Cosa è la Crescita Economica?

Si fa un gran parlare di crescita economica. Dopo anni di crisi, e quindi di impoverimento, le economie nazionali stanno cercando di riprendersi e di recuperare il terreno perso. Quello della crescita, però, risulta essere un concetto astratto per i più. Raramente viene spiegato, in televisione e nei giornali, cosa si intende realmente per crescita e quali sono le conseguenze concrete che proietta nella vita delle persone.

In estrema sintesi, per crescita si intende l’aumento del Prodotto Interno Lordo, più comunemente conosciuto come Pil. Un aumento annuale del 4-5% è considerato, in economie già sviluppate, un dato molto positivo, mentre è considerato come ordinaria amministrazione nelle economie emergenti. Un dato vicino allo zero o negativo è, come facilmente intuibile, considerato un problema.

Giusto per dare il quadro della situazione, in Italia il Pil farà segnare un aumento compreso tra lo 0 e l’1%. In Europa l’aumento sarà di poco superiore, mentre in Cina le stima parlano di un +7-8%. Comprendere il concetto di Pil è necessario per capire cosa si intenda realmente per crescita. Il Prodotto Interno Lordo dà l’idea di quanto uno Stato fatturi, quindi rappresenta la somma tra il valore della sua produzione e il valore di quanto “ricava” investendo i capitali provenienti dall’estero. Da questo calcolo è escluso il prodotto realizzato da imprese (e più in generale attori) italiane all’estero.

Quali fattori influenzano la crescita? In definitiva, come fa uno Stato a crescere? Riguardo all’argomento, le teorie si sprecano. Queste possono essere raccolte in due filoni. Il primo si incentra sui fattori esogeni: la crescita avviene grazie all’azione di elementi esterni, che non riguardano l’economia in senso stretto.

L’elemento principale è l’innovazione tecnologica: con l’introduzione di strumentazioni complesse, aumenta la capacità produttiva e quindi il Pil. Il secondo filone si incentra invece sui fattori endogeni, quindi direttamente manipolabili da chi sta al potere. Principalmente, gli elementi che qui assumono un’importanza decisiva sono il livello di pressione fiscale, gli investimenti pubblici, le politiche in grado di agire sui prezzi. Dal punto di vista empirico, i due filoni non si escludono l’un l’altro: il progresso tecnologico è importante in entrambi, così come il fisco, gli investimenti etc.

La crescita economica è un fenomeno assolutamente non scontato ma che può andare incontro a delle ciclicità. Apparentemente, a un periodo di crescita segue sempre un periodo, più o meno esteso, di recessione. Le cause possono essere molteplici, e anche in questo caso sono sia esterne che interne. Tra le cause esterne spiccano le crisi energetiche, che impediscono il normale commercio di materie prime (come negli anni Settanta), mentre tra le cause interne spiccano le distorsioni in campo finanziario (crisi dei mutui subprime) o l’insorgenza di fenomeni criminali (come la corruzione) che compromettono le relazioni economiche e sottraggono liquidità.

Tutte queste nozioni sono ovviamente valide, ma solo se vengono viste attraverso la prospettiva mainestream del capitalismo. Questa prospettiva non è ancora stata messa in discussione in maniera efficace (se non dal comunismo, che è stato sconfitto). Una prospettiva alternativa è quella fornita dalla teoria della decrescita. Se da un lato il capitalismo considera la crescita come un evento sempre auspicabile e in potenza sempre realizzabile, la decrescita crede che a un mondo “finiti” non possa corrispondere una crescita infinita. Le risorse iniziano a scarseggiare e scarseggeranno sempre di più, sicché si deve pensare a un nuovo tipo di benessere, magari meno legato al consumismo e più incentrato sui reali bisogni delle persone.