, processa un blocco ogni 2,5 minuti rispetto ai dieci previsti dal Bitcoin. Inoltre, Litepay non risente della volatilità dei prezzi o di rischi. Le transazioni avverrebbero in modo praticamente istantaneo.

Come usare Litepay? Basta creare un portafoglio per gestire i propri litecoin con un sistema di sicurezza P2SH (Multifirma), un portafoglio SegWit messo in sicurezza con BitGo, disponibile per tutti i principali dispositivi mobile e browser desktop.

LitePay mette a disposizione anche una LitePay Card, la quale permette di caricare dollari e usare il portafoglio di Litecoin con zero commissioni. Ma la cosa più interessante è che LitePay Card è compatibile con il circuito Visa. Il che la rende facilmente utilizzabile in tutto il Mondo. Sul sito ufficiale l’utente può avere info sul proprio portafoglio, sulla carta e su tutti gli altri aspetti.

Litepay come funziona

LitePay è il processore di pagamento di Litecoin e significa che le aziende saranno in grado di accettare il pagamento in Litecoin e la carta di debito esclusiva della società Litecoin da qualsiasi parte del mondo.

LitePay consentirà alle aziende di accettare pagamenti Litecoin elaborando all’istante i pagamenti che sono regolati direttamente con le loro banche.

Il sito web afferma: “Il servizio fornisce valore a due tipi di clientela fondamentalmente diversi per due diversi motivi. In primo luogo, offre ai commercianti un ulteriore incentivo per iniziare ad accettare Litecoin perché il processore di pagamento si assume il rischio di accettare i mercanti cripto-protettivi dalla volatilità del mercato. In secondo luogo, conferisce al detentore della Litecoin una maggiore liquidità a breve termine con le proprie carte di debito. “

Litecoin avrà tempi di transazione molto più rapidi rispetto a Bitcoin e costi significativamente più convenienti. Bitpay – un processore di transazioni di Bitcoin e Bitcoin Cash – addebita al consumatore $ 5 dollari per transazione per effettuare pagamenti in Bitcoin che richiedono molto tempo per confermarsi.

In confronto, i pagamenti sarebbero trattati da LitePay istantaneamente e regolati direttamente con la loro banca. LitePay addebiterà un 1% flat per transazione rispetto alle commissioni di transazione di $ 5 di BitPay

Quando verrà lanciato LitePay? “Litepay è sulla buona strada per essere rilasciato il 26 febbraio”, il creatore di Litecoin Charlie Lee ha detto su Twitter.

Il processore delle transazioni è stato inizialmente reso pubblico poco prima di Natale dalla Fondazione Litecoin. È stato definito un “game-changer per Litecoin” da Palwasha Saaim, analista di ricerca presso la Lombardi Financial. Ha detto: “Permetterebbe alle aziende di accettare Litecoin senza preoccuparsi della volatilità dei prezzi”. Come detto, i rivenditori non devono preoccuparsi della volatilità dei prezzi perché il pagamento può essere convertito in dollari immediatamente.

Infatti, quando le aziende accettano la criptovaluta ad un dato prezzo in un dato momento, saranno pagati quel valore finale. Quindi non devono preoccuparsi di eventuali variazioni di prezzo.

Litepay è sottovalutato però a causa delle tariffe e dello scambio di criptaggio in fiat. La maggior parte degli appassionati di cripto hardcore – che costituiscono la maggior parte dei blog e dei forum criptati – sono scoraggiati dall’idea di trasferire le loro monete di nuovo in fiat invece di avere mercanti che accettano Litecoin così com’è. Vi è anche una decisa mancanza di eccitazione rispetto alle tariffe addebitate dai clienti, una caratteristica che la maggior parte degli utenti di carte di debito con sede negli Stati Uniti non ha mai avuto a che fare, almeno non direttamente. I commercianti sono soggetti a una commissione dell’1% per transazione, che rappresenta uno sconto dal tipico 3% addebitato dalla maggior parte delle società bancarie e delle carte di credito.

Tuttavia, non è chiaro a questo punto se lo spender LTC (cioè la persona che vende Litecoin nella transazione) dovrà anche pagare una commissione dell’1% simile per uso di debito. Indipendentemente da ciò, le commissioni sono una caratteristica comune di Litecoin, o qualsiasi transazione basata su criptovaluta, anche se non possono arrivare fino all’1%. Per acquisti maggiori, LitePay potrebbe non essere l’ideale per conto del cliente a causa della commissione dell’1%. Ma per gli acquisti più piccoli, come caffè, film o generi alimentari, LitePay è ancora il metodo più semplice per effettuare transazioni con Crypto. Confrontalo con il metodo attuale, che richiederebbe l’incasso di Litecoin attraverso uno scambio che accetta la fiat, trasferendo tale autorizzazione su un conto bancario collegato e poi spendendo. LitePay consente di effettuare il pagamento in un’unica fase, con una carta che può essere precaricata con Litecoin.

