Cresce il Pil, calano disoccupazione giovanile e pressione fiscale

Sono giunti dati confortanti alla vigilia dei risultati del voto, che sono più che un punto in favore di chi è al Governo e spera in una riconferma. Anche se, alla luce della legge elettorale che il Parlamento ha varato, difficilmente il Pd e i suoi attuali compagni di viaggio potranno farlo da soli e senza l’appoggio di qualche altro partito che non fa parte della coalizione. Partiti che hanno un bassissimo seguito e che difficilmente supereranno il 3%. Unico a sperare nel superamento della soglia è la Lista +Europa di Emma Bonino, che ha messo in piedi una maestosa campagna elettorale. Tra Tv e Social.

Ma occorre anche ricordare che qualora i voti conseguiti non dovessero raggiungere o superare il 3%, ma comunque superare almeno l’1 percento, i loro voti andranno comunque al partito o ai partiti che l’hanno superata. In questo caso, sicuramente, il Partito democratico.

Ma congetture elettorali a parte, torniamo ai dati positivi diramati a fine settimana. Il Pil risulta infatti in crescita oltre le aspettative, mentre di contro cala la pressione e la disoccupazione giovanile. Vediamo tutti i dati positivi nel dettaglio.

Sommario

Pil in crescita oltre le aspettative

Partiamo proprio dal Pil. Il Prodotto interno loro italiano ha registrato lo scorso anno un incremento dell’1,5%, un rialzo massimo dal 2010 (quando è stato di un +1,7%. A dirlo l’Istat, che ha così rivisto al rialzo la stima basata sulla media dei quattro trimestri, risultante del +1,4%. In confronto al 2016, l’accelerazione si mostra quindi evidente, dato che 2 anni fa la crescita è stata dello 0,9%. Come detto, si tratta, infatti dell’incremento maggiore da 7 anni. Il dato è in linea con le indicazioni del governo uscente, che nella Nota di aggiornamento al Def ha previsto proprio un rialzo di un +1,5%.

Per quanto concerne il debito/Pil italiano, esso risulta nel 2017 del 131,5%, quindi in calo in confronto al 132,0% registrato nel 2016. In questo caso, siamo dinanzi a dati anche lievemente migliori in confronto alle indicazioni fornite dal governo. Il quale nella Nota di aggiornamento al Def aveva previsto un rapporto in calo al 131,6%. L’avanzo primario è ancora una volta positivo, salito com’è in modo evidente all’1,9%, partito dall’1,5% del 2016. Il saldo è ormai positivo da otto anni consecutivi.

Di contro, il rapporto deficit/Pil nel 2017 è calato all’1,9%, rispetto al 2,5% del 2016. Il dato è pertanto ancora più inferiore in questo caso rispetto a quanto stimato dal Governo, che invece aveva previsto un 2,1%. Il risultato del 2017, che risulta essere il migliore da praticamente dieci anni, non include però, come spiega l’Istat, la contabilizzazione degli effetti dei salvataggi delle banche venete.

Pressione fiscale scende al 42,4%

Ma le buone notizie non sono finite qui. Infatti, la pressione fiscale complessiva (intendendo per essa l’insieme delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali) in rapporto al Pil è calata al 42,4% nel 2017. Nel 2016 invece era del 42,7%. Il calo è ancora più evidente se confrontato al 43,3% del 2014 e 43,2% del 2015.

Il trend è dunque, seppur lievemente, positivo. Il centrodestra in campagna elettorale ha però proposto un drastico calo della pressione fiscale sui redditi tramite la Flat tax. Sebbene con proposte diverse. Matteo Salvini la propone al 15%, il che andrebbe appannaggio anche dei redditi inferiori. Mentre Silvio Berlusconi la vorrebbe al 23%, ma per i critici ciò andrebbe solo appannaggio dei più ricchi. Inoltre, gli economisti critici criticano la Flat tax per i suoi precedenti fallimentari. Divenne un simbolo liberista negli anni ‘80, tanto da essere applicata dall’allora Presidente americano Ronald Reagan negli Usa e da Margareth Tatcher in Gran Bretagna, la cosiddetta Lady di ferro. Ma in entrambi i casi, il drastico abbattimento delle tasse comportò solo un drastico calo degli introiti per lo Stato e non certo un aumento dei consumi. Insomma, i soldi risparmiati venivano conservati e non investiti o spesi.

Tuttavia, il drastico calo delle tasse sta avendo un buon successo attualmente negli Usa, per volere del Tycoon alla Casa Bianca Donald Trump. Infatti, la nostra Fiat, ad esempio, aprirà una sede nuova negli States che porterà 250mila nuovi posti di lavoro. Mentre altre società, come il colosso della Grande distribuzione Wal-mart, hanno aumentato gli stipendi dei loro dipendenti.

Disoccupazione, dati contrastanti: diminuisce quella giovanile ma aumenta quella adulta

Per quanto concerne la Disoccupazione, invece, i dati sono contrastanti. A gennaio, la disoccupazione risulta infatti all’11,1%. Quindi un +0,2 da gennaio 2018 rispetto a dicembre 2017. In termini numerici, parliamo di 2 milioni e 882 mila disoccupati. A fare da contraltare a questo dato negativo, troviamo invece il dato relativo alla disoccupazione giovanile (quella che cioè coinvolge i giovani tra i 15 e i 24 anni), che è invece in calo al 31,5%. Quindi di un -1,2 punti percentuali, ai minimi dal 2011, quando risultò pari al 31,2%. Dati ancora molto negativi, dato che si tratta di un giovane su 3, che se sommati a quelli relativi ai giovani Neet, ossia quelli che non studiano né lavorano, diventano drammatici.

Ottimi poi i dati anche riguardanti l’occupazione femminile. Che tocca il 49,3%, sempre però di quasi 20 punti percentuali in meno in confronto a quella degli uomini, del 67%. Riguardo l’occupazione di gennaio, i dati sono contrastanti, se si considera che il tasso di disoccupazione non aumentava da luglio scorso. Il numero degli occupati è tornato a salire — 25mila unità in più (+0,1%) — a causa della crescita, si legge nel rapporto ISTAT, “in misura consistente dei dipendenti a tempo determinato, mentre sono calati i numeri di quanti hanno trovato lavoro in maniera permanente e gli indipendenti”. Insomma, il Jobs act ha avuto un esito positivo sull’aumento dell’occupazione, ma si tratta pur sempre in prevalenza di lavoro a tempo determinato.

A rendere ancora più complicata l’analisi sull’occupazione, il fatto che il numero delle persone che cercano lavoro torna ad aumentare di un +2,3%, ossia +64 mila in termini numerici. Dato che era da 5 mesi consecutivi in calo. Tuttavia, risulta essere in discesa su base annua (-147 mila).

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