LitePay è un simbolico passo in avanti nella maturità della criptovaluta. Gli ultimi anni hanno visto la criptovaluta passare dall’avere una natura tech-nerd / hobbista al bene di rifugio, o quasi. Ora, nel 2018 e oltre, l’onere dell’industria delle criptovalute dovrebbe essere l’implementazione e l’utilità reali come valuta. L’oro può sedersi in un armadietto e apprezzarle nel tempo. Bitcoin, Litecoin e altri criptati, che non sono supportati da alcun prodotto fisico che abbia scarsità di materiale, non hanno lo stesso lusso. Affinché la cripto si releghi esclusivamente a una classe di attività, come oro, proprietà immobiliari e titoli azionari, mina il valore di queste tecnologie come monete monetarie.

LitePay consente ora a chiunque, su entrambi i lati dell’equazione acquirente-venditore, di partecipare alla criptovaluta con un processore semplicistico. I clienti di Litecoin possono dedicarsi esclusivamente alla vita quotidiana utilizzando LTC. I commercianti possono attingere alla crescente base di utenti di criptovaluta e ad un mercato finanziario in piena espansione con un processore di pagamenti che li protegge dai tassi di cambio volatili. È una soluzione vantaggiosa sia per l’acquirente che per il venditore, con l’ulteriore vantaggio di aumentare notevolmente l’usabilità e la presenza reale di criptovaluta.

Litecoin non può che beneficiare di questa novità in termini di liquidità. Pensiamo poi se Litepay sarà accettata anche da colossi come Amazon, Walmart, eBay, ecc.

Litecoin in crescita dopo annuncio Litepay

La notizia di LitePay ha subito fatto schizzare il prezzo di Litecoin. Nel giro di pochi giorni dal lancio di LitePay, il suo prezzo ha segnato un +27% rispetto a 24 ore prima. Mentre il suo valore è arrivato a 231$ e la capitalizzazione appena sotto i 13 miliardi di dollari. Piazzandosi al quinto posto tra il Bitcoin Cash (23 miliardi) e Cardano, a 10 miliardi.

A partire da mezzogiorno del 22 febbraio, però, Litecoin è sceso a $ 207,86, con una perdita del 7,2 percento. Il criptocoin è sceso di quasi il 20 percento questa settimana, dai massimi di $ 253,90. Sebbene occorra dire che tutti i principali criptati hanno visto il rosso giovedì. Charles Thorngren, CEO di Noble Alternative Investments, ha dichiarato a Forbes che credeva che Litecoin stesse semplicemente seguendo il mercato più in basso. Queste le sue parole: “Il ritiro di Litecoin è indicativo del ritiro generale del mercato”. Ma ha anche suggerito che il calo di oggi potrebbe essere dovuto alla recente attività di vendita aggressiva dopo che Litecoin ha visto un massiccio aumento dei prezzi la scorsa settimana.

Thorngren ha dichiarato: “Da un punto di vista commerciale, Litecoin potrebbe vedere una percentuale leggermente più alta di vendite a causa dei recenti guadagni rispetto al mercato più ampio. Quando guardi il grafico mensile Litecoin è ancora in aumento del 22 percento mentre Bitcoin è in crescita di poco meno dell’1 percento e Ethereum è in calo del 13 percento.” dunque, almeno relativamente, Litecoin è in crescita rispetto alle altre criptovalute in cima alla lista.

Sempre in data 22 febbraio, il prezzo di Bitcoin è stato di $ 10.419 dopo aver toccato quota $ 12.000 il martedì 20. Anche Ethereum è crollato di circa il cinque percento nello stesso periodo, mentre Ripple ha perso il 20 percento del suo valore dallo scorso sabato e potrebbe valere meno di $ 1.

 

Il Venezuela lancia la sua criptovaluta: Petro

Dopo la morte di Hugo Chavez, il Venezuela è piombato in un caos istituzionale che sfocia sovente anche in guerra civile. Il Paese è al collasso economico, svegliatosi brutalmente dal sogno socialista e bolivariano. Eppure, stiamo parlando di uno dei maggiori produttori di petrolio. E forse anche per uscire dalla crisi il Venezuela ora guidato dal contestatissimo Nicolas Maduro, ha introdotto da pochi giorni Petro, la criptovaluta studiata dalle istituzioni centrali del Paese sudamericano. Il Petro si basa su Ethereum e ciò potrebbe diventare un problema per quest’ultima criptovaluta: tutto si baserà sul comportamento che le istituzioni centrali del Venezuela avranno nei confronti del Petro.

Il Governo venezuelano ha deciso di emetterne 82,4 milioni di unità sulle 100 milioni totali previste. Non è stato ancora reso noto il prezzo minimo di collocamento, ma si consideri che ciascuna unità di Petro risulta ufficialmente garantita da un barile di petrolio “o altre materie prime”. Ai prezzi attuali, quindi, arriverebbe ad essere venduta fin sopra i 60 dollari, ma i consiglieri esperti del governo, che stanno seguendo l’operazione, hanno suggerito un’emissione iniziale a sconto del 60%. Il responsabile della moneta digitale, Carlo Vargas, ha fatto sapere che in questa prima fase sarà possibile acquistare Petro con valuta FIAT straniera o tramite le altre criptovalute già in circolazione, ma non in bolivar. La moneta locale venezuelana.

Il Petro viene lanciato a due mesi dalle elezioni presidenziali e in un clima di disperata ricerca di dollari per rendere possibili le importazioni di beni e servizi. Si cerca così di aggirare il dollaro americano, viste le sanzioni pesanti americane. Che di certo con Trump non cesseranno o si allevieranno. Dunque, il Petro è pensato per far affluire dollari e altre monete FIAT in Venezuela, dato che ormai le riserve valutarie sono scese a poco più di 9 miliardi di dollari, di cui appena un paio di miliardi prontamente liquidi. Il tutto, attirando capitali esteri.

Il totale delle emissioni varrebbe, alle quotazioni attuali medie di 60 dollari al barile, sui 6 miliardi. Tuttavia, il gruppo degli esperti del governo sulle monete digitali, VIBE, ha suggerito al presidente Nicolas Maduro di emettere le prime 38,4 milioni di unità dal prossimo 15 febbraio per un controvalore nominale di 2,3 miliardi, ma a sconto fino al 60%. E altre 44 milioni di unità sarebbero emesse a marzo per un controvalore nominale attuale di 2,7 miliardi, ma sempre a sconto. La differenza tra valore nominale e valore di emissione sarebbe poi intascata a metà tra stato e lo stesso VIBE.

Perchè questo ampio sconto? Esso va ricercato nei timori del Governo che l’operazione si riveli un flop. Secondo VIBE, lo stato dovrebbe accettare Petro anche come strumento di pagamento per pagare le tasse dei contribuenti. Comunque, pare che gli stessi esperti chiamati dal Governo non siano realmente convinti del Petro. La sua emissione avviene sulle piattaforme di trading online.

Ministro economia venezuelano in Russia per consulenza

Il Ministro dell’economia venezuelano Simon Serla si è pure recato a Mosca per delle consultazioni sul Petro, come ha fatto sapere a Sputnik l’ambasciata del Venezuela a Mosca. Serla ha incontrato il suo omologo russo. Ufficialmente, i Ministri hanno discusso sul lancio della criptovaluta nazionale venezuelana.

Ma intorno al Petro c’è troppa incertezza

Riuscirà il Petro in questa missione? Lo si scoprirà se questo sarà basso, rispetto ai 60 dollari di ogni barile di greggio predisposto per la copertura. In tal caso, vorrà dire che il Petro non è stato in grado di infondere fiducia tra i potenziali investitori stranieri.

Come detto, le elezioni si avvicinano ed il presidente in carica Maduro non ha oppositori. Tuttavia, qualora dovesse essere battuto (cosa non da escludere, visto il clima che si sta respirando in Venezuela e viste le stranote ingerenze americane nei Paesi latinoamericani), o se si verificasse un golpe militare, la criptomoneta potrebbe risentirne pesantemente. Se non essere del tutto soppressa. Del resto, le opposizioni hanno già fatto sapere che la sua emissione sarebbe in contrasto con la legge nazionale sugli idrocarburi, la quale impedirebbe di utilizzare il greggio che si trova ancora nel sottosuolo per dare garanzie.

Questo clima di incertezza intorno al destino del Petro, potrebbe fermarne l’acquisto da parte degli investitori stranieri. Che potrebbero ritrovarsi con criptocarta straccia tra le mani.

Stando a quanto dice il ministro degli Esteri Jose Vielma Mora, un gruppo di società brasiliane avrebbe accettato subito di farsi pagare in Petro per le importazioni di beni. Dal Brasile, tuttavia, non sono arrivati commenti a tali parole. Ma non sono arrivate altre note ufficiali in tal senso. Forse è solo pubblicità e un tentativo di far credere agli investitori stranieri della bontà del suo progetto. Il bolivar scambia a quasi 235.000 contro un dollaro sul mercato nero, quasi 10 volte più debole del cambio ufficialmente fissato dal governo alle ultime aste per distribuire valuta americana alle società di importazione che ne fanno richiesta.

Attenzione poi ad un’altra questione. Il Tesoro americano, consapevole del fatto che il lancio della criptovaluta venezuelana sarebbe una forma di aggiramento delle sanzioni finanziarie USA, è a tutti gli effetti “un’estensione del credito al governo del Venezuela e quindi potrebbe esporre gli americani a rischi legali”. Come abbiamo detto, il Petro è stato lanciato proprio per aggirare le restrinzioni americane. Quindi, gli Usa rispondono al fuoco sanzionando gli americani che la acquisteranno. Ciò avrà come effetto il fatto che Banche e privati cittadini americani si terranno grosso modo alla larga da Petro per non finire in tribunale.

Insomma, questo Petro è alquanto inaffidabile. Sia perché emesso da un un governo inaffidabile, dato che negli anni ha accumulato decine di miliardi di dollari di debiti nei confronti di società private straniere, alle quali non viene ad oggi consentito di tramutare in valuta straniera i loro ricavi realizzati in bolivares. Sia perché il Petro potrebbe ben presto avere problemi legali, in quanto se l’opposizione dovesse vincere le prossime elezioni, molto probabilmente metteranno al bando la criptovaluta. Infine, anche se i venezuelani decidano di credere nel Petro e acquistarlo, probabilmente se ne sbarazzeranno subito dopo.

Il Petro potrebbe non valere già nulla

Ma al di là degli scenari futuri incerti, già normalmente il Petro potrebbe non valere nulla. Un esperto di criptovalute ha infatti spiegato al Guardian che il petrolio non ancora estratto dai giacimenti del paese che fa da garante alla criptovaluta, in realtà quando sarà estratto non sarà in completa disponibilità del Venezuela. Dato che il giacimento è controllato da una joint venture di cui il governo venezuelano è parte solo per il 60 per cento. Pertanto, il suo valore è ridotto.

 

La situazione drammatica del Venezuela

Il Venezuela versa in una situazione di default da novembre 2017, avendo accumulato pagamenti arretrati per oltre 1,7 miliardi di dollari. Superando in molti casi il periodo di grazia previsto. Il Governo ha in via formale cominciato una trattativa con i creditori privati per la ristrutturazione di circa $64 miliardi di debito pubblico in forma di bond dalla fine del 2017. Ma di ciò non si è saputo più nulla. Per il 2018 si attendono pagamenti di 10 miliardi per debito e cedole in scadenza. Ma risulta praticamente impossibile pensare che senza un ri-afflusso di dollari, il governo sia in grado di affrontare tali oneri. Petro dovrebbe servire ad avere qualche spicciolo in più per le importazioni, visto che il Paese sta vivendo una drammatica carestia alimentare ma anche sanitaria. Non solo. E’ emerso addirittura che le donne si rechino in Colombia per vendere i propri capelli e potersi così acquistare degli assorbenti. Storie assurde se relazionate all’anno 2018.

La mossa disperata del Petro è figlia del fatto che le riserve valutarie sono dormienti a meno di 10 miliardi di dollari, di cui il 70% in oro. Pertanto, non esiste valuta pesante con cui effettuare pagamenti, né per importare come detto i beni più elementari.

A pesare il crollo delle quotazioni del petrolio, passato dai 98 miliardi del 2012 ai 29 miliardi del 2017. Ecco spiegato il default di novembre e l’avvio della rinegoziazione di 64 miliardi di bond del debito pubblico. E ciò sta portando in tanti a puntare sul Bitcoin o sui giochi online per avere qualche dollaro da spendere al giorno. Dato che ormai il bolivares non vale più nulla.

Insomma, il Venezuela passa di fatto alla storia per essere il primo Paese ad aver lanciato una criptovaluta di Stato. Superando anche la Russia che ne annunciato la stessa intenzione lo scorso ottobre. Una sorta di corsa alla criptovaluta simile a quella che un tempo vide protagonista sempre la Russia con gli Usa per andare sulla Luna. Anche quella volta la Russia perse, almeno stando allo storytelling sul primo uomo sulla Luna. Ma quanto meno la Russia può consolarsi avendo lanciato il primo uomo nello Spazio: Jurij Gagarin. Poi morto anni a soli 34 anni in circostanze misteriose. Era l’Unione sovietica, bellezza.

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